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Allarme Sapar sull'industria del gioco

Allarme Sapar sull'industria del gioco
L’Associazione Nazionale Gestori del Gioco di Stato raduna circa 1.500 fra gestori, produttori e rivenditori di apparecchi da intrattenimento. Il presidente Distante: "Il comparto necessita di dilazioni di pagamento su più mesi a causa del caro energia, di crediti d’imposta e iniezioni di liquidità”
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E’ la più antica associazione di gestori del gioco di Stato e tra qualche settimana festeggerà i 60 anni di vita. E’ la Sapar, l’Associazione Nazionale Gestori del Gioco di Stato, che raduna circa 1.500 fra gestori, produttori e rivenditori di apparecchi da intrattenimento. Insomma, una realtà importante per un settore, come quello del gioco pubblico, con numeri di tutto rispetto. Il gioco in Italia impegna circa 150mila lavoratori e vale per l’Erario oltre 10 miliardi di euro all’anno. Ma è un settore, quello del gioco, sul quale pesano più di altri gravi problemi economici. “Bisogna ricordare che le aziende di gioco sono state, nei due anni di pandemia, le prime ad essere chiuse e le ultime ad essere riaperte. Un prolungato periodo di stop che ha messo in crisi tantissime aziende e relativi posti di lavoro. Dopo questo difficilissimo periodo sembrava che il settore si stesse rialzando, ma invece è arrivata la stangata del caro energia”.

Spiega così il difficile momento che sta vivendo il comparto Domenico Distante, presidente della Sapar. “Nelle sale giochi gli imprenditori si trovano con bollette aumentate anche del 400%. In tal senso ci siamo fatti promotori verso il governo delle gravi difficoltà che stanno attraversando le aziende. Il comparto necessita di dilazioni di pagamento su più mesi a causa del caro energia, di crediti d’imposta e speriamo anche in iniezioni di liquidità come ha anche sottolineato il sottosegretario con delega ai giochi Federico Freni”. Ed è proprio Freni l’autore della legge delega con il riordino del settore del gioco pubblico a livello nazionale. Si tratta di un documento molto atteso ma fermo da marzo a Palazzo Chigi. “Per quello che si sa della legge delega (il documento ufficiale ovviamente non è ancora pubblico, ndr), ci sembra che ci siano interventi mirati per far sì che si metta fine a quello scempio di leggi regionali che stanno devastando il settore. Tra distanziometri, orari di apertura e normative locali che sfiorano il proibizionismo, in alcune regioni il gioco è stato di fatto eliminato o compresso in periferie e luoghi improbabili”.

E tra le questioni che rendono difficile la vita di chi opera nel gioco pubblico c’è anche quella delle banche. In quasi tutti gli istituti di credito non vengono aperti conti e sono negati gli accessi al credito per le aziende di gioco, che in alcuni casi sono equiparate al traffico d’armi o alla prostituzione ma anche ai loro dipendenti. “Accostamenti che mettono i brividi – sottolinea Distante - bisogna infatti ricordare che si tratta di concessionari autorizzati dallo Stato, sui quali sono state fatte tutte le verifiche di regolarità e trasparenza. Impedire a qualsiasi azienda di avere accesso al credito o rapporti con la banca, vuol dire di fatto portarla al fallimento. Un comportamento inaccettabile delle banche che, nascondendosi dietro fantomatici codici etici, impediscono la normale attività. La nostra associazione da tempo si sta interfacciando con diversi interlocutori politici e commissioni parlamentari dedicate, per far sì che ci siano interventi rapidi e definitivi sulla questione”.

Ma c’è anche una questione che sta più a cuore alla più antica associazione italiana di gioco pubblico. E’ quella della categoria dei “gestori”. Si tratta di aziende che si occupano dell’acquisto degli apparecchi, della loro installazione, ne curano l’assistenza e procedono al ritiro dell’incasso, a proprio rischio e pericolo, per poi versare il Preu. “Tra crescita dei costi, aumenti del Preu, obbligo di rinnovo parco macchine ed altre incombenze, la categoria dei gestori è da troppo tempo sottoposta ad uno stress imprenditoriale difficilmente sopportabile. Si tratta di una categoria che merita tutela e dignità lavorativa perché sono aziende come tante altre, che offrono intrattenimento e che sono da sempre in prima linea per la tutela del gioco legale e della sicurezza degli utenti”.