Alzare il tetto al contante fa aumentare l'evasione: ecco lo studio che smentisce Meloni
di
Eugenio Occorsio
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di Eugenio Occorsio
Bankitalia ha studiato quanto avvenuto nel 2016, quando il governo Renzi alzò il tetto a 3mila euro, per concludere che c'è il rischio di alimentare economia sommersa, nero ed evasione fiscale. In quel frangente, infatti, ci fu una impennata di domande di banconote di grosso taglio
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"Pecunia olet", sentenziano gli economisti della Banca d'Italia in un rapporto di pochi mesi fa - intitolato proprio così - che dimostra scientificamente come l'incremento delle transazioni in contanti consentite (oggi il limite è di 2000 euro in odore però di cospicui aumenti come ha detto la premier in Parlamento) comporti il rischio di alimentare economia sommersa, mercato nero ed evasione fiscale. Esattamente il contrario di quanto sostenuto dal governo di destra. Dopo una lunga disanima delle procedure utilizzate, il report conclude che "un aumento della quota di transazioni in contanti determina, a parità di condizioni, un incremento dell'incidenza dell'economia sommersa: un punto percentuale di utilizzo del contante comporta un aumento dell'incidenza della 'shadow economy" fra lo 0,8 e l'1,8%". E ancora più esplicito: "Le restrizioni all'uso del cash sono uno strumento efficace nel …
"Pecunia olet", sentenziano gli economisti della Banca d'Italia in un rapporto di pochi mesi fa - intitolato proprio così - che dimostra scientificamente come l'incremento delle transazioni in contanti consentite (oggi il limite è di 2000 euro in odore però di cospicui aumenti come ha detto la premier in Parlamento) comporti il rischio di alimentare economia sommersa, mercato nero ed evasione fiscale. Esattamente il contrario di quanto sostenuto dal governo di destra. Dopo una lunga disanima delle procedure utilizzate, il report conclude che "un aumento della quota di transazioni in contanti determina, a parità di condizioni, un incremento dell'incidenza dell'economia sommersa: un punto percentuale di utilizzo del contante comporta un aumento dell'incidenza della 'shadow economy" fra lo 0,8 e l'1,8%". E ancora più esplicito: "Le restrizioni all'uso del cash sono uno strumento efficace nel contrasto all'evasione".
Per giungere a questa conclusione, e valutare il collegamento dei fenomeni dell'evasione e del sommerso con la più vasta circolazione del contante non registrato, soprattutto per quanto riguarda le aziende (anche per le persone fisiche un decreto di quest'estate del Mef libera comunque da molti vincoli di privacy), gli esperti di via Nazionale hanno utilizzato i dati (pubblici) dell'Uif (Unità intelligence finanziaria) ai sensi della legge antiriciclaggio del 2007 che obbliga le banche e gli altri intermediari finanziari a riportare presso l'Uif stessa tutte le transazioni di 15mila euro o più.
a cura della redazione Economia, a cura della redazione Economia
Ma non solo. Gli economisti di via Nazionale sono andati a cercare, elaborare e incrociare una serie di dati mai esplorati scoprendo conferme inaspettate. L'aumentato volume del cash in circolazione dopo il 2016, per esempio, è dovuto all'impennata di domanda delle banconote di grosso taglio riscontrata guarda caso dopo che il limite di 1000 euro (fissato da Monti all'inizio del 2012) è stato portato a 3000 dal governo Renzi appunto nel 2016 (è il sofferto aumento oggetto delle dichiarazioni di Padoan poi ritrattate ma ugualmente strumentalizzate da Meloni). Simmetricamente, in precedenza, al momento della restrizione di Monti (ai tempi dei governi Berlusconi il limite era prima di 12.500 poi di 5000 e infine di 2500 euro) c'era stato un brusco decremento delle spese in contanti condotte dai "potenziali evasori fiscali" (così li chiama la Banca d'Italia), per esempio le famiglie dove almeno uno dei membri è un lavoratore indipendente, decremento più marcato rispetto al resto della popolazione.
Il report della Banca d'Italia descrive il pacchetto di dati ("dataset") che gli economisti hanno costruito per il periodo 2015-17, anni nei quali la quota di economia sommersa è aumentata di almeno mezzo punto. Il dataset comprende le dimensioni dell'economia sommersa, misurata innanzitutto sul valore aggiunto non dichiarato rispetto al totale nazionale calcolato dall'Istat. Metà del sommerso è costituita dall'"under-reporting" delle aziende, stando alle proiezioni dell'istituto di statistica rielaborate da Bankitalia, basate su anomalie e incongruenze nel rapporto costi/produzione riscontrate con ogni tipo di rilevazione. Il risultato finale è sempre un fittizio ribasso dei profitti, fra costi gonfiati e sottovalutazione del venduto. Non è una grandezza trascurabile, visto che l'economia sommersa supera ormai i 200 miliardi pari al 12% del Pil, e l'evasione fiscale è appena scesa sotto i 100. Di qui la diretta deduzione, non esplicitata ma intrinsecamente conseguente, che se l'evasione e l'economia sommersa sono un vincolo ai conti pubblici e quindi allo sviluppo del Paese, tutto quanto le favorisce anziché combatterle frena la crescita. Come del resto sostengono da sempre l'Ocse, il Fmi e la stessa Ue.