MILANO - Dopo il Fondo monetario internazionale, anche gli indici Pmi segnalano che il barometro economico dell'Eurozona punta verso la recessione.
L'indicatore Pmi monitora l'attività economica nell'area euro attraverso le interviste ai direttori degli acquisti delle aziende. Si divide in due componenti, quella dei servizi e quella del manifatturiero, con un indice "composito" che li sintetizza. Quest'ultimo, nella zona Euro è sceso a 47,1 punti a settembre: minimo in 23 mesi. Particolarmente signicaitivo il calo del manifatturiero, che si porta ai minimi da 29 mesi con 46,6 punti dai 48,4 di ottobre. retrocede anche l'attività del terizario, a 48,2 punti e minimi da 20 mesi. Ogni rilevazione sotto quota 50 indicano una contrazione dell'attività. I dati indicano "un'intensificazione della fase negativa dell'economia tedesca all'inizio del quarto trimestre" che "rafforza i segnali di una recessione imminente nella principale economia dell'area euro" secondo l'economista di S&P Global, che produce gli indici, Phil Smith.
Dati che fanno il paio con i rilievi di domenica sera del Fondo monetario, secondo il quale un "mix tossico di alta inflazione e crescita fiacca" pesa sull'Europa: "Questo inverno più della metà dei paesi nell'area euro sperimenterà una recessione tecnica, con almeno due trimestri consecutivi" di crescita negativa. Ad affermarlo è stato Alfred Kammer, il responsabile del Dipartimento europeo del Fmi. Fra i paesi che scivoleranno in recessione tecnica, ha osservato l'organizzazione di Washington, ci sono Germania e Italia (che avranno tre trimestri consecutivi di contrazione a partire dal terzo trimestre del 2022); inoltre la "guerra in Ucraina manterrà alta l'incertzza, con la bilancia dei rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per l'inflazione.
Tornando alle rilevazioni più attuali, spiccano i casi della locomotiva europea, la Germania, e della Francia. L'indice Pmi che misura l'attività del settore manifatturiero in Germania va a picco, segnando a ottobre 45,7, contro le attese di 47,0: si tratta dei minimi da 28 mesi. L'indice dei servizi è risultato, come nelle attese, a 44,9, ma il Pmi complessivo sull'attività economica segnala una decisa contrazione a 44,1 da 45,7 di settembre, contro le attese per un rallentamento più soft a 45,5. Per quel che riguarda la Francia, il settore manifatturiero affonda ai minimi a 29 mesi (47,4 punti a ottobre) mentre il composito riesce a tenere in equilbrio (50 punti) grazie alla tenuta dei servizi (che pure peggiorano a 51,3 punti contro i 51,5 previsti).
Nella nota di S&P si sintetizza dunque che "ad inizio del quarto trimestre, l’economia dell’Eurozona è scivolata in una contrazione maggiore, al tasso di declino più rapido da aprile 2013, ad esclusione dei periodi di chiusura pandemica. Il manifatturiero, in particolare i settori ad alta intensità energetica, ha riportato la perdita di produzione più elevata, ma anche l’attività terziaria ha continuato a ridursi ad un tasso accelerato a causa dell’attuale crisi del costo della vita e le generali incertezze sull’economia. La Germania ha registrato la contrazione economica più elevata mentre in Francia la crescita è andata quasi in stallo. Anche se la carenza di rifornimenti è diminuita, le pressioni inflazionistiche sono rimaste elevate a causa degli alti costi energetici ed il rialzo delle pressioni salariali. Intanto, fiducia per l’anno prossimo si è posizionata su uno dei più bassi valori degli ultimi due anni, stabilizzandosi da settembre".