I soldi del Pnrr per ferrovie e bonus edilizi: finora l'Italia ha speso solo 11,7 miliardi
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - L'Italia ha speso quest'anno, fino ad agosto, il 6% dei fondi del Pnrr: 11,7 miliardi su 191,5 milardi totali del Piano Ue. Il dato, aggiornato al 31 agosto scorso, è contenuto nella seconda Relazione sullo stato di attuazione del Pnrr trasmessa al Parlamento dal governo Draghi. In una tabella vengono anche dettagliate le linee di intervento: si va da un massimo di 3,6 miliardi in infrastrutture e trasporti a 128 milioni per la digitalizzazione. Il ritardo nella spesa dell'Italia è stato oggetto di uno scontro a distanza tra la leader di FdI Giorgia Meloni e lo stesso premier Draghi.
Dove sono stati spesi i soldi del Pnrr
Infrastrutture e trasporti, come detto, dominano la classifica con 3,6 miliardi di spesa. Seguono quasi 3 miliardi per i progetti di Transizione 4.0. Altri 2,8 miliardi ad Ecobonus e Sismabonus. Alla "Resilienza e valorizzazione dei territori comunali" vann…
ROMA - L'Italia ha speso quest'anno, fino ad agosto, il 6% dei fondi del Pnrr: 11,7 miliardi su 191,5 milardi totali del Piano Ue. Il dato, aggiornato al 31 agosto scorso, è contenuto nella seconda Relazione sullo stato di attuazione del Pnrr trasmessa al Parlamento dal governo Draghi. In una tabella vengono anche dettagliate le linee di intervento: si va da un massimo di 3,6 miliardi in infrastrutture e trasporti a 128 milioni per la digitalizzazione. Il ritardo nella spesa dell'Italia è stato oggetto di uno scontro a distanza tra la leader di FdI Giorgia Meloni e lo stesso premier Draghi.
Dove sono stati spesi i soldi del Pnrr
Infrastrutture e trasporti, come detto, dominano la classifica con 3,6 miliardi di spesa. Seguono quasi 3 miliardi per i progetti di Transizione 4.0. Altri 2,8 miliardi ad Ecobonus e Sismabonus. Alla "Resilienza e valorizzazione dei territori comunali" vanno 1,2 miliardi. Mentre 396 milioni sono stati spesi per le scuole innovative e la sicurezza degli edifici scolastici. Circa 400 milioni sono stati usati per rifinanziare il fondo Simest che serve a supportare l'internazionalizzazione delle imprese e la loro transizione digitale ed ecologica con finanziamenti a tasso agevolato o a fondo perduto. Per ridurre il rischio idrogeologico sono stati spesi 181 milioni. E 128 milioni per la digitalizzazione. Per altri progetti minori, non dettagliati, usati 90 milioni.
Obiettivo di spesa 2022 dimezzato
Nel Def (Documento di economia e finanza) di aprile il governo prevedeva di spendere 29,2 miliardi quest'anno. La stima è stata dimezzata nella Nadef di fine settembre (la Nota di aggiornamento al Def) che ha portato quell'obiettivo di spesa a 15 miliardi. Ora la Relazione al Parlamento dice che a fine agosto eravamo arrivati a 11,7 miliardi. La differenza tra questi numeri però è importante: nel Def e poi nella Nadef si trattava di previsioni, la Relazione illustra invece la spesa effettiva, gli "scontrini" caricati sul sistema Regis, la banca dati ufficiale del Pnrr. In ogni caso, si legge nel documento: "La spesa effettivamente erogata alla fine dell'anno sarà in linea con le previsioni" di 15 miliardi relativi al 2022 a cui sommare 5,5 dell'anno precedente. Per arrivare così a quasi 21 miliardi complessivi, citati dal ministro dell'Economia Daniele Franco anche nella Nadef.
Come si spiega la spesa lenta?
La lentezza nella spesa è attribuita dal ministro Franco - che lo scrive nell'introduzione alla Nadef - all'"impennata dei costi delle opere pubbliche" e ai "tempi di adattamento alle procedure innovative del Pnrr". Anche nella Relazione al Parlamento si parla di "forte aumento dei prezzi delle materie prime e in particolare dei materiali di costruzione e dei prodotti energetici", già a partire dalla metà dello scorso anno. Tali criticità "si sono acuite in modo significativo a seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia". Il governo è intervenuto, riconoscendo un incremento tra il 10 e il 25% delle risorse attribuite per le opere pubbliche. In atteso del riparto, molti bandi si sono fermati.
L'Italia non è però in ritardo con la Ue
In ogni caso, l'Italia non è in ritardo sul Pnrr, inteso come obiettivi e riforme da attuare. Il cronoprogramma sin qui è stato rispettato alla lettera dal governo Draghi. E l'Europa ha riconosciuto questo impegno erogando, dopo il primo anticipo da 24,9 miliardi, due rate semestrali da 21 miliardi ciascuna. Lo ribadisce con forza anche il premier Draghi: "Non ci sono ritardi nell'attuazione del Pnrr: se ce ne fossero, la Commissione Ue non verserebbe i soldi". E questo è vero perché a differenza dei fondi strutturali Ue, nel caso del Pnrr l'erogazione delle rate è legata al raggiungimento degli obiettivi come da cronoprogramma, non dalla spesa effettiva. Da cui però dipende il vero successo del Piano. Al momento, in base alla tabella della Nadef, la minore spesa degli anni 2022-23-24 sarà recuperata nel 2025-26, l'ultimo biennio del Pnrr. L'importante è spendere. E spendere bene.
Il richiamo di Fitch dopo quello di Moody's
La terza rata del Pnrr, la seconda del 2022, vale altri 19 miliardi. Per ottenerli l'Italia deve raggiungere 55 obiettivi nell'ultimo trimestre. Il governo Draghi ne ha già realizzati 21 e conta di arrivare a 29 entro ottobre. Tra i restanti ci sono anche i decreti attuativi della delega sulla concorrenza, compreso quello sulle concessioni balneari inviso però al centrodestra. La leader in pectore Giorgia Meloni (FdI) si è sempre espressa a favore di una revisione del Pnrr per adattarlo ad una realtà economica sconvolta dall'emergenza energetica. Ma la società di rating Fitch avverte: "Il Pnrr all'Italia serve per crescere, c'è poco spazio per cambiarlo". Monito che arriva all'indomani dell'analogo di Moody's: "Senza riforme, anche il rating dell'Italia sarebbe a rischio".