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Resta (presidente dei rettori): "Segnale allarmante: se le famiglie tagliano sugli studi, l'Italia ci perde"

Il presidente della Cru,  la conferenza dei rettori, sul calo delle iscrizioni all'università: "Occorre garantire pluriennali per difendere il diritto all'istruzione. Il caro affitti è il primo problema: le università hanno progetti residenziali per un miliardo di euro, ma il bando del Pnrr vale solo 170 milioni"
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MILANO - "Il calo delle matricole va inserito nel contesto più ampio degli ultimi dieci anni, durante i quali si era sempre mantenuto un trend di crescita. È contenuto e non allarmante, ma è un segnale che non deve essere trascurato". Ferruccio Resta, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) e Rettore del Politecnico di Milano, una diminuzione delle iscrizioni se l'aspettava. Il rischio, dopo due anni di pandemia, era prevedibile, non a caso "sin dal 2020 abbiamo chiesto di mantenere alta l'attenzione sul diritto allo studio e rispetto alla realizzazione di nuove residenze universitarie". Sono ancora queste le soluzioni "su cui è prioritario puntare".

MILANO - "Il calo delle matricole va inserito nel contesto più ampio degli ultimi dieci anni, durante i quali si era sempre mantenuto un trend di crescita. È contenuto e non allarmante, ma è un segnale che non deve essere trascurato". Ferruccio Resta, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) e Rettore del Politecnico di Milano, una diminuzione delle iscrizioni se l'aspettava. Il rischio, dopo due anni di pandemia, era prevedibile, non a caso "sin dal 2020 abbiamo chiesto di mantenere alta l'attenzione sul diritto allo studio e rispetto alla realizzazione di nuove residenze universitarie". Sono ancora queste le soluzioni "su cui è prioritario puntare".

Rettore, quali sono cause alla base della diminuzione delle iscrizioni?
"Bisogna tornare al 2020, durante la pandemia, quando si diceva che la crisi sanitaria sarebbe finita prima della crisi socio-economica, che ha un'onda più lunga. In un momento di difficoltà come quello attuale alcune famiglie decidono di tagliare sulla formazione dei loro ragazzi, rinunciando o posticipando l'ingresso all'università. Si tratta di un errore storico, che è già stato compiuto in passato e che il nostro Paese non può permettersi".

Come si può agire concretamente?
"Intervenendo in modo importante a sostegno del diritto allo studio. È fondamentale garantire la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo agli studenti meritevoli che vivono in condizioni socioeconomiche difficili. Il Pnrr ha portato risorse in questa direzione, ma si tratta di fondi da utilizzare nei prossimi due anni: bisogna capire come stabilizzare queste risorse a partire dal 2025/2026. L'altro tema su cui lavorare, che credo sia ancora più determinate, è quello degli affitti, soprattutto nelle grandi realtà metropolitane, come Milano, Roma, Napoli, Palermo e Catania. Quando uno studente si sposta verso la città la questione dell'affitto è prioritaria, poiché anche un posto letto da qualche centinaio di euro al mese si traduce nell'arco dell'anno in migliaia di euro. Di fatto, una cifra quasi superiore alla tassazione media delle università italiane".

I prezzi, tra l'altro, risultano in crescita. Quale può essere la soluzione?
"Gli Atenei sono stati determinati nel predisporre un piano di progettazione e sono pronti ad avviare i lavori per realizzare nuove residenze universitarie per oltre 1 miliardo di euro. Si tratta di un bando aperto che andrebbe finanziato il più possibile: oggi ci sono solo 170 milioni. Sarebbe un investimento strategico perché andrebbe a sostenere effettivamente gli studenti che hanno bisogno".

La diminuzione delle immatricolazioni non è uniforme. Gli atenei milanesi, per esempio, nonostante il costo degli affitti in città sia il più alto d'Italia registrano numeri in aumento. Come si spiega?
"Sempre più famiglie cercano una formazione di qualità, considerandola un investimento per il futuro professionale dei propri figli, e sono quindi disposte a fare sacrifici. È scorretto però pensare a priori che le migliori università si trovino nelle grandi città come Milano e Roma, ci sono eccellenze in tutto il territorio. In questo senso è importante un doppio sforzo. Agli atenei suggerisco di individuare i propri punti di forza e di spingere sulla formazione di qualità in quelle discipline, perché è sbagliato pensare che tutti debbano fare tutto. Agli studenti, invece, consiglio di sforzarsi per capire qual è la loro attitudine e di cercare l'ateneo in cui è espressa meglio".

In ogni caso, quindi, non bisogna scoraggiare chi desidera studiare da fuorisede.
"Assolutamente. La mobilità è un valore, non possiamo pensare di creare i cittadini italiani ed europei di domani se non permettiamo ai nostri ragazzi di circolare liberamente e fare esperienze. La mobilità è un punto di forza nella formazione del singolo, di "cross fertilizzazione" nella costituzione di conoscenze e valorizzazione delle diversità. Anzi, dobbiamo far circolare molto di più i nostri studenti per far sì che nasca uno spirito di Europa unita e coesa, e dovrebbe essere lo stesso a livello nazionale".

Il calo delle immatricolazioni è da considerare un campanello d'allarme per prevenire ricadute future?
"Sì. E sarebbe un errore ignorarlo. Non puntare sulla formazione dei nostri studenti vorrebbe dire non avere i mezzi per gestire situazioni complesse in futuro. Se non avremo sedi attrattive per loro saremo sempre un Paese con un bilancio di capitale umano in uscita. La mobilità studentesca, l'alta formazione e la qualità dei nostri atenei sono tre asset su cui non possiamo scherzare".

Senza considerare il peso, anche economico, sul territorio.
"Si dice che per fare una città bisogna fondare un'università e aspettare cento anni. Le ricadute economiche e sociali sono evidenti: le università sono grandissimi rigeneratori urbani. L'apertura di una sede universitaria consente di rigenerare interi quartieri: Milano ne è un esempio con i campus della Bicocca a Nord, quello di Bocconi e Iulm a Sud".

Serve investire in maniera più convinta sull'Università?
"I ministri Manfredi e Messa hanno destinato risorse al diritto allo studio, serve continuità. Come Crui stimo già evidenziando questi temi, a partire dal piano sulle residenze, e sono certo che il nuovo governo avrà la sensibilità di recepire le nostre istanze. Si tratta di politiche trasversali, che vanno al di là del singolo esecutivo".