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Povertà ai massimi, l’imbarazzo della destra che si era impegnata a cancellare il Reddito di cittadinanza

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Meloni vuole tagliare le risorse di un terzo: tre miliardi da destinare ad altro. Ma deve vedersela con l'opposizione di Caritas, Cei e Alleanza contro la povertà: "Rafforzare le politiche sociali e cambiare i requisiti di accesso, troppi poveri esclusi"
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ROMA - La destra dice: aboliamolo. La Caritas, la Chiesa italiana, i sindacati, le associazioni controbattono: rafforziamolo perché la povertà dilaga e non tutti i poveri lo prendono. Sul Reddito di cittadinanza sta per aprirsi una partita politica persino più insidiosa di quella sulle pensioni per il nuovo governo. Una partita che vale 8,7 miliardi all'anno. E il sostegno a un milione di famiglie, equivalenti a 2 milioni e mezzo di persone.

Troppo poche per il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, meno della metà degli indigenti che sono 5,6 milioni. "La povertà morde, il Reddito va mantenuto e dato a tutti i poveri assoluti", ha tuonato Zuppi dopo la presentazione dei dati Caritas. Dati allarmanti in un contesto di alta inflazione e recessione incombente che gonfieranno ancora di più le vele della povertà quest'anno e il prossimo.

ROMA - La destra dice: aboliamolo. La Caritas, la Chiesa italiana, i sindacati, le associazioni controbattono: rafforziamolo perché la povertà dilaga e non tutti i poveri lo prendono. Sul Reddito di cittadinanza sta per aprirsi una partita politica persino più insidiosa di quella sulle pensioni per il nuovo governo. Una partita che vale 8,7 miliardi all'anno. E il sostegno a un milione di famiglie, equivalenti a 2 milioni e mezzo di persone.

Troppo poche per il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, meno della metà degli indigenti che sono 5,6 milioni. "La povertà morde, il Reddito va mantenuto e dato a tutti i poveri assoluti", ha tuonato Zuppi dopo la presentazione dei dati Caritas. Dati allarmanti in un contesto di alta inflazione e recessione incombente che gonfieranno ancora di più le vele della povertà quest'anno e il prossimo.

Uno scontro tra Giorgia Meloni e la Chiesa di papa Francesco, tutta improntata a difendere gli scartati e i migranti, non è certo di buon auspicio per l'esordio del nuovo governo di centrodestra. Sarà anche per questo che, scavallati i toni da campagna elettorale, l'abolizione del Reddito pare sparita dai radar della coalizione. Dietro le quinte si fa però notare che il programma comune di FdI, Lega e Forza Italia parla di "sostituzione", non di abolizione, "con misure più efficaci".

In ogni caso Meloni punta ad asciugare almeno un terzo delle risorse del Reddito (circa 3 miliardi), per destinarle ad altro. Ed è tentata dal seguire i consigli della sua mamma: "Toglilo ai diciottenni, lascialo solo a invalidi e anziani" (ma i giovani tra 18 e 29 anni che lo prendono sono solo l'1,5% del totale). Ecco che Meloni comincia ora a dire di voler conservare il Reddito, però solo "agli inabili al lavoro, over 60 privi di reddito, pensionati, invalidi e famiglie in difficoltà con minori a carico". E per gli altri, "gli abili tra 18 e 60 anni e senza minori a carico", prevedere al massimo "un rimborso spese" e corsi di formazione "finanziati dal Fondo sociale europeo".

Non sarà facile smontare l'architettura in vigore. E soprattutto farlo contro tutte le forze sociali che negli anni hanno lavorato per avere un sostegno di contrasto alla povertà (Italia unico Paese senza), molto più agguerrite di un'opposizione divisa sul tema: il M5S e, più timidamente, il Pd difendono il Reddito, Renzi ha raccolto le firme per abolirlo.

La Caritas ha già alzato la voce, facendo notare nel Rapporto sulla povertà che non sono solo le politiche attive a non funzionare. Ma anche le politiche sociali. Non è dunque solo un problema di "divano" e sfaticati che prendono l'assegno per poltrire (accusa della destra). O meglio di una rete per il lavoro che non funziona. Anche quella dell'assistenza sociale fa acqua, i poveri sono sballottati nei Comuni da una parte all'altra, la burocrazia frena i fondi per gli assistenti.

Poi, dice la Caritas e tutta l'Alleanza contro la povertà, i requisiti del Reddito vanno completamente ripensati: Isee, patrimonio, i dieci anni di residenza in Italia che tagliano fuori tanti, troppi stranieri. Le famiglie numerose sono penalizzate dal moltiplicatore: un single prende in media 453 euro al mese, una famiglia di cinque persone solo 734 euro. Il Nord è penalizzato rispetto al Sud, perché il costo della vita è più alto e basta una piccola riserva di risparmi sul conto corrente per essere esclusi dal Reddito.

Di qui la rivoluzionaria proposta della Caritas, rilanciata dal cardinal Zuppi: dare il sussidio a tutti i poveri assoluti e aiutare i poveri relativi (coloro che non sono indigenti, ma rischiano di diventarlo) con "altre forme di welfare pubblico". Un approccio diverso da quello di Meloni e compagni. E che rischia di non far emergere "tesoretti". Questo è il problema.