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Moody's avverte l'Italia: "Senza riforme probabile downgrade". E la Bce si alleggerisce di Btp

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Per l'agenzia di rating se il nostro Paese non attuasse le misure previste nel Pnrr sarebbe concreto il rischio di scendere a livello "spazzatura". Intanto Francoforte ha lasciato scadere titolo di Stato italiani per oltre un miliardo. Per i rendimenti giornata peggiore dallo scoppio della pandemia
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MILANO - Le mancate riforme per l’attivazione dei fondi del Pnrr e la pressione del debito sono le due principali incognite che gravano sull’Italia. È questa la diagnosi dell’agenzia di rating Moody’s che, pur non toccando per ora le prospettive (outlook) e il punteggio (rating) per il nostro paese, avverte: «Declasseremmo probabilmente i rating dell’Italia se dovessimo anticipare un significativo indebolimento delle prospettive di crescita di medio termine». Nella sua nota, l’agenzia stima per il 2022 una crescita del 2,7% mentre prevede un Pil piatto nel 2023.

Moddy's: "La politica può ostacolare le riforme"

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MILANO - Le mancate riforme per l’attivazione dei fondi del Pnrr e la pressione del debito sono le due principali incognite che gravano sull’Italia. È questa la diagnosi dell’agenzia di rating Moody’s che, pur non toccando per ora le prospettive (outlook) e il punteggio (rating) per il nostro paese, avverte: «Declasseremmo probabilmente i rating dell’Italia se dovessimo anticipare un significativo indebolimento delle prospettive di crescita di medio termine». Nella sua nota, l’agenzia stima per il 2022 una crescita del 2,7% mentre prevede un Pil piatto nel 2023.

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Moody’s aveva rivisto al ribasso l’outlook lo scorso 5 agosto, quando era stato portato a “negativo”. La scorsa settimana era prevista la definizione del rating (ora a Baa3, l’ultimo livello dell’investment grade) ma l’agenzia aveva deciso di soprassedere. Ora la nota, con una serie di moniti per il futuro, ma nessuna decisione presa. Il debito, l’altro tallone d’Achille, ricorda Moody’s, potrebbe a sua volta essere impattato da prospettive di crescita «sostanzialmente più deboli, sia a causa di un aumento dei costi da interessi o di un deciso allentamento fiscale». Le incertezze riguardano la possibilità che «l’ambiente politico ostacoli l’attuazione delle riforme strutturali», e anche solo la rinegoziazione di alcuni aspetti del Pnrr «probabilmente ritarderà la sua attuazione, esercitando una pressione al ribasso sulla spese per investimenti», in un contesto pesante per l’inflazione e i problemi energetici, che «stanno già pesando sull’attività economica».

Non è una bocciatura a tutto campo e anzi l’agenzia di rating inizia la nota ricordando i punti di forza del Paese: un’economia di grandi dimensioni, l’elevata ricchezza delle famiglie, il basso indebitamento del settore privato e la diversificazione economica. E se ci fosse una schiarita del quadro generale non è nemmeno escluso un rialzo del rating, per quanto considerato «improbabile nel prossimo futuro». Non solo, Moody’s è convinta che in caso di necessità i Paesi dell’area euro sarebbe «inclini a supportare» l’Italia; un approccio che sembra essere confermato dall’annuncio della Bce sul Tpi, il cosiddetto scudo anti-spread.

Giornata nera per i Btp

Intanto però per i Btp è stata la giornata peggiore dallo scoppio della pandemia, con un’impennata dei rendimenti di 29 punti, fino al 4,45%. Finora il Tpi non è stato usato e comunque è legato ad alcune “condizionalità”, che includono i conti in ordine e l’attuazione del Pnrr secondo gli impegni presi. Prosegue invece, da parte della Bce, l’attività di reinvestimento dei titoli in scadenza nell’ambito del cosiddetto Pepp, il Piano speciale di sostegno ai titoli pubblici varato durante la pandemia. Ebbene, nelle statistiche appena pubblicate dalla Bce, relative al bimestre agosto-settembre, si vede che la Banca centrale non ha certo soccorso l’Italia durante questo periodo. Fattore positivo, visto che nel bimestre agosto-settembre, a parte una fiammata finale, lo spread si è mantenuto in media intorno ai 220 punti base.

La Bce non compra Italia

Tornando ai dati Bce, a differenza di giugno-luglio, quando nell’ambito del Pepp c’erano stati acquisti netti di Btp e affini per quasi 10 miliardi (9,762 per la precisione) stavolta ci sono stati acquisti netti negativi per 1,243: a fine periodo, insomma, il portafoglio di titoli italiani nei forzieri della Bce erano diminuiti di quella cifra. Negativi anche gli acquisti netti dei titoli tedeschi, anzi per un importo quasi triplo (poco più di 3 miliardi, a vantaggio invece della Francia (+1,9 miliardi). Anche guardando all’altro programma, l’App, si evidenzia la stessa tendenza: i rinnovi dei titoli in scadenza, l’unica attività al momento ancora in funzione, hanno visto mancati rinnovi per 4,3 miliardi di Btp e affini e 1,8 miliardi della Germania, mentre la Francia ha anche in questo caso il segno più (5,9 miliardi).

Anche se si tratta di rinnovi a scadenza, la Bce non procede con il pilota automatico e per ragioni tecniche può scegliere di procedere con gradualità nel breve periodo. Creando saldi negativi tra titoli che scadono e titoli che vengono rinnovati.