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Metano per auto, prezzi alle stelle e distributori decimati. "A rischio l'intero settore"

Natali, presidente di Federmetano: "Molte stazioni di servizio chiudono perché non hanno ottenuto dai grossisti nuovi contratti". E chi è riuscito a siglarli vende a prezzi molto più alti. Tra le richieste del settore, il disaccoppiamento del biometano dal gas
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MILANO - Il settore della distribuzione del gas metano per auto rischia di soccombere sotto i colpi, sempre più forti, della crisi energetica. Sono numerose le segnalazioni, in tutta Italia, di stazioni di servizio in chiusura, definitiva o temporanea. 

Lo conferma Dante Natali, presidente di Federmetano, la federazione nazionale di categoria: "Il settore sta fronteggiando difficoltà inimmaginabili, che purtroppo in alcuni casi si stanno trascinando dietro anche drammi familiari e umani. Molti distributori sono costretti a restare chiusi perché i rivenditori di gas all'ingrosso non hanno voluto sottoscrivere nuovi contratti, evidentemente per la paura che non potessero essere rispettate le condizioni", nel quadro del forte aumento dei prezzi dei beni energetici e del gas in particolare. "Spesso questa decisione è stata presa nei confronti di soggetti che fino a oggi hanno sempre pagato" precisa Natali.

MILANO - Il settore della distribuzione del gas metano per auto rischia di soccombere sotto i colpi, sempre più forti, della crisi energetica. Sono numerose le segnalazioni, in tutta Italia, di stazioni di servizio in chiusura, definitiva o temporanea. 

Lo conferma Dante Natali, presidente di Federmetano, la federazione nazionale di categoria: "Il settore sta fronteggiando difficoltà inimmaginabili, che purtroppo in alcuni casi si stanno trascinando dietro anche drammi familiari e umani. Molti distributori sono costretti a restare chiusi perché i rivenditori di gas all'ingrosso non hanno voluto sottoscrivere nuovi contratti, evidentemente per la paura che non potessero essere rispettate le condizioni", nel quadro del forte aumento dei prezzi dei beni energetici e del gas in particolare. "Spesso questa decisione è stata presa nei confronti di soggetti che fino a oggi hanno sempre pagato" precisa Natali.

Ci sono anche distributori che hanno preferito chiudere perché, non riuscendo a vendere a meno di 3 euro al chilogrammo, si sono ritrovati praticamente senza clienti. "Fino al mese scorso - racconta Paolo Rossi, uno dei soci di Mas Metano, società che conta due stazioni di servizio, una a Settimo Milanese e l'altra a Milano - avevamo un contratto a prezzo bloccato con Snam, grazie al quale potevamo offrire il gas metano per auto a 1,99 euro al chilo. Eravamo tra i più competitivi in città. Ora che siamo riusciti a rinnovare il contratto, abbiamo dovuto alzare il prezzo a 2,89 euro e da un giorno all'altro abbiamo perso circa il 40% della clientela. Quello che mi lascia stupito è che, con tutti i discorsi che si stanno facendo per questa crisi, per il metano da autotrazione non c'è nulla. È come se noi nemmeno esistessimo".

"Dopo tutte le richieste che abbiamo fatto al governo - rincara la dose Natali - evidenziando una situazone insostenibile e senza paragoni, l'unico provvedimento preso per il nostro settore è stata la riduzione dell'Iva dal 22 al 5%, diventata operativa a maggio, con due mesi di ritardo rispetto all'analogo provvedimento per la benzina. Ma vorrei sottolineare che il prezzo del metano è aumentato fino a 15 volte, arrivando lo scorso agosto a superare 300 euro al megawattora, rispetto alla media degli ultimi 15 anni, che a livello internazionale si aggirava sui 20-25 euro". A ben vedere, sottolinea il presidente di Federmetano, "i prezzi del gas avevano cominciato a salire, mettendo a dura prova il nostro settore, già da ottobre del 2021. È da un anno che gli operatori cercano in tutti i modi di far fronte alla situazione per andare incontro a tutte quelle famiglie, tipicamente a redditi medio-bassi, che hanno scelto 1,1 milioni di veicoli a metano (è la cifra che circola in Italia, ndr) sia per risparmiare sia per ridurre l'impatto ambientale rispetto ai più inquinanti carburanti tradizionali. Ecco, oggi queste famiglie si ritrovano con i distributori chiusi oppure aperti a prezzi inaccettabili", con cifre come detto sopra 3 euro al chilo.

"Nella provincia di Ravenna - testimonia Gianni Bessi, consigliere regionale del Pd in Emilia Romagna ed esperto di tematiche energetiche - molti distributori stanno chiudendo perché agli attuali prezzi non hanno più mercato. I pochi che riescono a vendere sotto i 2 euro, perché probabilmente hanno contratti a quantità di lungo periodo, lo fanno a tempi contingentati e in quel lasso di tempo vengono presi d'assalto, con file chilometriche. Una situazione che sta creando problemi enormi a chi, come me, possiede un veicolo a metano".

"Eppure, non si possono ignorare gli sforzi - esorta Natali - che il nostro settore sta facendo nella riduzione di anidride carbonica. Basti pensare che, a ottobre del 2021, il 30% del gas erogato a livello nazionale era di orogine bio. Per questo, tra le tante richieste avanzate, abbiamo domandato di accelerare la conversione verso il biometano. Soltanto che anche qui oggi c'è un problema: le quotazioni si sono impennate perché i prezzi si formano sul mercato italiano del gas Psv. Da qui la nostra richiesta di svincolare dal carburante di orogine fossili il prezzo del biometano, un po' come si sta cercando di fare già per la produzione di energia elettrica da fonti rinovabili. Finora non abbiamo ottenuto nulla, ma torneremo alla carica con il nuovo governo. Il rischio, sempre più concreto, è che si annullino 70 anni di storia del gas metano per auto. Una storia, tra l'altro, cominciata proprio in Italia" conclude con amarezza Natali.