La Bank of England scende in campo contro la corsa dei tassi Uk: via all'acquisto temporaneo di titoli
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Emergenza a Londra. La sterlina è a picco, i mercati sono estremamente scettici verso il maxi piano di taglio alle tasse (soprattutto ai ricchi) della nuova prima ministra Liz Truss da 50 miliardi, il Fondo Monetario Internazionale si è fatto sentire in un raro e imbarazzante comunicato per il governo britannico, e allora interviene Bank of England. Che oggi, citando “un rischio sostanziale per la stabilità finanziaria del Regno Unito", ha annunciato che dal 28 settembre inizierà a comprare bond. Obiettivo: provare a calmare i mercati ed evitare un disastro per l’economia del Regno Unito.
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LONDRA - Emergenza a Londra. La sterlina è a picco, i mercati sono estremamente scettici verso il maxi piano di taglio alle tasse (soprattutto ai ricchi) della nuova prima ministra Liz Truss da 50 miliardi, il Fondo Monetario Internazionale si è fatto sentire in un raro e imbarazzante comunicato per il governo britannico, e allora interviene Bank of England. Che oggi, citando “un rischio sostanziale per la stabilità finanziaria del Regno Unito", ha annunciato che dal 28 settembre inizierà a comprare bond. Obiettivo: provare a calmare i mercati ed evitare un disastro per l’economia del Regno Unito.
Sterlina giù ai minimi storici, il mercato chiede un intervento d'emergenza alla Banca d'Inghilterra
Nello specifico, la Banca d’Inghilterra rinuncerà a vendere in asta i “gilt”, i titoli di debito emessi dal Tesoro britannico a tasso fisso a breve, media e lunga scadenza, per concentrarsi sull’acquisto temporaneo di obbligazioni a lunga scadenza. Ciò dopo l’allarme di migliaia fondi pensione nei giorni scorsi a causa dell’inflazione e dell’innalzamento dei tassi per i bond, che per quelli a 5 anni emessi dal governo britannico hanno superato persino Italia e Grecia (4,5% contro rispettivamente 4% e 4,1%), schizzando ai livelli del 2008. Inoltre, la Bank of England ha messo nero su bianco che il Paese rischia un irrigidimento delle condizioni finanziarie e “la riduzione del flusso del denaro nell’economia reale”.
È una mossa radicale e clamorosa, che pare confermare ancor più il vicolo cieco in cui si è ficcato il governo Truss. Venerdì scorso, il nuovo cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng ha annunciato un enorme taglio alle tasse e, tra le altre cose, 72 miliardi di ulteriore debito complessivo per finanziare quella che la prima ministra “thatcheriana” considera il più importante stimolo all’economia britannica degli ultimi decenni. Eppure, tutti i principali osservatori ed esperti avevano provato a dissuadere l’esecutivo britannico da quella che sin dall’inizio sembrava la ricetta per la tempesta perfetta: ossia tagliare le tasse e stimolare massicciamente l’economia in una congiuntura negativa di alta inflazione (9,9% oltremanica) e grave crisi energetica.
Ma Truss non ha voluto ascoltare nessuno, pare nemmeno Kwarteng, l’altro artefice di questo enorme azzardo economico e finanziario di Londra, che lunedì voleva intervenire con un comunicato per provare a calmare i mercati e il crollo della sterlina, che ha perso il 13% rispetto al dollaro da quando Truss è prima ministra e ora, dall’1,40 scarso di un anno fa, è piombata a 1,03 (record negativo di sempre) scivolando verso una quasi inevitabile parità. Kwarteng poi è riuscito a far parlare il Tesoro, promettendo un aggiornamento degli interventi che sarà annunciato non prima del 23 novembre: parole che hanno fatto risalire leggermente il pound. Ieri sera, poi, l’Fmi ha emesso un raro comunicato, anzi una strigliata umiliante per la reputazione del governo britannico, ricordando come in questo momento una tale politica economica e finanziaria di radicale taglio delle tasse sia disfunzionale, perché “aumenterà inflazione e disuguaglianze”.
Così oggi, annunciando l’acquisto “limitato” di titoli di stato, è intervenuta la Bank of England, i cui rapporti con il governo Truss non sono certo raccomandabili. Nelle ultime settimane la prima ministra aveva messo addirittura in discussione la sua indipendenza. In tutta risposta, due giorni fa il governatore della banca centrale Andrew Bailey ha ribadito che il mandato dell’istituzione “è quello di mantenere l’inflazione al 2%” e che non esiterà a intervenire ulteriormente, come farà nei prossimi giorni: i tassi sono già saliti al 2,25% ma oramai è scontato che, per cercare di placare una enorme tormenta finanziaria, arriveranno almeno al 6% entro metà 2023. È solo l’inizio per evitare che la barca dell’economia britannica affondi.