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Meloni sente Draghi e studia un decreto aiuti. Ma Salvini vuole di più

Si lavora a una misura fino a 25 miliardi con moratorie sui debiti di famiglie e imprese. Il leghista però invoca un maxi intervento: “Come la Germania”
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ROMA - Una telefonata tra Mario Draghi e Giorgia Meloni. E un comunicato fotocopia dei due. In cui parole, toni, concetti e prospettive coincidono, promettendo una battaglia in Europa per strappare una soluzione continentale sul tetto al prezzo del gas. Evitando di procedere in ordine sparso, come sembra aver deciso ieri la Germania. È il primo atto visibile della transizione ordinata tra il premier e il suo probabile successore.

La dichiarazione di Draghi, spiegano in realtà fonti di governo, viene scritta prima del contatto con la leader di FdI, dunque le due prese di posizione non sono concordate. Ma che Meloni nella sua nota scelga di ricalcare i contenuti dell'ex banchiere rappresenta un dettaglio che certamente non passerà inosservato in diverse Cancellerie europee dove, come riportato negli ultimi giorni, si considera fondamentale il ruolo dell'attuale premier per un passaggio di consegne che rassicuri.

La linea di Meloni è chiara: tocc…

ROMA - Una telefonata tra Mario Draghi e Giorgia Meloni. E un comunicato fotocopia dei due. In cui parole, toni, concetti e prospettive coincidono, promettendo una battaglia in Europa per strappare una soluzione continentale sul tetto al prezzo del gas. Evitando di procedere in ordine sparso, come sembra aver deciso ieri la Germania. È il primo atto visibile della transizione ordinata tra il premier e il suo probabile successore.

La dichiarazione di Draghi, spiegano in realtà fonti di governo, viene scritta prima del contatto con la leader di FdI, dunque le due prese di posizione non sono concordate. Ma che Meloni nella sua nota scelga di ricalcare i contenuti dell'ex banchiere rappresenta un dettaglio che certamente non passerà inosservato in diverse Cancellerie europee dove, come riportato negli ultimi giorni, si considera fondamentale il ruolo dell'attuale premier per un passaggio di consegne che rassicuri.

La linea di Meloni è chiara: tocca all'Europa fornire una risposta definitiva al caro energia. Ai Ventisette tutelare famiglie e imprese, perché nessuno Stato nazionale può salvarsi da solo. La leader non solo sposa i ragionamenti del premier in carica ma, soprattutto, sconfessa l'alleato con cui deve governare. Matteo Salvini, infatti, sostiene l'opposto. Loda la Germania, che decide di mettere sul piatto 200 miliardi per i tedeschi, allontanando una soluzione europea alla crisi. Ancora prima di iniziare, la spaccatura è fragorosa. Non è un dettaglio, ma sostanza e carne del prossimo governo.

Il principale timore di Meloni, in queste ore, è gestire la recessione in arrivo. Uno spettro che quasi paralizza. Accantona dunque ogni tentazione sovranista e autarchica, perché comprende che soltanto la Commissione europea può fornire un ombrello contro la tempesta. Ma c'è anche un'altra ragione che guida i suoi passi: chiedere a Bruxelles di muoversi significa provare a evitare quello che il leghista invece pretende, vale a dire un immediato scostamento di bilancio. Produrre interventi in deficit spaventerebbe i mercati, rischiando di vanificare il vantaggio anche solo per il probabile aumento dei tassi dei titoli di Stato e per l'effetto sulla Borsa.

Salvini invece insiste, invoca un intervento "urgente" per l'Italia in scia a quello tedesco. Impossibile per Meloni che, se mai farà nuovo deficit, sarà solo in legge di bilancio per gli interventi sul 2023. D'altro canto in cassa, grazie al cuscinetto lasciato in eredità dal governo Draghi, ci sono potenziali 25 miliardi da usare subito, prima delle fine dell'anno, per un decreto Aiuti quater di sostegno all'economia.

Per fare cosa? Di sicuro estendere i crediti di imposta alle imprese energivore anche per il mese di dicembre, ad oggi scoperto: 4,7 miliardi. Forse prorogare Il taglio da 30,5 centesimi delle accise sulla benzina che scade il 17 ottobre e costa 900 milioni al mese, anche se il prezzo del petrolio è in caduta e non è detto che serva. Si valuta un bis del bonus da 150 euro per pensionati, lavoratori e autonomi fino a 20 mila euro di reddito.

E poi c'è tutta la partita delle garanzie. L'idea della leader di Fdi è aprire un grande ombrello di Stato su famiglie e imprese indebitate con le bollette (e non solo) o impossibilitate a pagarle perché le banche non erogano liquidità, per timore di trasformarle in sofferenze. E dunque: moratoria su mutui e debiti, per cominciare. Rinegoziazione e ristrutturazione delle somme dovute, diluendole su tempi più lunghi. Potenziamento della rateizzazione delle bollette.

E poi: schema Sace rafforzato - il "SupportItalia" previsto dal decreto 50 del 2020 - con la gratuità della garanzia in caso di finanziamenti a piccole e medie imprese. E misure di garanzia pubblica prestate dal Fondo per le pmi e da Sace, già estese dal governo Draghi fino a dicembre, ancora più ampie. Così da tutelare anche le imprese fornitrici di energia che oggi si rifiutano di stipulare contratti energetici con le aziende in assenza di garanzie, per paura di non essere pagate. La premier in pectore Meloni vorrebbe anche disaccoppiare il prezzo dell'energia da quello del gas. Ma sul punto potrebbe arrivare prima l'Europa.

Dove trovare i soldi per fare tutto questo? Dieci miliardi sono il "tesoretto" di Draghi, per il minor deficit di quest'anno. Altri 10 potrebbero entrare nelle casse dello Stato nell'ultima parte dell'anno da imposte e tributi. Un miliardo avanza dal decreto Aiuti ter, dalla tassa sugli extraprofitti delle aziende rinnovabili. Poi dovrebbero arrivare entro novembre almeno altri 5 miliardi su 8 dal saldo della tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche (anche se pende un ricorso di alcune di loro su cui il Tar si pronuncerà l'8 novembre e la stessa Meloni vuole cambiare la norma).

Ecco dunque almeno 25 miliardi da usare senza fare deficit. Non sono i 200 miliardi della Germania e di Salvini. Ma eviterebbero di mandare l'Italia fuori giri.