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La crisi del gas manda i prezzi del carbone a nuovi record: in Usa superati i 200 dollari

(afp)
Il ritorno generalizzato al combustibile inquinante per eccellenza, anche per affrancarsi dalle forniture russe, fa correre le quotazioni. S&P: "Domanda globale di carbone termico destinata a ridursi, dopo il picco del 2024, per l'espansione delle energie rinnovabili"
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MILANO - La crisi energetica del gas favorisce sempre di più il "ritorno al carbone", mandandone il prezzo ai nuovi massimi. Proprio ieri, sul mercato statunitense, le quotazioni del combustibile fossile inquinante per eccellenza hanno superato per la prima volta la soglia di 200 dollari a tonnellata. Nel dettaglio, i prezzi a pronti (spot) del carbone nella regione dell'Appalachia centrale si sono portati appena sotto la soglia di 205 dollari. Per alcune specifiche tipologie, come il carbone termico, fino a qualche anno fa venduto tra i 60 e gli 80 dollari a tonnellata, le quotazioni si sono impennate a 440 dollari, mentre per quello metallurgico (o da coke) si sono raggiunti i 600 dollari.

Va detto che i prezzi avevano cominciato a risalire già prima dell'inizio della guerra della Russia in Ucraina, quando cioè la graduale uscita dalla pandemia aveva fatto correre la domanda di energia elettrica più veloce rispetto ai ritmi dell…

MILANO - La crisi energetica del gas favorisce sempre di più il "ritorno al carbone", mandandone il prezzo ai nuovi massimi. Proprio ieri, sul mercato statunitense, le quotazioni del combustibile fossile inquinante per eccellenza hanno superato per la prima volta la soglia di 200 dollari a tonnellata. Nel dettaglio, i prezzi a pronti (spot) del carbone nella regione dell'Appalachia centrale si sono portati appena sotto la soglia di 205 dollari. Per alcune specifiche tipologie, come il carbone termico, fino a qualche anno fa venduto tra i 60 e gli 80 dollari a tonnellata, le quotazioni si sono impennate a 440 dollari, mentre per quello metallurgico (o da coke) si sono raggiunti i 600 dollari.

Va detto che i prezzi avevano cominciato a risalire già prima dell'inizio della guerra della Russia in Ucraina, quando cioè la graduale uscita dalla pandemia aveva fatto correre la domanda di energia elettrica più veloce rispetto ai ritmi dell'estrazione mineraria. Oggi però a far impennare le quotazioni sono soprattutto le varie riorganizzanizzazioni delle forniture energetiche che sempre più Paesi stanno mettendo in campo per far fronte al "caro gas" o alla sua mancanza. Come evidenziato da Bloomberg, il carbone ricopre un ruolo di primo piano per alimentare le centrali americane, motivo per cui il balzo dei prezzi potrebbe mettere ulteriori pressioni al rialzo sulle bollette domestiche. Circa 20 milioni di famiglie statunitensi, ossia una su sei, sarebbero già indietro coi pagamenti delle utenze, secondo la National Energy Assistance Directors Association.

Anche da noi rappresentano un problema sia la crisi energetica, a maggior ragione dopo la recente chiusura dei rubinetti della Russia anche da Tarvisio, sia il conseguente "caro bollette". Non a caso, per fronteggiare la situazione, sono state riaperte alcune centrali a carbone. "È stato stimato - si legge infatti nel Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale - che la massimizzazione della produzione a carbone e olio delle centrali esistenti regolarmente in servizio contribuirebbe per il periodo 1° agosto 2022 - 31 marzo 2023 a una riduzione di circa 1,8 miliardi di Smc", ossia di metri cubi di gas. "Usare più carbone non è bellissima cosa, ma nell'immediato ci aiuta" aveva affermato il ministro dell'Economia, Daniele Franco, all'inizio di settembre.

Anche la Germania, con l'Italia tra i Paesi europei più dipendenti dal gas russo, ha riaperto le centrali a carbone. Il governo federale, secondo quanto di recente riferito dalla stampa tedesca, ha concordato che gli impianti elettrici che impiegano la materia prima rimarranno attivi fino al 31 marzo del 2024. Oltre agli impianti a carbone fossile, dall’inizio di ottobre, sempre con l'obiettivo di diversificare gli approvvigionamenti energetici, torneranno sul mercato elettrico anche quelli a lignite.

Come evidenziato in un recente studio sul tema dagli analisti di S&P, "la domanda di carbone termico è destinata a diminuire dopo il picco che dovrebbe raggiungere nel 2024, in quanto l'energia elettrica alimentata a carbone viene sempre più sostituita dalle energie rinnovabili in Europa e negli Stati Uniti. Tuttavia, la transizione dal carbone è complessa e lenta per Paesi come la Cina e l'India, che rappresentano il 70% della domanda globale di carbone e stanno affrontando un forte aumento della domanda di energia elettrica".