Economia

Banca d'Italia, le imprese vedono la crisi: "Aumenta pessimismo, inflazione resta alta"

Banca d'Italia, le imprese vedono la crisi: "Aumenta pessimismo, inflazione resta alta"
L'indagine di via Nazionale a cavallo tra agosto e settembre. Per un terzo delle aziende le difficoltà legate all'energia sono cresciute. Tiene il lavoro. Fmi: "Rischi di recessione aumentati"
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Dopo l'allarme della Confindustria, secondo la quale il 2022 presenta un conto energetico shock alle imprese da 110 miliardi in più rispetto ai valori pre-crisi, anche l'indagine della Banca d'Italia annota il peggioramento del quadro dovuto in larga parte proprio agli extra-costi per elettricità e gas. 

Via Nazionale ha tastato il posto alle aziende italiane tra il 25 agosto e il 15 settembre e ne ha dipinto un quadro a tinte fosche: sono sempre più pessimiste sulla situazione economica a causa "dell'incertezza imputabile a fattori economici e politici e l'andamento dei prezzi delle materie prime". Secondo l'indagine "per quasi un terzo delle aziende, le difficoltà legate al costo dell'energia sono state maggiori che nel trimestre precedente".

Il problema è che il rallentamento economico generale inizia a farsi sentire. La Confindustria vede un 2023 a crescita zero, alcune agenzie di rating ipotizzano anche il segno "meno". Per Bankitalia, ha spiegato il dg Luigi Signorini a un convegno Ania, si profila una pesante riduzione delle stime 2023 (in arrivo il 13 ottobre) ma ancora in positivo, fermo restando che nello scenario avverso di "un impatto prolungato della guerra sui prezzi e le forniture energetiche" e sul "commercio mondiale", si scivolerà invece in negativo. Ragionaemtni che pesano tra le aziende: "L'impulso della domanda, che aveva sostenuto l'attività negli ultimi trimestri, è venuto meno e le attese delle imprese non ne prefigurano una ripresa nei prossimi mesi". Segnalata anche una moderata revisione al ribasso dei piani di investimento per il 2022.

L'inflazione è il nemico pubblico numero uno, anche tra gli imprenditori. E le aziende italiane si attendono un rafforzamento dell' inflazione che durerà anche nei prossimi anni. Palazzo Koch ha chiesto le impressioni tra le aziende dell'industria e dei servizi con almeno 50 addetti, e nel terzo trimestre "le attese sull'inflazione al consumo sono ulteriormente aumentate, superando il 6% sui 12 mesi e attestandosi su valori intorno al 5% anche sugli orizzonti più distanti (a 2 anni e tra 3-5 anni). "Anche la dinamica dei prezzi praticati dalle imprese si è rafforzata e rimarrebbe sostenuta nei prossimi 12 mesi, sospinta dai rincari degli input produttivi e dalle più elevate attese di inflazione".

Per il momento, è in tenuta il lavoro. "Le prospettive dell'occupazione nel quarto trimestre rimangono nel complesso favorevoli", segnala l'indagine. "La quota di imprese dell'industria in senso stretto e dei servizi che prevedono di espandere il numero di addetti è risultata superiore di 5,6 punti percentuali a quella di chi ne prevede una riduzione, un divario più contenuto rispetto alla rilevazione precedente (15,7)". "Le attese - sottolinea l'indagine di Via Nazionale - sono più favorevoli nel comparto delle costruzioni, dove il saldo è aumentato lievemente a 11,7 punti percentuali (10,8)".

Lo spettro della recessione aleggia anche sulla settimana di incontri internazionali di Fmi e Banca Mondiale. "Il rischio di recessione è aumentato. Abbiamo calcolato che circa 1/3 dell'equivalente dell'economia mondiale avrà almeno due trimestri consecutivi di crescita negativa quest'anno e il prossimo anno", ha detto Kristalina Georgieva, la direttrice del Fondo monetario internazionale in una conversazione online con il direttore della Banca mondiale, David Malpass. La direttrice ha aggiunto che il rallentamento dell'economia mondiale "spazzerà via, da qui al 2026 l'equivalente di 4.000 miliardi di dollari, che è la dimensione del Pil della Germania".