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Ultimo atto a Bruxelles: Draghi sfida Scholz sui fondi Ue e tetto al gas

Mario Draghi con Olaf Scholz, assieme a Emmanuel Macron, durante il loro viaggio a Kiev 
Oggi il Consiglio europeo: il premier uscente chiede misure subito operative. Nel pranzo della vigilia al Quirinale preoccupazione per i no di Berlino
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ROMA - L’inverno è alle porte: non ci sono più tempi supplementari, bisogna intervenire sull’energia. Subito, perché è già tardi. Forte di questa convinzione, Mario Draghi si batterà oggi al tavolo del Consiglio europeo. Il suo ultimo vertice da premier. Perché, come ha detto ieri nei saluti allo staff di Palazzo Chigi e ai giornalisti, lui ha «finito, il governo ha finito». Ma alla battaglia sul gas fino all’ultimo non rinuncia. Perché è dall’inizio la sua battaglia. E perché anche stavolta l’opposizione del tedesco Olaf Scholz rischia di vanificare tutto. Non solo l’ipotesi di nuovi prestiti europei per sostenere le economie in affanno, ma anche quel tetto temporaneo al prezzo del metano disegnato, a partire da una proposta italiana, dalla Commissione Ue.

La preoccupazione trapela al termine del pranzo che si tiene al Quirinale prima di ogni Consiglio europeo. D…

ROMA - L’inverno è alle porte: non ci sono più tempi supplementari, bisogna intervenire sull’energia. Subito, perché è già tardi. Forte di questa convinzione, Mario Draghi si batterà oggi al tavolo del Consiglio europeo. Il suo ultimo vertice da premier. Perché, come ha detto ieri nei saluti allo staff di Palazzo Chigi e ai giornalisti, lui ha «finito, il governo ha finito». Ma alla battaglia sul gas fino all’ultimo non rinuncia. Perché è dall’inizio la sua battaglia. E perché anche stavolta l’opposizione del tedesco Olaf Scholz rischia di vanificare tutto. Non solo l’ipotesi di nuovi prestiti europei per sostenere le economie in affanno, ma anche quel tetto temporaneo al prezzo del metano disegnato, a partire da una proposta italiana, dalla Commissione Ue.

La preoccupazione trapela al termine del pranzo che si tiene al Quirinale prima di ogni Consiglio europeo. Draghi e i ministri , ospiti di Sergio Mattarella, discutono non solo dei rischi di vedere vanificato dal fronte del Nord quel price cap che stavolta sembrava a portata di mano, ma anche dei pericoli di una distorsione del mercato unico europeo che nascono dalla decisione di Berlino di stanziare 200 miliardi per le bollette dei cittadini e delle imprese tedesche. L’unico modo per attutire gli squilibri, è convinto il premier uscente, è creare un fondo sul modello di Sure, adottato per il Covid, per garantire prestiti a tassi agevolati ai Paesi più in difficoltà. Una proposta, «appoggiata dalla Francia», che aiuterebbe a colmare il vantaggio competitivo dei tedeschi.

 

Ancora una volta – l’ultima, poi toccherà a Giorgia Meloni costruire le sue alleanze – Draghi farà fronte comune con Emmanuel Macron. Un fronte reso più forte dagli scricchiolii del tradizionale asse franco-tedesco. Il governo di Parigi, con la Spagna, l’Italia e quindici Paesi, ha firmato un documento per sostenere la necessità di adottare subito un tetto al prezzo del gas “dinamico” (modulabile intorno ai livelli reali di domanda). Il solo parlarne ha fatto calare i prezzi, ma non basta. Però Germania, Olanda, Danimarca, insieme a Svezia, Irlanda, Austria e Ungheria, sembrano volersi mettere di traverso. Un tetto temporaneo sarebbe «controproducente», è l’aggettivo usato da Berlino alla vigilia del Consiglio Ue.

La Germania si oppone anche alla proposta italiana (risale a inizio anno) di un fondo “Sure 2”. Viktor Orbán, alleato della futura premier Meloni, frena persino sugli acquisti congiunti di metano. Se Scholz, con cui Draghi avrà domani un bilaterale, si ammorbidisse, si aprirebbe un’altra partita. Ma la strada è in salita. E invece «è essenziale – scrive l’ex banchiere in una relazione inviata alle Camere – che il corridoio dinamico del prezzo del gas sia reso subito operativo», a dispetto dei timori di chi, come la Germania, pensa che il tetto limiterebbe «i flussi di gas verso l’Ue».

L’unità europea, contro la guerra di Putin e l’emergenza energetica, è il bene da preservare, ribadirà il premier a Bruxelles. Lo dice anche durante il pranzo al Colle, nel quale Mattarella lo ringrazia per «l’eccellente lavoro e i lusinghieri risultati». Sono stati, è convinto il premier, «venti mesi straordinari, che si chiudono con la buona coscienza del lavoro fatto». Nell’ultimo consiglio dei ministri, Draghi sottolinea gli effetti positivi degli aiuti stanziati per le famiglie più povere (rincari ridotti dell’88%, dice l’Upb). E sul futuro, è ottimista?, chiedono i giornalisti. Nessuna risposta. «Io ho finito». Tra pochi giorni toccherà a Meloni.