Petrolio: l'Opec+ verso un maxi taglio alla produzione, volano i prezzi sui mercati
di Luca Pagni , di Luca PagniRoma - Un taglio alla produzione di greggio come non se ne vedevano dall'emergenza Covid. L’Opec+, il cartello degli storici produttori allargato alla Russia, si prepara a chiudere i rubinetti del petrolio fino a 2 milioni di barili al giorno. Il doppio delle previsioni degli esperti, che annunciavano una riduzione tra 1 e 1,25 milioni.
Non sono certo buone notizie quelle in arrivo da Vienna, dove domani si riuniscono i rappresentanti di Opec+, chiamati a prendere una decisione che inciderà non poco sullo stato di salute dell’economia globale. La ragione è evidente: le indiscrezioni sul maxi taglio hanno mosso i mercati, con il prezzo del greggio che ieri ha chiuso in forte rialzo: sia l’indice Brent a Londra che il Wti americano hanno guadagnato oltre 3 punti percentuali.
Roma - Un taglio alla produzione di greggio come non se ne vedevano dall'emergenza Covid. L’Opec+, il cartello degli storici produttori allargato alla Russia, si prepara a chiudere i rubinetti del petrolio fino a 2 milioni di barili al giorno. Il doppio delle previsioni degli esperti, che annunciavano una riduzione tra 1 e 1,25 milioni.
Non sono certo buone notizie quelle in arrivo da Vienna, dove domani si riuniscono i rappresentanti di Opec+, chiamati a prendere una decisione che inciderà non poco sullo stato di salute dell’economia globale. La ragione è evidente: le indiscrezioni sul maxi taglio hanno mosso i mercati, con il prezzo del greggio che ieri ha chiuso in forte rialzo: sia l’indice Brent a Londra che il Wti americano hanno guadagnato oltre 3 punti percentuali.
Questo significa una possibile battuta d’arresto per la lotta all’inflazione, con gli aumenti del greggio che andrebbero a sommarsi a quelli – in verità assai più cospicui – del gas naturale. Ma ad andare in scena nella capitale austriaca sono gli interessi dei grandi produttori, che hanno visto il prezzo del barile scendere dai massimi di giugno (126 dollari al barile) fino ai 79 dollari del minimo registrato il 26 settembre scorso. Una caduta del 25 per cento del suo valore in poco meno di tre mesi, convincendo i vertici dell’Opec+ a prendere provvedimenti. Incuranti, ancora una volta, delle richieste delle cancellerie di tutto il mondo volta, delle richieste delle cancellerie di tutto il mondo - come ha fatto anche il presidente Usa Joe Biden durante la sua visita a Riad - che hanno a più riprese chiesto al cartello di non agire troppo sulla leva del prezzo per non alimentare la corsa dell'inflazione.
A guidare la politica dei prezzi del cartello, è l’Arabia Saudita - a capo dei paesi produttori del Golfo - con la Russia che si muove in scia. Per il principe Mohammad bin Salman si tratta di garantirsi i fondi per i piani di modernizzazione del regno saudita, che passano anche da progetti faraonici come la nuova megalopoli di Neom, la prima al mondo tutta elettrica e senza auto grazie a investimenti per 500 miliardi. Per Vladimir Putin, il petrolio è importante per sostenere la campagna militare e le casse pubbliche colpite dall’embargo economico dei paesi occidentali.
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Nelle dichiarazioni ufficiali in arrivo da Vienna, la decisione dell’Opec+ è giustificata dal calo della domanda, causata dai timori della recessione in arrivo. L’eccesso di offerta avrebbe fatto scendere i prezzi del barile ancora di più, causando instabilità sui mercati. Non a caso, da fine settembre - quando hanno cominciato a filtrare le prime notizie sul taglio della produzione - le quotazioni del greggio hanno ripreso a salire.
Per paradosso, i produttori temono che di petrolio non ce ne sia abbastanza. Ne è convinto Amin Nasser, amministratore delegato di Aramco: si tratta della prima oil company mondiale controllata dal governo saudita che quest’anno ha superato Apple per capitalizzazione di Borsa. Nasser - che ieri ha parlato all’Energy intelligence forum di Londra - vede la produzione calare bruscamente in Russia con il nuovo anno quando scatterà l’embargo europeo sul petrolio del Cremlino. Inoltre, avanza la possibilità che la fine dei lockdown in Cina facciano ripartire la prima economia asiatica. A quel punto, sostiene, non sarà possibile soddisfare la domanda a causa del calo degli investimenti degli ultimi anni, in previsione della transizione energetica. Questo significa, è la sua conclusione, che il mondo dovrà abituarsi nei prossimi anni a prezzi del petrolio elevati. O è la sua speranza?