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Giorgio Marsiaj: “Ridiscutere il Pnrr non serve. Avanti tutta con il piano europeo”

Il presidente degli industriali di Torino: "L’Italia è il maggiore beneficiario del Pnrr: il prossimo governo faccia le riforme e non lo tocchi. Se il Paese non cresce del 2%, non crea lavoro"
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TORINO - "Dobbiamo creare le condizioni per la crescita, perché la crescita significa lavoro", dice Giorgio Marsiaj, imprenditore e presidente dell'Unione Industriali di Torino, a pochi giorni dal voto, dopo aver asssistito a una campagna elettorale in cui non si è certo parlato molto di industria.

È possibile pensare alla crescita con la crisi energetica che stanno affrontando le imprese e i cittadini?
"Bisogna continuare a crescere, quando Fitch dice che l'Italia farà -0,7% nel 2023, io, che non sono un pessimista ma un realista, rifiuto questa visione. Certamente per farlo bisogna che riprenda la Cina: i nostri politici che non parlano di politica economica dovrebbero capirlo. Se il Paese non cresce del 2% non crea lavoro. Il nostro vero problema è la disoccupazione".

Che cosa si può già indicare come priorità per il nuovo governo?
"A noi imprenditori spetta il compito di investire, questo &e…

TORINO - "Dobbiamo creare le condizioni per la crescita, perché la crescita significa lavoro", dice Giorgio Marsiaj, imprenditore e presidente dell'Unione Industriali di Torino, a pochi giorni dal voto, dopo aver asssistito a una campagna elettorale in cui non si è certo parlato molto di industria.

È possibile pensare alla crescita con la crisi energetica che stanno affrontando le imprese e i cittadini?
"Bisogna continuare a crescere, quando Fitch dice che l'Italia farà -0,7% nel 2023, io, che non sono un pessimista ma un realista, rifiuto questa visione. Certamente per farlo bisogna che riprenda la Cina: i nostri politici che non parlano di politica economica dovrebbero capirlo. Se il Paese non cresce del 2% non crea lavoro. Il nostro vero problema è la disoccupazione".

Che cosa si può già indicare come priorità per il nuovo governo?
"A noi imprenditori spetta il compito di investire, questo è chiaro: il governo deve solo individuare dove vogliamo crescere: siamo bravi in tanti settori, dobbiamo capire quali sono quelli trainanti".

Con la sua azienda, la Sabelt, ha scelto di fare nuovi investimenti a Torino.
"Abbiamo celebrato i cinquant'anni dell'azienda, in questi anni abbiamo creato 200 e più posti di lavoro e ora abbiamo un progetto per crearne altri 100-150. Ora ci sono anche le condizioni, con il Pnrr e i fondi per l'area di crisi complessa".

Il partito in testa nei sondaggi pensa però di ritoccare il Pnrr.
"Il governo, qualsiasi governo, non tocchi il Pnrr. È un'opportunità unica e straordinaria: siamo i maggiori beneficiari del piano. Bisogna andare avanti, fare le riforme, non andare a discutere".

Sulla bolletta energetica quale le sembra la soluzione più ragionevole?
"Per qualche mese si è parlato di price cap, ora mi sembra sia più complicato. Posso dire che mi fa ben sperare che sia il presidente dell'India Modi che Xi Jinping abbiano fatto presente a Putin che la guerra non va bene. Anche loro hanno bisogno di dare da mangiare alla loro popolazione. Bisogna tornare a una situazione di equilibrio".

Che ruolo può avere l'Europa in questo scacchiere?
"L'Europa non è ancora diventata gli Stati Uniti d'Europa, ma i nuovi governanti devono capire che noi abbiamo bisogno di più coesione in Europa. L'Europa deve continuare il proprio percorso verso la condivisione di politiche, anche per l'industria".

Torniamo in Italia. Il fisco può essere un punto su cui intervenire?
"Credo che la riduzione degli oneri sociali per creare lavoro si dovrebbe fare. Il debito si avvicina al 160% del Pil, ma come ci siamo tappati il naso nel 2020, perché c'era una pandemia da affrontare, dobbiamo farlo anche adesso".

Oggi a Torino il Ceo di Stellantis Carlos Tavares incontra le istituzioni a Mirafiori. Che futuro può avere in città?
"Torino in materia di progettazione è sempre stato un territorio competitivo. Deve essere un centro di ingegneria, di progetto e processo".

E sulla filiera dell'automotive che cosa ci si può aspettare dal governo?
"Sulle grandi scelte strategiche ci deve essere un dialogo con il governo. Sull'auto ci sono 8,5 miliardi ma non si capisce bene come funzioni. Finora è mancata una politica industriale, indicare le priorità e agire di conseguenza".