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Inflazione e rischio recessione tagliano i risparmi. E per i gestori la festa è finita

Uno studio di Mediobanca analizza il 2023: le risorse che le famiglie potranno accantonare saranno fino a 110 miliardi in meno. E per le società del settore, dopo 10 anni magici, arriva un cambiamento strutturale
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MILANO - Il decennio d’oro del risparmio gestito sembra ormai agli sgoccioli: dopo la lunga stagione della grande fuga dai bond e la trasmigrazione dei portafogli verso asset più dinamici, che aveva fatto le fortune dei gestori, si avvicina il momento delle vacche magre. Complice il rallentamento economico unito all’inflazione, che gela i risparmi e taglia risorse per i grandi gestori di portafoglio.

L’analisi viene da uno studio di Mediobanca, intitolato significativamente “Il grande reset”, la riprogrammazione delle attività finanziarie. Il punto di partenza, dal punto di vista delle famiglie, è comunque rassicurante: con i suoi cinquemila miliardi di ricchezza finanziaria, gli italiani sono ben posizionati per resistere ai tempi bui, grazie a un tesoretto cresciuto del 70% negli ultimi venti anni. Ma  tra crescita a rischio e costo della vita in forte rialzo, i flussi che andranno ad incrementare i risparmi potrebbero diminui…

MILANO - Il decennio d’oro del risparmio gestito sembra ormai agli sgoccioli: dopo la lunga stagione della grande fuga dai bond e la trasmigrazione dei portafogli verso asset più dinamici, che aveva fatto le fortune dei gestori, si avvicina il momento delle vacche magre. Complice il rallentamento economico unito all’inflazione, che gela i risparmi e taglia risorse per i grandi gestori di portafoglio.

L’analisi viene da uno studio di Mediobanca, intitolato significativamente “Il grande reset”, la riprogrammazione delle attività finanziarie. Il punto di partenza, dal punto di vista delle famiglie, è comunque rassicurante: con i suoi cinquemila miliardi di ricchezza finanziaria, gli italiani sono ben posizionati per resistere ai tempi bui, grazie a un tesoretto cresciuto del 70% negli ultimi venti anni. Ma  tra crescita a rischio e costo della vita in forte rialzo, i flussi che andranno ad incrementare i risparmi potrebbero diminuire di circa il 60-70%, sottraendo risorse da accantonare per 110 miliardi all'anno. Per le reti di promotori finanziari significa un minor flusso di risorse di circa 20 miliardi l’anno, grosso modo il 60% di quanto avevano portato a casa le reti di promotori finanziari nel 2021 e, avvertono gli analisti, il mutamento potrebbe essere strutturale.

Insomma, la “più grande stretta della storia” sul fronte delle politiche monetarie sta per mettere fine all'abbondanza che ha caratterizzato la raccolta netta del risparmio gestito il decennio precedente: quel grandioso travaso di risorse che ha visto tra il 2012 e il 2022 l’uscita per 550 miliardi dai bond e l’ingresso in attività gestite per 675 miliardi.

E adesso? Oltre ai minori risparmi disponibili per investimenti, Mediobanca sottolinea un altro aspetto: il possibile ritorno sulla scena dei “Bot-people”. Ovvio, non proprio sui vecchi Buoni del Tesoro, ma sui Btp; comunque, sui titoli di Stato detenuti direttamente. Un trend che sfrutta un volano d’eccezione: la ripresa dei tassi. Infatti nella lunga stagione di interessi negativi gli investimenti diretti in titoli di Stato erano scesi  al 4,3% degli asset complessivi rispetto al 18,3% del livello pre-Qe; ma ora, con rendimenti a dieci anni intorno al 4% la musica potrebbe cambiare.

Ipotizzando che in due-tre anni questa quota ritorni al 10%, circa 290 miliardi potrebbero prendere questa strada. Per i promotori, si tratterebbe di un deflusso stimato intorno ai 10-15 miliardi all’anno. Dal punto di vista delle commissioni lorde, significano 800 milioni-1,2 miliardi in meno.

Ovviamente, per capire di quanto si ridurranno i nuovi flussi verso il risparmio gestito occorre considerare quale sarà la crescita del Pil nel 2023 e per questo Mediobanca ipotizza tre scenari: una crescita del 2%, una crescita dell’1,4% (al momento, l’ipotesi della Commissione europea) e l’ipotesi peggiore, una  recessione che arrivi a –2%. Da questo dato dipende quanto meno gli italiani risparmieranno (e dunque investiranno in prodotti gestiti). Ma, comunque vada, il 2021 viene considerato come (l’ultimo) anno record per chi gestisce il risparmio.

Intuitive le conseguenze sulle società quotate del settore (Anima, Azimut, Banca Generali, Banca Mediolanum e Fineco). Per tutte Mediobanca ha ridotto il prezzo-obiettivo e il consiglio di acquisto (nessuna ormai è “overperformance”) mentre le revisioni del target price avariano dal -19% di Banca Generali e Fineco al -6% di Mediolanum, passando per il -16% di Anima e il -11% di Azimut. In due casi, Fineco e Banca Generali, il prezzo obiettivo è comunque più basso di quello attuale di Borsa.