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Litio e cobalto sono i metalli della transizione energetica. Ma Ue e Usa devono sganciarsi dalla Cina

Uno studio di Intesa Sanpaolo prevede che la domanda delle due materie prime sia destinata a restare elevata, sulla spinta del mercato dell'auto elettrica. Ma occorre che l'Europa risolva la crisi energetica e che "sviluppi capacità di raffinazione domestica"
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MILANO - Litio e cobalto sono i due metalli del futuro. Vengono definiti così nell'ultimo studio sulle materie prime o commodity firmato da Daniela Corsini, economista di Intesa Sanpaolo. "Litio e cobalto - si legge nell'analisi - sono tra i più importanti metalli per batterie, fondamentali per la transizione energetica, dato il loro utilizzo nei veicoli elettrici e in altre applicazioni. Di conseguenza, la domanda attesa di entrambi è strettamente legata ai progressi in elettrificazione e penetrazione degli stessi veicoli elettrici".

Nel 2021, le vendite mondiali di questo tipo di autovetture per trasporto passeggeri sono quasi raddoppiate, trainate dalla Cina. Per quest'anno è, invece, previsto un rallentamento della crescita. Ma in ogni caso le vendite, secondo le stime riportate nell'analisi della direzione studi e ricerche di Intesa, dovrebbero comunque registrare un incremento annuo del 60%, arrivando a toccare quota 10…

MILANO - Litio e cobalto sono i due metalli del futuro. Vengono definiti così nell'ultimo studio sulle materie prime o commodity firmato da Daniela Corsini, economista di Intesa Sanpaolo. "Litio e cobalto - si legge nell'analisi - sono tra i più importanti metalli per batterie, fondamentali per la transizione energetica, dato il loro utilizzo nei veicoli elettrici e in altre applicazioni. Di conseguenza, la domanda attesa di entrambi è strettamente legata ai progressi in elettrificazione e penetrazione degli stessi veicoli elettrici".

Nel 2021, le vendite mondiali di questo tipo di autovetture per trasporto passeggeri sono quasi raddoppiate, trainate dalla Cina. Per quest'anno è, invece, previsto un rallentamento della crescita. Ma in ogni caso le vendite, secondo le stime riportate nell'analisi della direzione studi e ricerche di Intesa, dovrebbero comunque registrare un incremento annuo del 60%, arrivando a toccare quota 10,6 milioni: sei milioni in Cina e meno di tre in Europa. "Il mercato europeo - osserva Corsini - è stato penalizzato da colli di bottiglia delle filiere, elevata inflazione e peggioramento delle prospettive macroeconomiche dovuto alla guerra in Ucraina". Un contesto aggravato dall'attuale crisi energetica, che anche in Italia si sta facendo sentire forte e chiara.

Guardando al futuro dell'auto elettrica, l'ufficio studi di Intesa ritiene che l’incremento delle vendite possa proseguire per i prossimi dieci anni, "grazie ai forti incentivi politici". In particolare, la penetrazione di questi veicoli "dovrebbe aumentare strutturalmente, passando dal 13% circa delle vendite globali nel 2022 al 25% nel 2025 e al 75% nel 2030". Di conseguenza, la domanda di litio e di cobalto dovrebbe crescere per sostenere un così forte sviluppo del mercato.

Future sul cobalto 

Affinché questo mercato effettivamente possa crescere, occorre però che si realizzi tutta una serie di condizioni. In primo luogo, Corsini segnala che "gli investimenti in capacità di estrazione e raffinazione dovrebbero aumentare, per evitare futuri colli di bottiglia nelle catene produttive. Ovviamente questa crescita, spinta da precise scelte politiche, dipenderà anche da una necessaria accelerazione degli investimenti in infrastrutture, soprattutto in generazione elettrica e stazioni di ricarica, e da una maggiore sicurezza delle forniture nel settore energetico, in particolar modo in Europa". 

Future sul litio 

Il motivo è semplice: "La completa elettrificazione del settore automobilistico europeo, se accompagnata da un proseguimento di una crescita economica basata sugli attuali modelli di consumo, potrebbe far quasi raddoppiare la domanda annuale di energia nel Vecchio Continente". Perciò "l’Europa deve ridurre e ottimizzare i consumi energetici, investire nella produzione domestica da fonti rinnovabili e stipulare contratti a lungo termine con fornitori affidabili di combustibili, energia e metalli".

L'altra principale preoccupazione strategica, in questo mercato, riguarda il ruolo della Cina. "Non soltanto - evidenzia l'analisi di Intesa - il gigante asiatico vanta una importante produzione mineraria di metalli per batterie e terre rare, ma è anche leader indiscusso in termini di capacità di raffinazione di questi elementi strategici. Pertanto, una sostenibile transizione energetica richiederà che Europa e Nord America sviluppino capacità di raffinazione domestica per questi elementi e metalli essenziali".

Per quel che riguarda il cobalto, dallo studio emerge come la filiera produttiva sia molto concentrata geograficamente. La Repubblica Democratica del Congo contribuisce, infatti, al 74% dell’estrazione mondiale, pari a 118 mila tonnellate, mentre la Cina controlla il 72% della raffinazione mondiale. Proprio le miniere di cobalto del Congo, più volte al centro delle cronache per condizioni di lavoro ritenute non adeguate, nei mesi scorsi hanno alimentato l'ennesima disputa tra Stati Uniti e Cina. La filiera del litio è, invece, meno concentrata: l’Australia è il maggiore produttore globale (55% del mercato complessivo, pari a circa 55 mila tonnellate), seguita da Cile (26%), Cina (14%) e Argentina (6%). 

In un recente studio sul litio, gli esperti di Bofa research sottolineano come i prezzi del litio siano stati "resilienti poiché la crescita della domanda di veicoli elettrici è andata avanti in un contesto macroeconomico globale più debole, lasciando il mercato sottofornito. Sebbene i progetti allo studio possano contribuire ad alleviare le carenze, sfortunatamente, si verificano incidenti e interruzioni, quindi i ritardi sono la norma nel settore minerario". Una considerazione che contribuisce ulteriormente a sostenere i prezzi.