Capitali privati in fuga e meno tecnologia dall'Occidente: così le sanzioni colpiscono la Russia
di Carlotta Scozzari , di Carlotta ScozzariL'economia russa impiegherà fino al 2030 per tornare al livello di produzione antecedente alla guerra in Ucraina. Lo evidenzia l'esperto dell'agenzia Scope Ratings, Levon Kameryan, nell'ultimo aggiornamento sulla situazione del Paese di Vladimir Putin. "Entro il 2023 - sottolinea - il Pil della Russia sarà dell'8% inferiore rispetto al 2021: un calo meno drastico di quanto inizialmente ci aspettassimo ma in ogni caso un contrasto netto con la crescita di altri Paesi del G20".
A determinare l'arretramento economico è tutta una serie di fattori, a sua volta collegata sia alla guerra in Ucraina, dopo l'invasione da parte di Mosca risalente ormai al 24 febbraio, sia all'effetto delle conseguenti sanzioni decise dall'Occidente. Il primo di questi fattori riguarda l'accelerazione di deflussi di capitale dall'economia. "Le sanzioni, i controlli sui capitali e maggiori rischi in termini ambientali, sociali e …
L'economia russa impiegherà fino al 2030 per tornare al livello di produzione antecedente alla guerra in Ucraina. Lo evidenzia l'esperto dell'agenzia Scope Ratings, Levon Kameryan, nell'ultimo aggiornamento sulla situazione del Paese di Vladimir Putin. "Entro il 2023 - sottolinea - il Pil della Russia sarà dell'8% inferiore rispetto al 2021: un calo meno drastico di quanto inizialmente ci aspettassimo ma in ogni caso un contrasto netto con la crescita di altri Paesi del G20".
A determinare l'arretramento economico è tutta una serie di fattori, a sua volta collegata sia alla guerra in Ucraina, dopo l'invasione da parte di Mosca risalente ormai al 24 febbraio, sia all'effetto delle conseguenti sanzioni decise dall'Occidente. Il primo di questi fattori riguarda l'accelerazione di deflussi di capitale dall'economia. "Le sanzioni, i controlli sui capitali e maggiori rischi in termini ambientali, sociali e di governance hanno spinto fuori dal mercato molti investitori" nota Kameryan. In particolare, stando alle stime riportate da Scope Ratings, "i deflussi di capitali privati sono saliti, in valori netti, a 64,2 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2022, quasi quattro volte rispetto allo stesso periodo dell'anno prima e quasi eguagliando l'enorme surplus delle partite correnti".
Intanto, la Banca di Russia a luglio ha annunciato le stime preliminari sull'avanzo delle partite correnti registrato nel primo semestre: 138,5 miliardi di dollari, cifra tre volte e mezzo maggiore del dato della prima metà del 2021, grazie principalmente all'aumento dei ricavi dalle esportazioni di energia e materie prime, a cominciare da gas e petrolio. "Ci aspettiamo - anticipa Kameryan, associate director di Scope Ratings specializzato nel settore pubblico e nel credito sovrano - che il settore privato ritiri più capitali dalla Russia quest'anno di quanto era accaduto nel 2014, quando la Russia aveva annesso la Crimea e i deflussi erano ammontati a 152 miliardi di dollari".
Secondo l'analisi di Scope Ratings, "trasformare il modello della Russia per sostenere un isolamento economico sempre maggiore nel lungo termine richiederà un processo di riforme, con l'obiettivo di tagliare la forte dipendenza dal settore delle commodity". E tali riforme "dovranno ridimensionare il ruolo dello Stato nell'economia promuovendo il settore privato". Un processo a detta di Kameryan di non facile attuazione, "considerato il crescente approccio autoritario dell'attuale governo".
Fonte: Oecd, Scope Ratings
Il fatto è che si stima che allo Stato russo siano riconducibili un terzo del Pil e metà dei lavoratori. Una dipendenza economica che, come sottolinea l'agenzia di rating europea nella sua analisi, "ha scoraggiato gli investimenti privati, pesando sulla produttività e aggravando le inefficienze". In questo contesto, "man mano che le sanzioni si sono inasprite già dal 2014, gli investimenti diretti esteri sono crollati". E anche le importazioni sono precipitate da febbraio, in particolare quelle dei beni ad alta tecnologia in arrivo dalle economie più avanzate.
"La Russia - evidenzia Kameryan - dipende fortemente dalle importazioni di componenti per macchinari e attrezzature elettroniche, computer auto e beni dell'industria farmaceutica. Il valore aggiunto in arrivo dall'estero eccede il 50% e circa la metà proviene dall'Ue, dagli Usa, Dal Regno Unito, dal Canada e dal Giappone. Una quota così elevata da non potere essere facilmente sostituita con importazioni cinesi o alternative locali" ragiona l'esperto di Scope Ratings. Insomma, per la Russia, un quadro economico complesso da gestire. E pure aggravato dal declino demografico, aggiunge l'agenzia di rating europea.