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Rogoff: “Se si alza il tetto al contante più evasione e criminalità. Non conviene a nessun governo”

Intervista all'economista di Harvard ex capo economista del Fmi: "Il limite non ha senso dove c'è disciplina fiscale, ma la realtà italiana non ha eguali in Europa"
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ROMA - «Sul lungo termine, alzare i tetti alle contrattazioni in contanti può essere estremamente controproducente. E sul breve può sembrare un modo surrettizio e nascosto per abbassare le tasse a favore di chi fa affari in nero: non vedo come l’Unione europea potrebbe farlo passare». Kenneth Rogoff, economista di Harvard, già chief economist del Fmi, è tranchant nel giudizio sull’ipotesi paventata in Italia dal centrodestra, così come spietato è il titolo del suo libro: “The curse of cash”, la maledizione del contante.

Non sarà troppo pulp come titolo?
«Il mio primo titolo era “Cash, blessed or curse”, bened…

ROMA - «Sul lungo termine, alzare i tetti alle contrattazioni in contanti può essere estremamente controproducente. E sul breve può sembrare un modo surrettizio e nascosto per abbassare le tasse a favore di chi fa affari in nero: non vedo come l’Unione europea potrebbe farlo passare». Kenneth Rogoff, economista di Harvard, già chief economist del Fmi, è tranchant nel giudizio sull’ipotesi paventata in Italia dal centrodestra, così come spietato è il titolo del suo libro: “The curse of cash”, la maledizione del contante.

Non sarà troppo pulp come titolo?
«Il mio primo titolo era “Cash, blessed or curse”, benedetto o maledetto, perché mi rendo conto che i contanti sono vitali per tanta gente in condizioni sociali non elevate spesso senza neanche il conto in banca. Per loro ridurre troppo il cash è micidiale. Ma poi fu scelto questo titolo perché bisogna arrendersi alla realtà: le forme più odiose di criminalità, dal terrorismo internazionale ai traffici di droga, donne, migranti, sono finanziate in contanti. E tutti dobbiamo dare un contributo per fermarle. Non parlo di una cashless society ma di una less-cash society: un tetto ci vuole e va tenuto basso pur senza impedire ai cittadini di andare a fare la spesa o pagarsi il biglietto dello stadio. O di andare a cena in un giorno di blackout tecnologico in cui non funzionano le carte di credito».

Quale sarebbe un livello ragionevole?
«Non è facile stabilirlo. Non a caso l’Ue non si è ancora pronunciata. Tende a lasciare libera scelta perché dipende dalle condizioni: in Germania, in Austria o in Svezia, non c’è tetto perché c’è disciplina fiscale, in Italia viceversa avete problemi: l’economia sommersa si somma all’evasione e alla criminalità organizzata. A nessuno piace questa realtà che non ha uguali in Europa, però nessuno, tantomeno il governo, può far finta di non vederla».

Perché è controproducente per lo stesso governo italiano appena eletto alzare il tetto? In fondo agli elettori di destra piace.
«Ampliando le fasce di impunità renderebbe irrecuperabile la situazione e avrebbe l’effetto di agevolare l’evasione. Una situazione che sfugge di mano in una spirale che si avvita, non torna utile a nessun governo, né di destra né di sinistra, e per l’Italia scaverebbe un solco con Bruxelles più profondo che non, per esempio, uno sforamento del debito pubblico».

Domanda scontata: c’è un nesso fra tetto al cash e criminalità ed evasione?
«Purtroppo è innegabile, basta leggere gli atti di qualsiasi processo. In Italia è particolarmente accentuato, ma è un problema mondiale: in America, malgrado l’Irs (agenzia fiscale, ndr) abbia fama di durezza, vengono evase 500 miliardi di tasse locali, più almeno 200 di tasse federali, senza contare la criminalità. E infatti anche in America, dove si va a comprare casa con la valigetta di dollari, c’è una grossa discussione. Il tetto al cash serve a scoraggiare gli evasori e anche i criminali veri. Comincerei col ridurre le banconote di grande taglio, in Europa come negli Usa. È naturale poi che in ogni caso rafforzare l’efficacia delle regole».

La penetrazione strisciante delle criptovalute peggiora la situazione?
«Certo, e questo spiega la rincorsa delle banche centrali nel cercare una forma di valuta digitale, registrata e controllata, che tenga testa ai bitcoin, che possono fare tanto danno quanto il denaro sporco moltiplicato alla potenza».