Confindustria vede un 2023 a crescita zero per l'Italia. Ma può salvarci un "price cap" sul gas
di Carlotta Scozzari , di Carlotta ScozzariMILANO - Riuscire a imporre un tetto al prezzo del gas potrebbe salvare il Pil italiano da una crescita pari a zero nel 2023, se non addirittura negativa nel caso drastico di stop totale delle importazioni russe. È questo uno dei passaggi chiave del Rapporto di previsione “Economia italiana ancora resiliente a incertezza e shock?”, presentato sabato 8 ottobre dal Centro studi di Confindustria. Inevitabilmente, al centro dell'analisi c'è l'impennata dei prezzi del metano, che hanno condotto a una crisi energetica senza precedenti che appunto si stima possa azzerare il Pil nel 2023 rispetto al +3,4% di quest'anno.
"L'anno prossimo - ha affermato il capoeconomista di via dell'Astronomia, Alessandro Fontana - ci aspettiamo una stagnazione. Che poi la crescita sia dello 0,1 o dello 0,2 poco importa". "Il Pil italiano - si legge nel Rapporto - che ha registrato una dinamica positiva nella prima metà del …
MILANO - Riuscire a imporre un tetto al prezzo del gas potrebbe salvare il Pil italiano da una crescita pari a zero nel 2023, se non addirittura negativa nel caso drastico di stop totale delle importazioni russe. È questo uno dei passaggi chiave del Rapporto di previsione “Economia italiana ancora resiliente a incertezza e shock?”, presentato sabato 8 ottobre dal Centro studi di Confindustria. Inevitabilmente, al centro dell'analisi c'è l'impennata dei prezzi del metano, che hanno condotto a una crisi energetica senza precedenti che appunto si stima possa azzerare il Pil nel 2023 rispetto al +3,4% di quest'anno.
"L'anno prossimo - ha affermato il capoeconomista di via dell'Astronomia, Alessandro Fontana - ci aspettiamo una stagnazione. Che poi la crescita sia dello 0,1 o dello 0,2 poco importa". "Il Pil italiano - si legge nel Rapporto - che ha registrato una dinamica positiva nella prima metà del 2022, subisce un aggiustamento al ribasso tra la fine dell’anno e l’inizio del 2023 e poi recupera piano. Per il 2023, c’è una forte revisione al ribasso rispetto allo scenario di aprile (-1,6 punti), che porta alla stagnazione in media d’anno". La previsione da parte dell'associazione degli industriali capitanata da Carlo Bonomi di una crescita nulla l'anno prossimo per l'economia italiana si confronta con il +0,6% del Pil stimato dal governo uscente di Mario Draghi nella recente Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef).
Quello tratteggiato è uno scenario caratterizzato dal pericoloso connubio di stagnazione e inflazione. "La dinamica dei prezzi al consumo in Italia - nota il Rapporto - è salita rapidamente nel 2022, arrivando al +8,9% annuo a settembre, su valori che non si registravano dagli anni Ottanta. L’impennata dei prezzi energetici al consumo (+44,5% annuo) è responsabile di circa metà di tale aumento. Nella media del 2022 l’inflazione si attesterà al +7,5%, per poi ridursi parzialmente il prossimo anno (per l’effetto meccanico di un prezzo del gas ipotizzato fermo nell’orizzonte previsivo), ma su valori ancora doppi rispetto all’obiettivo della Banca Centrale", pari al 2 per cento. Il Centro studi di Confindustria, in particolare, vede prezzi in crescita a una media del 4,5% annuo nel 2023.
"Il rincaro del gas è la principale criticità dello scenario: fa crescere l'inflazione e i costi delle imprese" è stato messo in evidenza in uno dei video mandati in onda durante la presentazione del Rapporto. "Abbiamo calcolato che le bollette delle imprese nel 2022 possano aumentare di 110 miliardi, dagli 87 miliardi pagati in media nel 2018 e nel 2019" ha precisato Fontana, evidenziando che a sopportare i rincari maggiori è il settore manifatturiero, energivoro per definizione. "In caso di blocco totale del gas russo - si legge nel Rapporto - si avrebbe una carenza di offerta di gas in Italia pari a circa il 7% della domanda, con impatti rilevanti su attività e valore aggiunto specie nel settore industriale; queste conseguenze potrebbero essere limitate se fossero efficaci le misure predisposte per il contenimento dei consumi".
Tornando alle previsioni economiche, il Centro studi di Confindustria tratteggia anche due scenari proprio connessi al gas, uno pessimistico e l'altro ottimistico. Nel primo, legato a doppio filo a un possibile blocco totale delle importazioni da Mosca, si ipotizza che il suo prezzo possa restare per un periodo di tempo duraturo sui massimi a 330 euro al megawattora raggiunti lo scorso agosto. In questo caso, l'impatto negativo sul Pil italiano sarebbe nell'ordine dell'1,5% nel biennio 2022-2023: -0,3 quest'anno e -1,2 il prossimo.
Al contrario, "se si riuscisse a imporre un tetto di 100 euro al prezzo del gas", obiettivo su cui l'Unione Europea è al lavoro, "il Pil guadagnerebbe l’1,6% nel biennio". Nel dettaglio, "l’effetto favorevole per l’economia italiana è stato stimato in una maggior crescita annua dello 0,1% nel 2022 e dell’1,4% nel 2023". Il tutto, però, con un avvertimento: "Per le imprese è fondamentale l'investimento nelle energie rinnovabili - ha sottolineato Fontana - che nei prossimi anni sarà il principale fattore di competitività delle imprese".