Fatih Birol (Iea): "L'Europa passerà questo inverno, ma il prossimo sarà più duro"
di Luca Fraioli , di Luca FraioliSolidarietà e lungimiranza per affrontare la stagione invernale. Non l’imminente, ma quella 2023-2024. Saranno queste le due raccomandazioni che oggi il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia Fatih Birol rivolgerà ai ministri dell’energia Ue, riuniti a Bruxelles per l’ennesimo vertice sulla crisi del gas innescata dall’invasione dell’Ucraina.
Direttore Birol, i cittadini devono aspettarsi mesi difficili dal punto di vista energetico?
«I Paesi europei affronteranno l’inverno senza importanti interruzioni di rifornimenti e senza blackout, perché gli stoccaggi di gas hanno raggiunto circa il 90%. Quindi, in assenza di una significativa, e al momento inattesa, interruzione delle forniture, si dovrebbe arrivare a febbraio o marzo usando le scorte».
E allora quale messaggio porterà oggi ai ministri europei?
«Immaginiamo che invece si verifichi un’interruzione grave e …
Solidarietà e lungimiranza per affrontare la stagione invernale. Non l’imminente, ma quella 2023-2024. Saranno queste le due raccomandazioni che oggi il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia Fatih Birol rivolgerà ai ministri dell’energia Ue, riuniti a Bruxelles per l’ennesimo vertice sulla crisi del gas innescata dall’invasione dell’Ucraina.
Direttore Birol, i cittadini devono aspettarsi mesi difficili dal punto di vista energetico?
«I Paesi europei affronteranno l’inverno senza importanti interruzioni di rifornimenti e senza blackout, perché gli stoccaggi di gas hanno raggiunto circa il 90%. Quindi, in assenza di una significativa, e al momento inattesa, interruzione delle forniture, si dovrebbe arrivare a febbraio o marzo usando le scorte».
E allora quale messaggio porterà oggi ai ministri europei?
«Immaginiamo che invece si verifichi un’interruzione grave e imprevista, per esempio l’esplosione di un gasdotto. L’Europa come reagirebbe? Ci sono due possibili scenari. Il primo è una risposta solidale, in cui i Paesi dell’Unione si aiutano e sostengono reciprocamente. Ma c’è il rischio che i Paesi agiscano solo per difendere i propri interessi domestici. Se questo dovesse accadere le implicazioni per l’Europa andrebbero ben oltre la questione energetica, sarebbe un durissimo colpo per il prestigio della Ue nell’arena internazionale. Quindi il mio messaggio principale sarà che la solidarietà energetica tra i Paesi europei è fondamentale».
E il secondo?
«Riguarda l’inverno successivo. Le nostre stime ci dicono che a febbraio 2023 gli stoccaggi saranno passati dal 90 al 25-20%. E allora la domanda è: come agirà l’Europa nel 2023 per riempirli nuovamente fino all’80-90% in modo da poter affrontare l’inverno 2023-2024? Quest’anno agli stoccaggi ha contribuito anche il gas che ancora arrivava dalla Russia. Inoltre la Cina, che è il principale importatore di gas liquefatto, nel 2022 ne ha acquistato meno del previsto perché la sua economia ha avuto una flessione. Ma l’anno prossimo potrebbe esserci una ripresa economica e Pechino potrebbe tornare a fare il pieno di gas, una domanda che farebbe crescere il prezzo per gli europei».
A proposito di solidarietà europea, si è molto discusso del price cap proposto dall’Italia per mettere a freno i prezzi. È la soluzione giusta?
«Adottare un price cap richiede grande attenzione alla dinamica dei prezzi. Da un lato li si vuole tenere bassi per proteggere consumatori e aziende. Dall’altro però non possono essere troppo bassi, altrimenti l’Europa rischia di non essere più competitiva come acquirente di gas naturale liquefatto sui mercati internazionali. Trovare un equilibrio tra queste due necessità è molto delicato e spiega lo stallo europeo».
Cina e India non sono già pronte a soppiantare l’Europa come possibili acquirenti dei combustibili fossili russi?
«Può essere vero per il petrolio. Ma per il gas ci vorranno almeno dieci anni per costruire infrastrutture che lo portino in Asia. Senza contare che le sanzioni e l’isolamento tecnologico della Russia renderanno molto difficili anche i progetti russi per liquefare il gas e trasportarlo via nave».
Questa crisi energetica quanto somiglia allo shock petrolifero del 1973 che portò alla nascita dell’Agenzia che lei oggi dirige?
«Ci sono somiglianze. Ma quella attuale è molto più vasta e complessa. In ballo non c’è solo il petrolio, ma anche il gas e la produzione di elettricità. Inoltre energia e geopolitica non sono mai state così connesse. Questa è la prima crisi energetica davvero globale».
Ciononostante, lei ha detto di “non credere alle narrazioni negative sulla crisi energetica”. Ci dia una “narrazione” positiva a cui credere.
«Quando ci fu la crisi petrolifera degli anni Settanta, molti governi elaborarono strategie che avrebbero innescato vere rivoluzioni, dall’efficienza energetica delle automobili al nucleare. La risposta alla crisi odierna è se possibile molto più forte. Gli Stati Uniti hanno approvato l’Inflaction Reduction Act, in Europa c’è il RepowerEu, il Giappone ha preso misure analoghe. Sono risposte guidate da tre fattori. La sicurezza energetica: i Paesi vogliono ridurre la dipendenza da chi detiene i combustibili fossili. Gli impegni climatici presi a livello internazionale. Infine, la politica industriale: molti Paesi vogliono essere leader nelle tecnologie pulite, auto elettriche, idrogeno, ecc.. Una combinazione molto potente che ci porterà verso un futuro di energia pulita e sicura»