Nel settore della carta quasi sei imprese su dieci rischiano di avere margini in rosso con il caro-energia, una pattuglia ben nutrita che copre oltre l'80% degli addetti. Nell'acqua si supera il 50% del campione, nella metallurgia va solo un poco meglio con il 42%.
Ecco la mappa dei settori industriali che soffrono particolarmente per i costi di elettricità e gas. A metterli in fila è l'Istat in un riquadro ad hoc della sua nota mensile sull'andamento dell'economia. L'Istituto ha relizzato una simulazione sui dati del sistema produttivo del 2019, per vedere l'impatto dei rincari energetici sui margini di profitto. Ne derivano "effetti differenziati nei settori", che rendono "negativi i margini operativi dell'8,2% delle imprese attive, che impiega circa il 20% degli addetti". Questa è la mediona del pollo, ma ci sono appunto punte di pericolosità tanto che i rincari "costituiscono un elemento di forte rischio per l'operatività delle imprese italiane".
A cambiare l'esito tra un comparto è l'altro sono alcuni fattori evidenti: il mix energetico usato nei processi produttivi, il grado di utilizzo delle diverse fonti, la capacità di trasferire la crescita dei costi sui prezzi di vendita. La simulazione considera la sola variazione dei prezzi energetici, tenendo fissi gli altri fattori. Si parte quindi con il registrare (tra il 2019 e il 2022) un aumento del 131,5% del prezzo dell'elettricità e del 182,5% dei "combustibili gassosi" che diventa un +776% per il solo gas naturale.
"Nel 2019, l'incremento dei prezzi dei beni energetici avrebbe determinato un Mol negativo per oltre 355mila imprese, pari all'8,2% del complesso del sistema produttivo; di queste, oltre 307mila nel comparto dei servizi (9,1%), 47.600 circa nell'industria (5,4%), per un totale di 3,4 milioni di addetti coinvolti (20,1%; oltre 2,5 milioni nei servizi, più di 85mila nell'industria). Non si tratterebbe, peraltro, di imprese di dimensioni trascurabili: nel 2019 tali unità impiegavano in media 17,9 e 8,3 addetti rispettivamente nell'industria e nei servizi, con dimensioni medie superiori di 3 e 2,4 volte alle rispettive medie di comparto", dice l'Istat alla fine dell'esercizio.
Secondo l'Istat "in alcune attività la diffusione del fenomeno è considerevole". Nell'industria, i primi sette settori presentano una elevata quota di imprese con margini negativi: dal 57,9% della carta al 41,7% della metallurgia. Anche nei settori di minore dimensione (coke e raffinati, acqua) la quota di imprese con Mol negativo rappresenterebbe comunque oltre il 50% del totale del comparto. Nel tessile l'incidenza sarebbe notevolmente più bassa (21,2%) ma la quota di addetti delle imprese che registrerebbero profitti negativi appare ragguardevole (41,5%). Nei servizi, i primi 9 settori riportati nella tavola presentano una quota di imprese con Mol negativo inferiore rispetto ai primi 9 comparti industriali; tuttavia l'aspetto occupazionale risulta comunque rilevante (quasi ovunque superiore a un terzo del totale).
"I fortissimi rincari delle materie prime energetiche - conclude l'Istat - avrebbero avuto un impatto esteso e significativo sui margini di profitto delle imprese italiane. In alcuni dei settori industriali nei quali le spese energetiche pesano in misura più elevata sui costi intermedi, tali aumenti potrebbero rappresentare un serio rischio per la capacità operativa di oltre la metà delle imprese".