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Marina Calderone, al Lavoro la ministra vicina a FdI attenta alle imprese più che ai sindacati

Presidente dell'ordine dei consulenti del lavoro dal 2005, Calderone è una tecnica vicina alla politica, soprattutto di destra. Contraria al salario minimo per legge, non ostile al Reddito di cittadinanza, favorevole alla flessibilità in entrata e in uscita nel mercato del lavoro
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ROMA - Riforma delle pensioni, revisione del Reddito di cittadinanza, salario minimo, cuneo fiscale, politiche attive del lavoro, centri per l'impiego, navigator, contrattazione e salari, equo compenso per gli autonomi, sicurezza sul lavoro, Pnrr. Solo ad elencarle, le sfide sulla scrivania della neo ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Elvira Calderone fanno tremare i polsi.

Di sicuro però non parte da zero. Calderone, classe 1965, sarda di Bonorva in provincia di Sassari, una laurea in Economia aziendale internazionale, è da 28 anni consulente del lavoro, dal novembre 2005 presiede l'ordine dei consulenti e dal 2009 anche il Cup, il Comitato unitario permanente degli ordini professionali.

Già nel cda di Finmeccanica per due mandati, dal 2014 al 2020, nel 2018 ha sfiorato la presidenza dell'Inps, proposta dalla Lega, poi toccata a Pasquale Tridico, in orbita M5S. All'Inps è andato invece il marito avvocato Rosario De Luca, anche lui consulente del lavoro, come co…

ROMA - Riforma delle pensioni, revisione del Reddito di cittadinanza, salario minimo, cuneo fiscale, politiche attive del lavoro, centri per l'impiego, navigator, contrattazione e salari, equo compenso per gli autonomi, sicurezza sul lavoro, Pnrr. Solo ad elencarle, le sfide sulla scrivania della neo ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Elvira Calderone fanno tremare i polsi.

Di sicuro però non parte da zero. Calderone, classe 1965, sarda di Bonorva in provincia di Sassari, una laurea in Economia aziendale internazionale, è da 28 anni consulente del lavoro, dal novembre 2005 presiede l'ordine dei consulenti e dal 2009 anche il Cup, il Comitato unitario permanente degli ordini professionali.

Già nel cda di Finmeccanica per due mandati, dal 2014 al 2020, nel 2018 ha sfiorato la presidenza dell'Inps, proposta dalla Lega, poi toccata a Pasquale Tridico, in orbita M5S. All'Inps è andato invece il marito avvocato Rosario De Luca, anche lui consulente del lavoro, come consigliere di amministrazione. Si è dimesso ieri dal cda, poche ore prima della nomina di Calderone per evitare di essere "vigilato" dalla moglie ministra.

Insieme hanno fondato una società tra professionisti: si chiama Cdl, le iniziali dei cognomi, e fa consulenza alle imprese su licenziamenti, contenziosi, contrattualistica. Un "conflitto di interessi", per i sindacati, questa sua stretta vicinanza professionale al mondo delle imprese, più le piccole che le grandi, artigiani, commercianti, esercenti, soprattutto. Ora dovrà mediare anche con i rappresentanti dei lavoratori.

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Ministra "tecnica", Calderone è però molto vicina alla politica. Anche in modo trasversale, basta vedere il parterre di invitati al suo Festival del Lavoro, arrivato alla tredicesima edizione, l'ultima a Bologna. C'era anche Francesco Lollobrigida, fedelissimo di Giorgia Meloni. Qualche mese prima Calderone era ospite della festa di Atreju di Fratelli d'Italia.

Molte le sintonie con Meloni: la battaglia per l'equo compenso ai lavoratori autonomi (il disegno di legge si è arenato giusto con la caduta del governo Draghi), l'apertura a una flessibilità in uscita per superare le rigidità della legge Fornero, ma anche alla massima flessibilità in entrata, senza disdegnare forme contrattuali più agili (a termine, stage, apprendistato, voucher).

Non ostile al Reddito di cittadinanza purché le politiche attive - che servono per ricollocare i beneficiari in grado di lavorare - siano affidate anche alle più efficienti agenzie private, oltre che ai centri per l'impiego pubblici. Contraria al salario minimo per legge (ma favorevole se via contrattazione), perché "aumenterebbe del 20% il costo del lavoro per le imprese, 12 miliardi all'anno". Contrarissima al recente decreto Trasparenza, "perché aggrava gli oneri per le imprese": in agosto ha scritto ben tre lettere di fuoco al ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Non è difficile immaginare che quel decreto sarà rivisitato. Calderone da sempre si batte per semplificare la vita agli imprenditori, liberarli dai "lacci e lacciuoli" burocratici. A volte, per i sindacati, in modo pericoloso, quando si parla di subappalti, sicurezza sul lavoro e Durc, il documento per contrastare il lavoro nero nei cantieri. Fan della prima ora del Jobs Act - sebbene criticasse la mancata licenziabilità dei dipendenti pubblici - durante la pandemia Calderone era per l'obbligo del vaccino ai lavoratori. Unico neo, se visto da destra.

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