Taglio delle aliquote e riordino degli incentivi: così può cambiare il Superbonus
a cura della redazione EconomiaMILANO - Il Superbonus 110% per i lavori edilizi, il più amato (a giudicare dalle cifre in ballo, oltre 50 miliardi a settembre) e contestato in Italia (a giudicare dalle critiche, difese e modifiche incassate), va verso una revisione. Il tema non sarà il primissimo all'ordine del giorno nel nuovo governo a trazione Fdi, ma senz'altro la revisione dell'incentivazione per gli interventi di efficienza energetica e antisismici ci sarà.
Già alla stesura del programma, la premier in pectore Giorgia Meloni diceva che "il Superbonus nasceva da un obiettivo nobile. Ma la norma, come spesso accade, era scritta male e applicata peggio". La sua attenzione sarà anche per le aziende "lasciate in ginocchio" dalla stretta Draghi, solo perché "avevano fatto il loro lavoro e seguito le indicazioni dello Stato". Gli "esodati del 110%", li ha chiamati. Ma nel programma elettorale in effetti è entrato il duplice aspetto: la "salvaguardia delle situazioni in essere" da una parte e un "riordino e armonizzazione degli incentivi" dall'altra.
Le regole in vigore e il decalage previsto
Il luogo potrebbe esser la nuova Manovra finanziaria, alla quale ci si dedicherà il prossimo mese con tempi eccezionalmente stretti. Riordino significa cambiare probabilmente il calendario e le aliquote dell'incentivo. Ad ora, per i condomini c'è tempo fino a tutto il 2023 per sfruttare il Superbonus 110%, mentre gli interventi agevolati sui villini finiscono quest'anno per chi ha effettuato almeno il 30% dei lavori entro settembre. Già il governo Draghi ha previsto quindi un percorso di decalage degli incentivi, dal 70% del 2024 fino al 65% dell'anno dopo.
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La revisione: prime e seconde case o bonus unico
Ora, si ragiona su diversi aspetti. Nei giorni scorsi si è ventilata una revisione che comporti una differenziazione nell'aliquota di detrazione tra prime e seconde case. Nel primo frangente si passerebbe all'80%, nel secondo a una quota più bassa tra il 50 e il 65%. Sull sfondo c'è l'idea comune al centrodestra di andare verso un bonus unico, e quindi semplificare e unificare le aliquote dei vari bonus edilizi (oggi si arriva fino al 50%), scegliendone una tra il 65 e il 70%. Confedilizia non sarebbe ostile al riordino, con il presidente Giorgio Spaziani Testa che ha parlato di "un sistema per il futuro, equilibrato magari con aliquote, non tantissime come ce ne sono ora, con incentivi per interventi sugli immobili di vario tipo ad un livello che lo Stato può permettersi e che non creino tensioni e problemi sull'economia come il rialzo dei prezzi ed altro. Aspettiamo e vediamo". Anche Forza Italia che spinge per un intervento subito, nella prima legge di bilancio. Lega più cauta. Il calendario delle agevolazioni potrebbe dunque essere stravolto già a partire dal 2023. Con una clausola di salvaguardia per tutte le pratiche già autorizzate.