Economia italiana già in rosso nel trimestre estivo, "anche per effetto dei forti aumenti dei costi energetici e dell'incertezza sull'evoluzione della guerra in Ucraina". E' quanto rileva la Banca d'Italia nel suo Bollettino economico, nel quale registra che "al lieve calo della produzione industriale si aggiungono segnali di indebolimento nelle costruzioni. L'attività nel terziario sarebbe per contro rimasta stabile, grazie al contributo ancora positivo dei comparti turistico e ricreativo. Dal lato della domanda, la spesa delle famiglie è frenata dalla perdita di potere d'acquisto dovuta all'elevata inflazione".
Il documento cristallizza le previsioni da poco anticipate da via Nazionale, che corregge al ribasso la stima di crescita per il 2023 ma comunque la mantiene in positivo: +0,3% la dinamica del Pil prevista per il prossimo anno contro il +0,6% che il governo uscente ha scritto nella Nota di aggiornamento al Def. "Le nostre stime più recenti - si legge - indicano che in uno scenario di base il Pil aumenterebbe del 3,3 per cento nel complesso dell'anno in corso, rallenterebbe allo 0,3 nel 2023 e crescerebbe dell'1,4 nel 2024. Queste proiezioni restano tuttavia soggette a forti rischi al ribasso. L'inflazione al consumo si collocherebbe all'8,5 per cento nella media del 2022, scendendo al 6,5 nel 2023, per poi portarsi poco sopra il 2 per cento l'anno successivo. In uno scenario avverso - in cui si ipotizzano un arresto delle forniture di gas russo dall'ultimo trimestre del 2022, un nuovo rincaro dell'energia e un più marcato rallentamento del commercio mondiale - il prodotto si contrarrebbe di oltre l'1,5 per cento nel 2023 e tornerebbe a crescere moderatamente nel 2024; l'inflazione continuerebbe a salire anche il prossimo anno, superando il 9 per cento, per poi scendere in maniera decisa nel 2024".
Sul fronte del mercato del lavoro, il Bollettino segnala una frenata mentre la dinamica salariale resta contenuta. Da una parte, ciò spegne i possibili timori di una spirale di rincorsa prezzi-salari, ma d'altra parte segnala anche la perdita di potere d'acquisto delle famglie che sono sempre più soggette all'inflazione. Secondo il documento "l'occupazione ha continuato a crescere nel secondo trimestre; tuttavia nei mesi estivi sono emersi segnali di rallentamento. Anche le attese delle imprese sull'occupazione sono peggiorate, pur rimanendo compatibili con un ampliamento della domanda di lavoro. La dinamica delle retribuzioni contrattuali è rimasta nel complesso moderata: i rinnovi più recenti hanno stabilito incrementi salariali, per il periodo di vigenza dei contratti, in linea con le previsioni di inflazione al netto della componente energetica importata; nei settori più colpiti dalla pandemia si è mantenuta elevata la quota di dipendenti in attesa di rinnovo".
Interessante un approfondimento che, sempre in tema di occupazione, via Nazionale dedica agli attesi effetti del Pnrr. Il Recovery italiano sarà per la nostra economia un forte volano, a condizione che gli investimenti e le riforme vengano attuati, anche per l'occupazione. Secondo l'analisi contenuta in un riquadro del Bollettino "l'occupazione aggiuntiva nel 2024, anno di picco di spesa, è stata stimata in circa 300.000 persone". Secondo gli esperti di Via Nazionale i posti di lavoro arriveranno "per quattro quinti" dal privato. Le costruzioni avranno la parte del leone, circa 65.000 unità. Meno forti ma con una "una marcata inversione di tendenza" rispetto al 2014-2019 i comparti della produzione di computer, elettronica e ottica e nella ricerca e sviluppo.
Le stime, spiegano gli esperti della Banca d'Italia, "non tengono conto delle ulteriori ricadute positive sulla crescita che potrebbero derivare dalla complementarità della spesa pubblica con la domanda privata, oltre che dallo stimolo alla produttività totale dei fattori". Qualora anche queste componenti venissero considerate, l'effetto sul prodotto sarebbe maggiore, innalzando l'occupazione su livelli sostanzialmente compatibili con quelli - più elevati - stimati dal Governo. Le competenze richieste nei posti di lavoro attivati dal Pnrr "sarebbero altamente eterogenee". Secondo le stime è prevista una maggiore incidenza delle professioni a elevato contenuto analitico, dovuta alla crescita dei comparti che impiegano occupazione qualificata e alla natura specialistica di molti investimenti infrastrutturali. L'aumento della domanda di questo tipo di professionalità potrebbe essere soddisfatto da interventi in formazione terziaria o da politiche volte ad attrarre dall'estero personale con alti livelli di istruzione conclude la ricerca.