Patrizia Vianello, una laurea in filosofia per sviluppare l'ingegneria ambientale
Quando i fiumi erano bianchi di polvere di marmo e grigi di scarti di granito, nelle aree toscane di Carrara e in Lucchesia, una laureata in Filosofia decide di schierarsi in difesa delle zone danneggiate dai guasti provocati dall’industria. Non come una crocerossina o attivista alla Greta Thunberg, ma da imprenditrice che vuole indirizzare le aziende verso comportamenti rispettosi delle leggi in vigore. Siamo nel 1984, in Toscana, e nasce ‘Ambiente’, tre amici e una società che dopo un po’ diventa cooperativa e oggi è una spa.
Patrizia Vianello è founder, presidente e guida dell’azienda che da 35 anni opera nel campo della consulenza e dell’ingegneria ambientale su tutto il territorio nazionale e, da qualche anno, anche all’estero. Conta più di 150 dipendenti e numerose sedi in tutta Italia. L’head quarter è a Carrara, le altre postazioni sono a Firenze, Milano, Roma, Venezia e Taranto. Il fatturato d…
Quando i fiumi erano bianchi di polvere di marmo e grigi di scarti di granito, nelle aree toscane di Carrara e in Lucchesia, una laureata in Filosofia decide di schierarsi in difesa delle zone danneggiate dai guasti provocati dall’industria. Non come una crocerossina o attivista alla Greta Thunberg, ma da imprenditrice che vuole indirizzare le aziende verso comportamenti rispettosi delle leggi in vigore. Siamo nel 1984, in Toscana, e nasce ‘Ambiente’, tre amici e una società che dopo un po’ diventa cooperativa e oggi è una spa.
Patrizia Vianello è founder, presidente e guida dell’azienda che da 35 anni opera nel campo della consulenza e dell’ingegneria ambientale su tutto il territorio nazionale e, da qualche anno, anche all’estero. Conta più di 150 dipendenti e numerose sedi in tutta Italia. L’head quarter è a Carrara, le altre postazioni sono a Firenze, Milano, Roma, Venezia e Taranto. Il fatturato del 2021 è di 12 milioni di euro, e l’obiettivo per quest’anno è di 15 milioni. ‘Ambiente’ promuove studi di fattibilità per lo sviluppo di opere nei settori delle infrastrutture, come nuove linee ferroviarie, autostrade, aeroporti, porti, dell’industria e delle bonifiche, sempre in ottica di sostenibilità, e firma progetti di riqualificazione di aree industriali dismesse.
“I fiumi da noi erano bianchi, la polvere di marmo scorreva, a vederli era anche uno spettacolo; le industrie estrattive usavano l’acqua come lubrificante per le pareti della cava dove si eseguivano i tagli. Quando abbiamo iniziato a lavorare, la legge Merli del 1976 proibiva lo sversamento degli scarti nei corsi d’acqua. Noi pensavamo che avremmo supportato le aziende per mettersi in regola con le norme”.
A Massa, dov’è nata il 21 aprile del 1955, Patrizia Vianello ha frequentato il liceo classico e all’ateneo di Pisa si è laureata in Filosofia. “Volevo fare medicina, ma ho dovuto darla vinta, unica volta, a mia madre Elsa, una romagnola dal carattere energico. La mia era una famiglia modesta, ho perso mio padre a due anni, e avevo bisogno di lavorare, ultima di quattro fratelli tutti assai più grandi di me e nessuno laureato”.
Agli esordi dell’università Patrizia Vianello vince un concorso come segretaria scolastica, ma pur lavorando riesce a laurearsi nei tempi giusti. “Diventare insegnante non mi interessava, non ho mai fatto una domanda per la scuola. Anzi, non mi piacevano i discorsi di altre donne, mogli di avvocati, commercialisti, professionisti benestanti, che quasi a scusarsi perché lavoravano, raccontavano di aver scelto l’insegnamento per un’emancipazione soltanto economica, per potersi comprare pellicce e più vestiti, e altre comodità. Poi le cose sono cambiate, la mia generazione era diversa. Mi sono guardata intorno e con un paio di amici abbiamo deciso di fare impresa di consulenza di ingegneria ambientale”.
Uno dei due soci era Ugo Bosetti, suo marito dal 1977, “stimolo io per lui e lui per me”. Convinta all’inizio che avrebbe lavorato sul suo territorio, senza uscire dall’ambito provinciale, Vianello con la sua impresa è arrivata in tutt’Italia e anche all’estero, in Africa, nei Balcani, in Arabia, in Nord Europa, in primis la Svezia. “La nostra è un’attività molto specialistica. Ci siamo fatti conoscere, tra i nostri riferimenti ci sono la World Bank, la Banca Africana di sviluppo, siamo entrati in un circuito. In Kosovo abbiamo fatto tanti lavori”.
I primi committenti di ‘Ambiente’ sono stati la Regione Toscana, per progetti sulla possibilità di utilizzare i residui di lavorazione, e le aziende che chiedevano studi sulle condizioni di lavoro, dall’acustica alle polveri, dai quali derivavano piani di fattibilità degli impianti.
L’altro socio, Franco Rocchi, ingegnere chimico, pisano, era direttore generale di ‘Ambiente’. Patrizia Vianello si è assunta un ruolo più imprenditoriale, di sviluppo e di crescita, alla scoperta di nuove tipologie di clienti. “È dalla chimica che abbiamo incominciato. La chimica inquina e disinquina. Noi spingevamo sulla realizzazione di report carbon neutrality e perché si realizzassero impianti di depurazione. Non siamo riusciti mai a entrare a Carrara e a convincere le imprese che avevamo ragione noi. Così ci siamo focalizzati su tutt’altri settori, sconfinando nel Livornese, con la Stanic, per esempio, la raffineria dell’Eni di Livorno, o la Solvay di Rossignano. Sono nostri gli studi per il riutilizzo della marmettola, che invece di essere gettata nei fiumi, visto che era carbonato di calcio, poteva risultare una risorsa, e la Regione Toscana ci ha dato un lavoro sui fanghi del cuoio”.
Due figlie: Giulia, giornalista, nata nel 1979 e Lilian, 28 anni, arrivata quindici anni dopo. “È capitato. Pensavo di non poterne più avere, invece è stato tutto facile. Perché noi donne siamo intelligenti, sappiamo organizzarci e sopportare la fatica. Ci si alza prima la mattina e si va a letto tardi la sera”. Lilian, che come sua sorella porta uno dei nomi delle protagoniste del film del 1977 ‘Giulia’, con Vanessa Redgrave e Jean Fonda, è una millennial che lavora per la multinazionale Uber ristoranti e vive a New York dopo essere stata a Milano e a Madrid. “A lei piace il mondo, ha voluto andare lontano, non si lamenta, mi sembra interessante che facciano esperienza all’estero, spero che non ci stia tantissimo e che torni.”
L’imprenditrice è per lo più in giro in Italia a trovare nuovi orizzonti commerciali. Ha organizzato un gruppo di collaboratori che opera all’estero. “Non abbiamo fatto exploit di crescita, l’azienda ha realizzato un percorso tranquillo ma andando sempre avanti. Un grosso salto c’è stato tra il 2014 e il 2015, quando siamo entrati lavorare col mondo Eni, abbiamo vinto gare importanti. La consulenza ingegneristica e i laboratori di analisi ambientale sono cresciuti molto. Due anni fa abbiamo venduto i laboratori a un gruppo tedesco e siamo andati avanti con ingegneria e consulenza. Eravamo arrivati a 300 persone. Ora siamo 150. La nostra struttura, a parte i commerciali, è formata da tecnici: ingegneri, biologi, geologi. In alcuni anni eravamo metà donne e metà uomini, oggi gli uomini sono in maggioranza, è più facile trovarne tra i geologi, per esempio.
Vengo dalle battaglie femministe degli anni Settanta, e ne sono orgogliosa. Una delusione in questo momento è data dal fatto che il personale scarseggia. Da parte delle donne, poi, c’è una fuga verso l’impiego pubblico. Vanno a lavorare nelle amministrazioni comunali. Ne ho almeno sei che in pochi mesi sono state chiamate dai Comuni: ciò è collegato al fatto che tutti vogliono vivere una vita migliore e non sentono il lavoro come momento di soddisfazione. Avevo delle ingegnere, ma toccati i 30, 35 anni hanno deciso di diventare mamme. Alcune delle nostre ragazze se ne sono andate con le lacrime agli occhi. Questo lavoro quando ti impegni poco, richiede otto ore al giorno. Senza contare le trasferte”.
Ingaggi di personale e formazione, due buchi neri nelle politiche per il lavoro del paese Italia. “Noi prendiamo giovani che non sanno fare niente, minimo ci vuole un anno, utilizziamo l’apprendistato ma sono stipendi bassi. Per la formazione si dovrebbe fare di più. Magari l’imprenditore avesse personale già qualificato. Perché non anche nell’ingegneria o nell’ambito giuridico? Avvocati, architetti, li tengono e non gli danno nulla, uno sfruttamento incredibile. Queste sarebbero altre riforme strutturali per cambiare”.
I concorrenti sull’ingegneria ambientale sono le grandi multinazionali; per la consulenza poi ci sono i big come Ernst&Young o Deloitte. “I nostri tecnici esperti di progettazione sono coinvolti, con partner di ricerca nazionali, pubblici e privati, in progetti sulla messa a punto di metodologie e soluzioni tecnologiche per il disinquinamento di aria, acque, suolo e sottosuolo, del monitoraggio e della mappatura delle matrici inquinanti, sviluppo di software e banche dati a tema ambientale. Gli ambiti in cui ci muoviamo sono la produzione industriale, le bonifiche e le nuove infrastrutture, la sicurezza sui luoghi di lavoro, il risparmio del territorio e la diminuzione dei costi industriali e sociali”.
La consulenza è un filone più recente sviluppato col Pnrr per i progetti a carico delle amministrazioni pubbliche sull’ambiente, alla voce ‘Do no significant harm’ (Dnsh), cioè che gli interventi non arrechino nessun danno significativo all’ambiente. “Prima c’era la valutazione di impatto, oggi la relazione di sostenibilità ambientale ma anche sociale dell’intervento. Per noi il lavoro è aumentato e diversificato, corrono idee nuove, interessanti nel campo dell’energia, specie delle rinnovabili: fotovoltaico, idroelettrico. La gente ha capito che possono essere un’alternativa. Si lavora anche sulla produzione di energia a idrogeno”.
La fase del Covid ha insegnato ad ‘Ambiente’ a sviluppare le relazioni a distanza. “Ci siamo organizzati bene, molto collegati, abbiamo imparato a vederci di più, a lavorare e anche a vivere in maniera diversa. Ora due giorni a settimana si può fare smart working. Dove ci sono le donne questo è anche più facile. Un cambio culturale ma anche un nuovo paradigma economico”. La guerra in Ucraina ha invece imposto un freno alle iniziative dell’impresa italiana, soprattutto nel settore industriale. “C’era stata un’accelerazione ma il caro energia ha bloccato i piani di investimento. In Italia lo sviluppo riparte dalle infrastrutture. Con i soldi in arrivo, le gare d’appalto di Autostrade, Anas, Ferrovie stanno uscendo tutti i giorni. Le piccole e medie imprese sono capaci di grandi sacrifici, sanno resistere ma gli manca la spinta, ci vorrebbero più sinergie con i big, sarebbe necessario che Enel, Eni, Ferrovie facessero loro da traino”.
Cultura aziendale vuol dire anche rischiare. Ma Vianello sottolinea gli incentivi ricevuti in questi anni dalle aziende. “Il governo Renzi ce ne ha portati tanti sull’occupazione, gli imprenditori non sono onesti se dicono di no. Abbiamo avuto risorse e preso gente in più, crediti fiscali, super ammortamenti, calo dell’Irap. Confindustria su questo dovrebbe essere un po’ più riconoscente. Purtroppo c’è una gestione di base antiquata. Per esempio avevamo presentato un bel progetto di sviluppo a Invitalia per costruire una palazzina domotizzata come sede di una società di ingegneria. Non era un capannone. Per questo motivo non ci hanno riconosciuto il finanziamento. Oppure: la Regione Toscana non ha supportato i nostri investimenti di ingegneria all’estero ma ha sovvenzionato il business di vino, pizza e food. E meno male che c’è l’Europa, sennò sarebbero guai. Tutti i sostegni economici del Pnrr passano per l’Europa con la Next generation Eu che pretende che i soldi siano spesi in un certo modo e le leggi chiedono di servirsi delle società consulenziali. L’Italia da sola non l’avrebbe mai fatto”.
L’imprenditrice ama molto leggere, fa parte di due giurie letterarie: il premio San Domenichino che ha 63 anni di vita e un altro intitolato ad Anita Fiaschi, scultrice, prima donna laureata all’Accademia del Marmo di Carrara. “Tra i libri che ho letto da poco c’è ‘Il paese dei rottami’ di Giovanni Marilli, scrittore tarantino, parla dell’Ilva, del lavoro, della grande azienda che arriva e sfrutta il territorio. Un romanzo corto, drammatico, scritto benissimo”. Sempre in tema ambientale, ‘Asbestos’ sulla Sofer di Pozzuoli, di Titti Federico, storia di un operaio e delle morti causate dall’amianto. “Oggi, per fortuna, c’è un grande cambiamento in atto, in futuro queste cose non dovrebbero più accadere”.
A Patrizia Vianello piacciono il Festival di musica jazz MutaMenti che si tiene a settembre in Lunigiana e le rassegne di scrittura al femminile. “Faccio sport, nuoto libero, cammino e la domenica vado in bicicletta. Sono stata ciclista di montagna, mi piacciono le cose dove c’è da faticare. Mentre pedalo e nuoto mi vengono idee e soluzioni ai problemi di lavoro”.
Determinata, tosta, rigida, “mi piacerebbe dire che sono autorevole. Io forse mi racconto in un modo e gli altri mi vedono diversa. Mi arrabbio ma mi passa. A volte mi hanno detto che lavorare con me è faticoso, impegnativo. Sono molto esigente, questo è vero, ma se vuoi bene all’azienda tutto deve funzionare”.
La spina nel fianco? “Ho purtroppo una denuncia penale per traffico illecito di rifiuti che mi ha abbastanza rovinato la vita. Siamo stati accusati di aver fatto dei campioni di comodo per una società che neanche conosco, una montatura assoluta. Una vicenda iniziata nel 2017 con il primo avviso di garanzia. Cinque anni e non è ancora iniziato il processo. Sono convinta che ne uscirò bene, però nel frattempo c’è un’accusa infamante che mi fa soffrire. Sono forte, non mollo”.