Dipendenti pubblici, fino a 5 anni per ricevere il Tfr. Le banche offrono l'anticipo, ma non è gratis
di Carlotta Scozzari , di Carlotta ScozzariMILANO - Da un anno e mezzo, alcune banche si sono lanciate in un nuovo business: l'anticipo della liquidazione ai dipendenti pubblici. Tutto nasce dal proverbiale ritardo che la pubblica amministrazione (Pa), nella maggior parte dei casi l'Inps, impiega a erogare al lavoratore in pensione il trattamento di fine rapporto (Tfr) o di fine servizio (Tfs). Possono, infatti, trascorrere fino a 24 mesi nel caso di pensione ordinaria anticipata o di vecchiaia, ma si può arrivare anche a cinque anni in presenza di formule particolari come la cosiddetta la vecchia "Quota 100" o l'attuale "Quota 102" che l'ha sostituita. In questi ultimi casi, infatti, si percepisce la liquidazione soltanto dopo avere raggiunto i requisiti necessari per ricevere l'assegno anticipato o di vecchiaia.
Qui entrano in gioco le banche, chiamate in causa da una serie di provvedimenti governativi del 2019 e del 2020 emanati proprio con l'obiettivo di colmare…
MILANO - Da un anno e mezzo, alcune banche si sono lanciate in un nuovo business: l'anticipo della liquidazione ai dipendenti pubblici. Tutto nasce dal proverbiale ritardo che la pubblica amministrazione (Pa), nella maggior parte dei casi l'Inps, impiega a erogare al lavoratore in pensione il trattamento di fine rapporto (Tfr) o di fine servizio (Tfs). Possono, infatti, trascorrere fino a 24 mesi nel caso di pensione ordinaria anticipata o di vecchiaia, ma si può arrivare anche a cinque anni in presenza di formule particolari come la cosiddetta la vecchia "Quota 100" o l'attuale "Quota 102" che l'ha sostituita. In questi ultimi casi, infatti, si percepisce la liquidazione soltanto dopo avere raggiunto i requisiti necessari per ricevere l'assegno anticipato o di vecchiaia.
Qui entrano in gioco le banche, chiamate in causa da una serie di provvedimenti governativi del 2019 e del 2020 emanati proprio con l'obiettivo di colmare la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici, in tutto oggi circa 3,2 milioni di lavoratori, e privati per quel che riguarda i tempi e i modi di percezione del tfs. In pratica, gli istituti di credito si sostituiscono di fatto alla Pa anticipando ai dipendenti che si congedano dal lavoro almeno una parte della liquidazione spettante. Certo, non lo fanno gratis.
Quanto è il tasso di interesse agevolato
Sono previsti due diversi binari di erogazione dell'anticipo. Il primo, il più diffuso, prevede che le banche concedano prestiti fino a un massimo di 45 mila euro a un tasso di interesse agevolato, pari al rendimento medio dei titoli pubblici (il cosiddetto Rendistato) con durata analoga al finanziamento più lo 0,40% di maggiorazione. I principali istituti che lavorano in questo segmento, a partire dall'accordo quadro siglato dall'Abi con il governo, sono Unicredit, Banca Sella e Cassa di Ravenna. Tecnicamente, l'ex dipendente pubblico cede il suo credito alla banca, in maniera simile a quanto avviene con il Superbonus e gli altri bonus edilizi. L'intermediario gira al lavoratore l'anticipo, accreditando le somme entro 15 giorni dalla stipula del contratto, e poi viene ripagato direttamente dall'ente. Il rimborso è coperto fino all’80% dal Fondo di Garanzia, cosa che di fatto permette alle banche di abbattere i requisiti di capitale prevedendo meno accantonamenti in un'ottica di vigilanza.
Quanto vale il mercato
"A oggi - spiega Fabio Mucci, responsabile prodotti di finanziamento Unicredit Italia - siamo l'unica banca sistemica a operare, dal marzo del 2021, nel segmento dell'anticipo agevolato, con una quota superiore al 60% del mercato". Che, secondo stime, vale circa 680 milioni. "Riteniamo che questo tipo di finanziamenti rappresenti uno strumento importante per consentire agli ex dipendenti pubblici di entrare in possesso delle somme in anticipo sui tempi previsti dalle procedure ordinarie. L'importo medio dei nostri anticipi è di circa 40 mila euro, con una durata di oltre 30 mesi e una maggiore concentrazione delle erogazioni al Centro e al Sud Italia".
L'altro binario dell'anticipo, per somme superiori a 45 mila euro, prevede tassi legati alle cessioni dei crediti allineati a quelli del mercato, quindi con un onere complessivo maggiore per il richiedente. In questo segmento, risulta particolarmente attivo Banco Bpm. Nell'ultimo bilancio, l'istituto milanese spiegava di avere consolidato, nel 2021, questo tipo di strumento anche grazie alla "proficua cooperazione con organi e corpi militari dello Stato italiano".
Cosa può succedere con il nuovo governo
Anche dalla politica potrebbe arrivare una spinta al mercato dell'anticipo delle liquidazioni pubbliche. Il nuovo governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni, tramite formule come "Opzione uomo" o "Quota 41", appare orientato ad allargare il ventaglio di possibilità di uscita dal mercato del lavoro prima dei tempi dettati dalla pensione ordinaria. Se così fosse, è altamente probabile che, come già accade per Quota 100 e 102, i tempi di attesa dell'erogazione del tfr o tfs si allunghino, con maggiori possibilità che il dipendente abbia bisogno di un anticipo delle somme. E con un maggiore lavoro proprio per le banche.