Il Giappone va controcorrente sui tassi: ma il governo interviene sul cambio per frenare la caduta dello yen
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - La Banca centrale giapponese continua la sua politica controcorrente rispetto al resto del mondo, mantenendo i propri tassi di interesse negativi. Risultato: yen in picchiata da mesi. La moneta nipponica è precipitata al livello più basso da 24 anni a questa parte rispetto al dollaro statunitense. E così ci ha dovuto pensare il governo di Tokyo con un intervento a gamba tesa per arginare il calo della valuta nazionale, intervenendo sul mercato dei cambi. Non succedeva dal 1998. Anno che, da queste parti, significa una cosa soltanto: lo spettro della crisi economica asiatica.
Lo yen, che prima dell'intervento era sceso a oltre 145 contro il dollaro, si è rapidamente apprezzato fino a scendere sotto 141 in meno di un'ora.
Federal Reserve americana, Banca centrale europea e Banca d’Inghilterra cercano tutte di combattere l’inflazione invertendo i programmi di acquisto di asset e aumentando i tassi d’interesse. A Tokyo …
PECHINO - La Banca centrale giapponese continua la sua politica controcorrente rispetto al resto del mondo, mantenendo i propri tassi di interesse negativi. Risultato: yen in picchiata da mesi. La moneta nipponica è precipitata al livello più basso da 24 anni a questa parte rispetto al dollaro statunitense. E così ci ha dovuto pensare il governo di Tokyo con un intervento a gamba tesa per arginare il calo della valuta nazionale, intervenendo sul mercato dei cambi. Non succedeva dal 1998. Anno che, da queste parti, significa una cosa soltanto: lo spettro della crisi economica asiatica.
Lo yen, che prima dell'intervento era sceso a oltre 145 contro il dollaro, si è rapidamente apprezzato fino a scendere sotto 141 in meno di un'ora.
Federal Reserve americana, Banca centrale europea e Banca d’Inghilterra cercano tutte di combattere l’inflazione invertendo i programmi di acquisto di asset e aumentando i tassi d’interesse. A Tokyo i banchieri centrali seguono da molti anni la via opposta.
“Nel migliore dei casi, la loro azione può contribuire a rallentare il ritmo del deprezzamento dello yen. Ma la mossa da sola non è in grado di alterare la tendenza di fondo, a meno che il dollaro e i rendimenti del Tesoro Usa non scendano o la Banca centrale giapponese (Boj) non modifichi la sua politica monetaria”, sottolinea Bloomberg.
L’inflazione nel Paese del Sol Levante ha appena raggiunto il 2,8% (sopra il target del 2% fissato dalla Boj, comunque molto più contenuta rispetto agli Stati Uniti e all’Eurozona), ma i banchieri centrali di Tokyo sono convinti che la loro politica monetaria produrrà, a lungo termine, una crescita più duratura e stabile.
Lo yen debole è stato a lungo considerato un vantaggio per il Giappone, rendendo più competitive le sue esportazioni sui mercati internazionali. L’attuale scenario globale ha però modificato tale quadro: i benefici della valuta debole appaiono ora limitati a specifiche categorie di esportatori e alle classi di reddito più elevate, mentre la maggior parte dei consumatori e le piccole e medie imprese avvertono il peso del rincaro di energia e materie prime.
I costi delle materie prime e di altri beni stanno aumentando al ritmo più veloce degli ultimi decenni, riducendo i profitti delle imprese che dipendono dalle importazioni. L'aumento del costo dei generi alimentari importati e di altri beni di prima necessità si sta ripercuotendo sui consumatori. Il Giappone sta gradualmente riaprendo le frontiere ai visitatori stranieri, ma per il momento i benefici economici saranno limitati. Poiché è improbabile che la Banca centrale inverta la tendenza presto, il primo ministro Fumio Kishida ha messo a punto una serie di misure di sostegno, tra cui l'aumento dei sussidi per il carburante, per alleviare l'impatto su famiglie e imprese.
Il tema dell’inflazione è stato uno di quelli centrali alle elezioni dello scorso 10 luglio per il rinnovo di metà dei seggi della Camera alta del Parlamento giapponese. La situazione economica sta, infatti, intaccando la popolarità del premier nipponico Fumio Kishida, sceso al 29% nei sondaggi.