Le donne con il Reddito di cittadinanza fanno più figli
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Il Reddito di cittadinanza ha un impatto positivo sulla natalità. La probabilità delle donne beneficiarie del sostegno di concepire un figlio nel periodo successivo alla notifica di accettazione della domanda è di un punto percentuale più alta di quello delle donne la cui domanda è stata rifiutata. Lo dice uno studio realizzato con tecniche statistiche controfattuali da due economisti e ricercatori Inps: Giuseppe Dachille e Maria De Paola.
I risultati dello studio, inserito nella Rapporto annuale dell’Inps presentato a luglio dal presidente Pasquale Tridico, portano a evidenziare un effetto non solo di sostegno economico e di spinta all’attivazione lavorativa del RdC. Ma anche un’evidente riduzione dell’incertezza per i beneficiari derivante “non tanto dall’integrazione di reddito” incassata. Quanto “dalla presenza di un sostegno di ultima istanza da parte dello Stato, rivolto a fasce di popolaz…
ROMA - Il Reddito di cittadinanza ha un impatto positivo sulla natalità. La probabilità delle donne beneficiarie del sostegno di concepire un figlio nel periodo successivo alla notifica di accettazione della domanda è di un punto percentuale più alta di quello delle donne la cui domanda è stata rifiutata. Lo dice uno studio realizzato con tecniche statistiche controfattuali da due economisti e ricercatori Inps: Giuseppe Dachille e Maria De Paola.
I risultati dello studio, inserito nella Rapporto annuale dell’Inps presentato a luglio dal presidente Pasquale Tridico, portano a evidenziare un effetto non solo di sostegno economico e di spinta all’attivazione lavorativa del RdC. Ma anche un’evidente riduzione dell’incertezza per i beneficiari derivante “non tanto dall’integrazione di reddito” incassata. Quanto “dalla presenza di un sostegno di ultima istanza da parte dello Stato, rivolto a fasce di popolazione plausibilmente a rischio di marginalità ed esclusione sociale”.
I ricercatori parlano esplicitamente di “un accresciuto senso di fiducia nel futuro”, innescato nelle famiglie giovani dall’erogazione stabile di un sussidio a integrazione del proprio reddito. Integrazione non elevata visto che del campione indagato - 509 mila donne tra 16 e 45 anni che hanno fatto domanda di Rdc entro giugno 2019 - è stato selezionato un gruppo di 46.513 donne con un reddito poco sopra o poco sotto la soglia per ottenere il beneficio, con una differenza di 1.477 euro in più o in meno rispetto alla soglia. Questo gruppo, secondo gli studiosi, è confrontabile ed omogeneo.
Ebbene, la probabilità media di concepire un figlio nove mesi dopo l’accettazione o il rifiuto della domanda di Rdc è più alta dell’1,1% tra le donne beneficiarie. L’età media è di 31 anni, il 51% è residente al Sud, la numerosità media dei nuclei beneficiari considerati è 3,8, il 17% ha un disabile non grave in famiglia, l’86% vive in Comuni con più di 5 mila abitanti. Dati che fanno riflettere specie in questa campagna elettorale in cui il Rdc è arma di battaglia politica.
Difeso soprattutto dal M5S, ma criticato con sfumature differenti da quasi tutti gli altri partiti: il centrodestra dice di volerlo cancellare, Azione vuole ridimensionarlo, il Pd correggerlo nel suo punto debole (le politiche di attivazione al lavoro). Gli ultimi dati Inps diffusi il 30 agosto scorso dicono che a luglio le famiglie beneficiarie di Rdc erano 1,17 milioni equivalenti a 2,49 milioni persone, con un importo medio di 551 euro (ma 582 euro per il Reddito e 272 euro per la Pensione di cittadinanza).
Nei primi 36 mesi di applicazione della misura (aprile 2019-aprile 2022) - dice il Rapporto Inps - il Rdc ha raggiunto 2,2 milioni di nuclei familiari per 4,8 milioni di persone, per un’erogazione totaledi quasi 23 miliardi di euro. Le caratteristiche dei nuclei beneficiari si sono ormai stabilizzate nel tempo, confermando che due terzi dei percettori è costituito da persone che non hanno mai lavorato, minori, over 65 e circa 200.000 disabili, e che solo il 33% dei percettori in età lavorativa ha un riscontro amministrativo di partecipazione al mercato del lavoro negli anni 2018 o 2019.
Dall’esame dei dati relativi ai percettori in età lavorativa con undici o dodici mensilità percepite nell’anno 2021, risulta occupato il 20% degli individui (pari a 393 mila persone) con il 40% di nuclei familiari coinvolti e non c’è un incentivo ad uscire dal mercato: il numero dei percettori che lavorano rimane stabile o aumenta nel tempo. Emerge anche che i percettori “stabili” di RdC che lavorano sono impiegati in prevalenza, in circa il 60% dei casi, con contratti a termine e a tempo parziale. Si tratta di working poor, con salari medi molto bassi e poche settimane lavorate nell’anno.