Gazprom: a ottobre le entrate dal gas in Europa crollano ai livelli del maggio scorso
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - Oltre all'andamento negativo della guerra, Vladimir Putin ha un altro grosso problema. Di natura economica: le entrate di Gazprom per la vendita di gas all'Europa alla fine di ottobre sono tornate ai livelli del luglio 2021. Non solo alle cifre precedenti all'inizio del conflitto in Ucraina, ma addirittura antecedenti alla corsa vertiginosa dei prezzi per la fine dei lockdown.
Ma c'è dell'altro: per quanto siano aumentate di molto in termini percentuali, le esportazioni russe di gas naturale verso l'Asia - e la Cina in particolare - non riusciranno a compensare le entrate non più garantite dall'Europa. Al Cremlino, di fatto, non resta che fare il tifo perché l'inverno nel Vecchio Continente sia particolarmente freddo. Perché una maggiore domanda potrebbe far risalire i prezzi. E' vero che, in ogni caso, l'anno si chiuderà con entrate record per il colosso energetico controllato dal governo di Mosca. Ma …
ROMA - Oltre all'andamento negativo della guerra, Vladimir Putin ha un altro grosso problema. Di natura economica: le entrate di Gazprom per la vendita di gas all'Europa alla fine di ottobre sono tornate ai livelli del luglio 2021. Non solo alle cifre precedenti all'inizio del conflitto in Ucraina, ma addirittura antecedenti alla corsa vertiginosa dei prezzi per la fine dei lockdown.
Ma c'è dell'altro: per quanto siano aumentate di molto in termini percentuali, le esportazioni russe di gas naturale verso l'Asia - e la Cina in particolare - non riusciranno a compensare le entrate non più garantite dall'Europa. Al Cremlino, di fatto, non resta che fare il tifo perché l'inverno nel Vecchio Continente sia particolarmente freddo. Perché una maggiore domanda potrebbe far risalire i prezzi. E' vero che, in ogni caso, l'anno si chiuderà con entrate record per il colosso energetico controllato dal governo di Mosca. Ma Putin deve già fare i conti con il fatto che dall'anno prossimo i rubinetti verso l'Europa verranno chiusi del tutto, così come i flussi finanziari verso le casse di Mosca.
Ma andiamo con ordine. A segnalare il nuovo dato è stato l'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale che dall'inizio del conflitto scatenato dalla Russia sta monitorando i mercati dell'energia in Europa. Sul sito viene pubblicato un grafico da cui si vede molto chiaramente come le entrate di Gazprom abbiamo raggiunto il loro massimo mel marzo scorso, quando l'Europa copriva ancora il 40 per cento del suo fabbisogno dalle forniture russe, mentre ora siano progressivamente scese, mano a mano che il gas russo veniva sostituito.
Con un ultimo picco a luglio, in coincidenza con le operazioni di riempimento degli stoccaggi in tutta Europa e il record storico del prezzo del gas a 344 euro al megawattora. Da allora, lo scenario è completamente cambiato, come spiega Matteo Villa, ricercatore dell'Ispi. Con previsioni ancora peggiori per il Cremlino: "Alla fine di questa settimana, i ricavi russi dall'Europa dovrebbero attestarsi sui 100-110 milioni di euro al giorno. Una cifra simile a quella del maggio-giugno del 2021, quindi prima del vertiginoso aumento dei prezzi sui mercati energetici. Si tratta di una cifra che equivale a 40 milioni all'anno. Nel corso dell'inverno, le entrate con tutta probabilità torneranno a salire, ma non torneremo più ai 90-95 milioni di euro che Gazprom incasserà alla fine di quest'anno".
Di fatto, Putin molto presto non potrà più usare il ricatto del gas nei confronti dell'Europa, visto che i flussi verso ovest sono rimasti solo parzialmente aperti attraverso il Turkish Stream (i collegamento che passa sotto il Mar Nero) e il gasdotto dall'Ucraina. E, allo stesso tempo, non potrà più usare la leva finanziaria: verranno meno i 100 miliardi di entrate dell'Europa con cui chiuderà il 2022 (contro i 35-40 miliardi dell'epoca precovid e i 70 miliardi del 2021, sempre secondo i calcoli dell'Ispi).
In pratica, il Cremlino deve già fare i conti con l'azzeramento delle forniture che avverrà nel 2023. In realtà, ci sta già pensando, avendo iniziato il trasferimento delle materie prime verso l'Asia. Ma ci vorrà del tempo prima che le forniture verso sud-est possano compensare quelle verso l'Europa.
Nel 2021, Gazprom ha esportato verso la Ue circa 155 miliardi di metri cubi di gas, mentre verso l'Asia è arrivato a 40-45 miliardi, di cui la metà verso la Cina. La chiusura dei rubinetti verso l'Europa, porterà l'Asia a diventare il primo mercato di Mosca, ma l'unica possibilità per continuare a riempire le casse pubbliche è sperare che il prezzo continui a restare alto.
Riassumendo, Gazprom ha ancora pochi mesi per fare il pieno nelle casse del Cremlino. Come mai, allora, il Fondo monetario internazionale prevede una contrazione economica per la Russia nel 2022 e nel 2023 inferiore rispetto alle previsioni di luglio? E' previsto - secondo il Fmi - un -3,4% quest'anno e un -2,3% nel 2023, in rialzo di 2,6 e 1,2 punti percentuali rispetto a tre mesi fa e di 5,1 punti per il 2022 rispetto alle previsioni di sei mesi fa (invariata la previsione per il 2023). La risposta la dà ancora Villa: "Si parla sempre di gas, ma le entrate per le vendite di petrolio russo sono superiori e il greggio può essere spedito soprattutto via nave".