MILANO - Il Tribunale Ue ha annullato la decisione della Bce che aveva posto Banca Carige in amministrazione straordinaria, decisione del gennaio 2019, e della successiva decisione del marzo 2019, che ne proroga la durata fino al 30 settembre 2019. Il Tribunale ha ritenuto che la Bce sia incorsa in un errore di diritto nella determinazione della base giuridica utilizzata per adottare le decisioni impugnate.
Le successive proroghe della misura invece non vengono messe in discussione: il Tribunale infatti ha precisato che non costituiscono oggetto del ricorso in quanto sono state adottate in seguito al deposito della domanda di annullamento. Contro la decisione del Tribunale, entro due mesi e dieci giorni a decorrere dalla data della sua notifica, può essere proposta un'impugnazione, limitata alle questioni di diritto, dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.
Al momento del commissariamento il principale azionista era la famiglia Malacalza, ovviamente contraria alla misura, ma il ricorso in questione era stato presentato da Francesca Corneli, azionista di minoranza Carige con una quota molto ridotta (lo 0,000361% del capitale sociale) e che in occasione di una successiva assemblea (del 2019) si era fatta promotrice di una raccolta deleghe.
Carige ha opposto un "no comment" sugli avvenimenti odierni. Ma, allo stato, sembra difficile ipotizzare che il corso degli eventi successivi, che ha portato all'acquisizione della banca della Lanterna da parte di Bper e alla cancellazione dal listino di Borsa (dopo un'opa), possa essere riscritto. Ricorso della Bce a parte (che potrà essere presentato entro due mesi e dieci giorni dalla sentenza ordierna) l'unico effetto immaginabile è che ci possa essere una richiesta di risarcimento danni, da poter chiedere nei confronti della Bce, probabilmente da parte di tutti gli allora azionisti Carige.
«Si tratta di un provvedimento non chiaro nelle motivazioni e negli effetti – commenta a caldo Raffaele Lener, giurista e uno degli ex commissari Carige – però credo che ci siano pochi dubbi che siano salvi gli effetti dell’amministrazione straordinaria verso i terzi in buona fede, così come prescrive la legge. Dunque, tutti gli atti dei commissari prima e l’acquisto della banca da parte di Bper poi».
La banca, che aveva accumulato perdite per oltre 1,6 miliardi di euro tra dicembre 2014 e l'1 gennaio 2019, tenne il 22 dicembre 2018 un'assemblea per varare un aumento di capitale ma la proposta fu bocciata dai soci presenti e con l'astenzione - determinante - di Malacalza, che nella circostanza equivalse a un voto contrario. Di conseguenza, rassegnarono le dimissioni il presidente, il vicepresidente, il direttore generale e la maggioranza dei consiglieri d'amministrazione e il primo gennaio 2019 la Bce pose la banca in amministrazione straordinaria.
Il passaggio successivo, alla fine del periodo di commissariamento, fu il varo dell'aumento di capitale, che consentì l'ingresso del Fondo interbancario di garanzia e in misura più ridotta di Cassa centrale banca; la conseguenza diretta fu il quasi azzeramento degli azionisti pregressi, a partire dai Malacalza (che fino a quel momento avevano il 27,7% dell'istituto ligure).
Ora la decisione della Corte del Lussemburgo, che sembra tuttavia esprimersi solo sul fondamento di diritto che ha permesso alla Bce di commissariare la banca e non sul merito. Tuttavia, con gli stessi effetti pratici: l'annullamento del commissariamento.