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Conti in ordine e più credibilità, Piazza Affari brinda con 20 mesi di cura Draghi

Durante l'ultimo governo il Ftse Mib si è mosso meglio della media delle Borse europee e anche lo spread si è mantenuto entro i livelli di guardia. Il giudizio degli operatori: il mercato ha premiato il mantenimento delle promesse, ma ora dipenderà dalle mosse del prossimo esecutivo
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MILANO – Durante i 20 mesi del governo Draghi, l’Italia e con essa Piazza Affari, hanno recuperato credibilità nei confronti delle principali Borse europee, lo spread è tornato sotto i livelli guardia, la crescita, il livello deficit Pil e la disoccupazione hanno dato tutti segnali di miglioramento che si sono riflessi sui mercati azionari e su quelli obbligazionari.

Il Pil dello scorso anno è cresciuto del 6,6%, molto di più dei tassi registrati negli ultimi 20 anni. Per quest’anno, stando alle ultime proiezioni della Bce, le attese sono comunque di un progresso del Prodotto interno lordo del 2,9…

MILANO – Durante i 20 mesi del governo Draghi, l’Italia e con essa Piazza Affari, hanno recuperato credibilità nei confronti delle principali Borse europee, lo spread è tornato sotto i livelli guardia, la crescita, il livello deficit Pil e la disoccupazione hanno dato tutti segnali di miglioramento che si sono riflessi sui mercati azionari e su quelli obbligazionari.

Il Pil dello scorso anno è cresciuto del 6,6%, molto di più dei tassi registrati negli ultimi 20 anni. Per quest’anno, stando alle ultime proiezioni della Bce, le attese sono comunque di un progresso del Prodotto interno lordo del 2,9%. La crescita è stata accompagnata  poi da una rigorosa disciplina finanziaria che ha permesso al rapporto debito pil di scendere: dal 155,6% del 2020, siamo calati al 153,5% del 2021 mentre le proiezioni per fine anno fotografano un rapporto di 149%. La capacità di rispettare l’agenda anche sul Pnrr, ha poi sensibilmente abbassato il rischio Paese dell’Italia. Lo spread del Btp a dieci anni rispetto al suo omologo tedesco durante la maggior parte del governo draghi ha viaggiato tra 100 e 150 punti base, sotto i livelli registrati nei precedenti cinque anni, ed è iniziato ad allargarsi proprio quanto a luglio sono iniziate le prime avvisaglie di una crisi di governo. Lo scorso giugno il governo Draghi è riuscito ad attuare 98 punti del Pnrr ottenendo 67 milioni dei fondi del Next generation Eu, pari a un terzo dei 190 milioni di fondi destinati all’Italia entro il 2025. “Draghi ha mantenuto le promesse, accelerando i tempi e senza pesare sulla fiscalità, un rigore che gli investitori internazionali hanno premiamo investendo nella ritrovata credibilità del Paese - spiega Javier Suarez, co-Head della ricerca sui mercati azionari di Mediobanca– la capacità di gestire il paese mantenendo le scadenze e i programmi annunciati ha ridato credibilità all’Italia anche nel contesto dei mercati europei”.

Non a caso Piazza Affari, che come lo spread è un termometro della precisione degli investitori, si è mosso il linea (o ha fatto addirittura meglio) dell’Eurostoxx 600 dal febbraio 2021 fino allo scorso maggio quando si è iniziato a temere per un imminente crisi di governo, che poi si è verificata lo scorso 21 luglio scorso. Gli incentivi e i sostegni erogati durante la pandemia sono stati nelle stesse proporzioni di quelli degli altri grandi paesi europei (circa 45 miliardi, pari al 2,5% del Pil), ancorché l’Italia si finanzi a tassi superiori rispetto agli altri principali rivali Ue. Un Paese che cresce e i cui debiti pesano meno del solito, è inoltre tornato a creare posti di lavoro. Nel primo semestre del 2022 il tasso di disoccupazione è sceso dal 10% di fine 2021 all’8%,  ma soprattutto è calato il tasso di disoccupazione dei giovani, che è passato dal 335 del gennaio 2021 prima che Draghi diventasse premier, al 23% di fine giugno.

 “Draghi ha senza dubbio dato una sferzata all’economia reale – commenta Gianluca Codagnone, amministratore delegato di Bestinver – e la Borsa di riflesso ne ha beneficiato, anche perché lo spread si è ridotto notevolmente. Ora che sale il rischio geopolitico, si avvicina lo spettro della recessione, l’incertezza e la volatilità sono aumentate penalizzando tutti i mercati, ma in Italia più che altrove, anche a causa delle imminenti elezioni. Nell’attesa che il futuro premier chiarisca qual è la sua agenda per il 2023 e come intende eseguire il Pnrr il mercato resta nervoso, e lo spread potrebbe continuare ad allargarsi”. In proposito gli esperti di Société Générale sono preoccupati: se il Pnrr fosse interamente implementato, potrebbe rilanciare la crescita  del Pil dello 0,6% in 10 anni portandolo il livello tra prodotto interno lordo e debito dallo 0,5% all’1,1%, viceversa se il governo decidesse di tagliare le tasse aumentando il debito, lo spread potrebbe tornare anche sopra la soglia psicologica di 300 punti base.