Ben Bernanke, l'uomo che ha aperto i rubinetti della Fed e ha spinto gli Usa fuori dalla crisi del 2008
di Eugenio Occorsio , di Eugenio OccorsioChissà se è una coincidenza o un preciso messaggio, l'aver attribuito il premio Nobel 2022 per l'Economia a Ben Bernanke, l'uomo che ha inventato il "quantitative easing", proprio nel momento in cui le banche centrali sono impegnate in un durissimo e opposto "quantitative tightening": stanno cioè restringendo in tutta fretta i cordoni della borsa per arginare l'inflazione, dopo che per anni li hanno tenuti apertissimi. Bernanke, presidente della Fed fra il 2006 e il 2014, nominato da Bush e confermato da Obama, peculiare figura di conservatore con tratti keynesiani, è stato il protagonista della fase dell'"easing", cioè dell'acquisto generosissimo di titoli di Stato (e successivamente anche di obbligazioni dei privati e nella fase finale addirittura di azioni) da parte della banca centrale. Scopo: ampliare la base monetaria e favorire così la ripresa dell'economia dopo la grande crisi f…
Chissà se è una coincidenza o un preciso messaggio, l'aver attribuito il premio Nobel 2022 per l'Economia a Ben Bernanke, l'uomo che ha inventato il "quantitative easing", proprio nel momento in cui le banche centrali sono impegnate in un durissimo e opposto "quantitative tightening": stanno cioè restringendo in tutta fretta i cordoni della borsa per arginare l'inflazione, dopo che per anni li hanno tenuti apertissimi. Bernanke, presidente della Fed fra il 2006 e il 2014, nominato da Bush e confermato da Obama, peculiare figura di conservatore con tratti keynesiani, è stato il protagonista della fase dell'"easing", cioè dell'acquisto generosissimo di titoli di Stato (e successivamente anche di obbligazioni dei privati e nella fase finale addirittura di azioni) da parte della banca centrale. Scopo: ampliare la base monetaria e favorire così la ripresa dell'economia dopo la grande crisi finanziaria del 2008-2009, quella aperta dal crack della Lehman. Una politica mai vista prima durata quasi dieci anni, innovativa quanto controversa, che in effetti unita al mantenimento a zero dei tassi a zero - altra decisione coraggiosa dello stesso Bernanke - ha permesso all'economia americana di riprendersi alla grande e iniziare una rincorsa durata fino alla pandemia, anzi poi ripresa anche dopo il Covid ma poi infrantasi definitivamente sullo scoglio della guerra in Ucraina. Così il Qe è finito per far luogo a una galoppante inflazione (provocata dal Qe stesso secondo alcuni ma più verosimilmente dalla micidiale accoppiata ripresa dal Covid-inizio della guerra).
Il banchiere che ha coinvolto le banche
Bernanke, classe 1953, oggi ricercatore alla Brookings Institution e in passato professore a Princeton, non ha mai dimenticato nei suoi anni a Washington di essere un banchiere centrale, e quindi ha sempre coinvolto in pieno le banche nella sua politica: erano esse a comprare titoli con il finanziamento della Fed, ed erano sempre le banche ad amministrare sapientemente i finanziamenti a imprese e famiglie per sostenere l'economia reale. Non a caso, con Bernanke sono stati anche premiati due economisti, Douglas W. Diamond e Philip H. Dybvig, specializzati nelle politiche del credito, e per tutti è stata coniata la generica motivazione del premio: "Per le ricerche sulle banche e le crisi finanziarie". Tutti e tre sono attenti studiosi degli insegnamenti storici: Bernanke, in particolare, fin dagli anni '80 quando insegnava all'università analizzava gli errori che avevano portato negli anni '30 a trasformare un'ordinaria recessione in una spaventosa depressione a livello mondiale dalle conseguenze tristemente ricordate come catastrofiche. "Non dobbiamo ripetere gli stessi comportamenti", ripeteva. E infatti quando alla Fed ha dovuto gestire una situazione ad altissimo rischio, si è inventato un modo rivoluzionario, e vincente, per affrontarla. Diffondere il denaro anziché restringerlo, a costo di affrontare grosse partite di "debito buono" come l'avrebbe definito tanti anni dopo Mario Draghi.
Una locomotiva per le altre Banche centrali, l'ultimo a seguire: Draghi
Sulle orme della Fed sono andate praticamente tutte le banche centrali del pianeta, dalla Gran Bretagna al Giappone e perfino per brevi tratti la Cina. L'ultima a unirsi è stata la Bce guidata dal novembre 2011 da Draghi, che ha dovuto attendere fino al marzo 2015 (quando Bernanke aveva lasciato da qualche mese la guida della Fed) per poter lanciare il "Qe" anche in Europa. Gli effetti, com'è noto, sono stati altrettanto positivi oltre che salvifici per Paesi come l'Italia che hanno l'esigenza di emettere enormi volumi di debito pubblico. Ora si vive la fase opposta. La Fed sta rialzando nervosamente e rapidamente i tassi, e ha cominciato a rivendersi i buoni del Tesoro che aveva accumulato fino a portare il suo attivo di bilancio vicino ai 9mila miliardi. La Bce è anche stavolta più prudente, i tassi li sta rialzando ma con maggior gradualità, e quanto ad alleggerire il proprio bilancio (in questo caso 5500 miliardi accumulati) ancora non ha iniziato. Tutti in attesa degli sviluppi della guerra.