Mps più vicina all’aumento grazie a nuovi investitori che sottoscrivono 500 milioni
di Andrea Greco , di Andrea GrecoMILANO - All’ultimo giorno utile Mps sembra aver trovato la quadra tra gli investitori e le banche del consorzio impegnato a garantire il delicato aumento da 2,5 miliardi.
I primi si sarebbero impegnati a sottoscrivere circa 500 milioni, anche se non tutte le firme ancora ci sono; e la loro presenza al tavolo avrebbe convinto Mediobanca, Credit Suisse, Bofa, Citi ad accollarsi fino a 400 milioni di inoptato, somma conforme alle assunzioni di rischio messe nel preliminare siglato a giugno. La firma della garanzia bancaria potrebbe essere martedì, prima del cda convocato da Mps per deliberare le integrazioni al prospetto; così Consob lo potrà approvare per venerdì. Con questa agenda, stretta ma conforme a quella voluta dall’ad Luigi Lovaglio, l’aumento in Borsa potrebbe iniziare lunedì 17, e durare tre settimane. In caso di ritardi partirebbe il 24 e ne durerebbe due.
MILANO - All’ultimo giorno utile Mps sembra aver trovato la quadra tra gli investitori e le banche del consorzio impegnato a garantire il delicato aumento da 2,5 miliardi.
I primi si sarebbero impegnati a sottoscrivere circa 500 milioni, anche se non tutte le firme ancora ci sono; e la loro presenza al tavolo avrebbe convinto Mediobanca, Credit Suisse, Bofa, Citi ad accollarsi fino a 400 milioni di inoptato, somma conforme alle assunzioni di rischio messe nel preliminare siglato a giugno. La firma della garanzia bancaria potrebbe essere martedì, prima del cda convocato da Mps per deliberare le integrazioni al prospetto; così Consob lo potrà approvare per venerdì. Con questa agenda, stretta ma conforme a quella voluta dall’ad Luigi Lovaglio, l’aumento in Borsa potrebbe iniziare lunedì 17, e durare tre settimane. In caso di ritardi partirebbe il 24 e ne durerebbe due.
Nessun “cavaliere bianco” finora, che pure il Tesoro dovrà trovare in due anni per riprivatizzare la banca rispettando gli impegni presi con l’Europa. Ieri sera una fonte da Roma, «qualificata vicina al dossier» (e forse vicine anche al Tesoro, primo socio di Mps al 64% e già impegnato sulla sua parte di aumento) ha detto alle principali agenzie: «Tutte le tessere si stanno incastrando, si parte». L’aumento, obbligatorio dopo che la banca ha violato i minimi patrimoniali civilistici e di vigilanza, va chiuso entro metà novembre per consentire l’esodo agevolato (sette anni di scivolo) dei 3.500 dipendenti pronti a cogliere la proposta di uscita anticipata. Costo circa 800 milioni, ma risparmio di 270 milioni l’anno da gennaio.