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Imu, niente tasse sulla seconda casa di famiglia se un coniuge vive lì

(ansa)
La Consulta dichiara illegittima la norma del 2011 perché discrimina le coppie sposate rispetto ai conviventi di fatto: torna la doppia esenzione, anche all'interno dello stesso Comune. Ma raccomanda alle amministrazioni di intensificare i controlli sui furbetti della "dimora abituale"
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ROMA - Esentato dall’Imu anche il coniuge che risiede e dimora abitualmente in una casa diversa da quella principale, ubicata nello stesso Comune o in un altro. La Corte Costituzionale chiude un’annosa vicenda dichiarando illegittima la norma del Salva Italia del 2011 (governo Monti) che limitava l’esenzione Imu solo alla prima casa, relegando l’altra a seconda e in quanto tale soggetta all’imposta sugli immobili. E questo, spiega la Consulta nelle motivazioni della sentenza 209 depositata oggi (relatore Luca Antonini), perché altrimenti sarebbe discriminato chi decide di sposarsi o di costituire un’unione civile rispetto ai conviventi di fatto.

Cosa cambia ora

Chi convive infatti può possedere due case di proprietà, una a testa, considerate ciascuna come prima abitazione e così esenti da Imu. I coniugi invece, dopo la norma del 2011, no. Se uno vive a Roma e l’altro a Milano, l’abitazione principale di Roma…

ROMA - Esentato dall’Imu anche il coniuge che risiede e dimora abitualmente in una casa diversa da quella principale, ubicata nello stesso Comune o in un altro. La Corte Costituzionale chiude un’annosa vicenda dichiarando illegittima la norma del Salva Italia del 2011 (governo Monti) che limitava l’esenzione Imu solo alla prima casa, relegando l’altra a seconda e in quanto tale soggetta all’imposta sugli immobili. E questo, spiega la Consulta nelle motivazioni della sentenza 209 depositata oggi (relatore Luca Antonini), perché altrimenti sarebbe discriminato chi decide di sposarsi o di costituire un’unione civile rispetto ai conviventi di fatto.

Cosa cambia ora

Chi convive infatti può possedere due case di proprietà, una a testa, considerate ciascuna come prima abitazione e così esenti da Imu. I coniugi invece, dopo la norma del 2011, no. Se uno vive a Roma e l’altro a Milano, l’abitazione principale di Roma era esente e quella di Milano considerata come secondo immobile (o viceversa). Da oggi non più. E questa distinzione vale anche all’interno dello stesso Comune: fin qui, in base alla legge 160 del 2019, si doveva scegliere per una sola agevolazione fiscale, in presenza di residenze e dimore abituali diverse.

La spiegazione della Corte

“In un contesto come quello attuale - spiega la Consulta - caratterizzato dall’aumento della mobilità nel mercato del lavoro, dallo sviluppo dei sistemi di trasporto e tecnologici, dall’evoluzione dei costumi, è sempre meno rara l’ipotesi che persone unite in matrimonio o unione civile concordino di vivere in luoghi diversi, ricongiungendosi periodicamente, ad esempio nel fine settimana, rimanendo nell’ambito di una comunione materiale e spirituale”.

La discriminazione

Ecco che, ai fini dell’esenzione dall’Imu sulla prima casa, il fatto di “non ritenere sufficiente - per ciascun coniuge o persona legata da unione civile - la residenza anagrafica e la dimora abituale in un determinato immobile determina un’evidente discriminazione rispetto ai conviventi di fatto”. I quali invece “in presenza delle medesime condizioni si vedono accordato, per ciascun rispettivo immobile, il suddetto beneficio”.

I furbetti dell’Imu

La Corte non ignora la possibile deriva scivolosa di questa sentenza. E cioè che si torni alla situazione, non così rara, del passato in cui i coniugi si intestavano una casa a testa, facendola risultare come prima abitazione, per evadere di fatto le tasse. La dichiarazione di illegittimità costituzionale - specifica la Consulta - “non determina in alcun modo una situazione in cui le “seconde case” ne possano usufruire”. Ma anzi mira a “responsabilizzare i Comuni e le altre autorità preposte ad effettuare adeguati controlli”.