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Grano, balzo dei prezzi dopo lo stop della Russia all'accordo. Il mondo rischia una nuova crisi alimentare

L'Ucraina rappresenta da sola il 10% degli scambi mondiali di grano. Da quando l'intesa è entrata in vigore, il primo agosto, oltre 8 milioni di tonnellate di materia prima ucraina erano state esportate e sono partite in tutto 363 navi, fa sapere il presidente turco Erdogan, che prova a tenere aperto il corridoio. Il 62% dell'export diretto in Europa, allarme dei trasformatori
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Sui mercati delle materie prime, torna a volare il prezzo del grano. A spingerne le quotazioni è la sospensione da parte della Russia dell'accordo con l'Ucraina per il passaggio delle forniture in arrivo da Kiev attraverso il Mar Nero, in seguito agli attacchi subiti dalla sua flotta a Sebastopoli. Così, i future sul grano tenero balzano del 5,6% a 8.762,5 dollari al bushel, corrispondente allo staio italiano, dopo avere toccato un massimo del 7,7%, mentre quelli sul grano duro salgono del 4,8% a 9.645 dollari il bushel, dopo un picco del 6,2%. Tra i beni alimentari, in rialzo anche le quotazioni di mais (+2,3% a 696,7 dollari) e dell'olio di palma (+2,8%).

 

I timori di un nuovo blocco all'export

A pesare sono i timori di un nuovo blocco all'export di grano ucraino, visto che il Paese a cui la Russia ha dichiarato guerra lo scorso febbraio figura tra i principali produttori internazionali di frumento. "Con l’Ucraina che rappres…

Sui mercati delle materie prime, torna a volare il prezzo del grano. A spingerne le quotazioni è la sospensione da parte della Russia dell'accordo con l'Ucraina per il passaggio delle forniture in arrivo da Kiev attraverso il Mar Nero, in seguito agli attacchi subiti dalla sua flotta a Sebastopoli. Così, i future sul grano tenero balzano del 5,6% a 8.762,5 dollari al bushel, corrispondente allo staio italiano, dopo avere toccato un massimo del 7,7%, mentre quelli sul grano duro salgono del 4,8% a 9.645 dollari il bushel, dopo un picco del 6,2%. Tra i beni alimentari, in rialzo anche le quotazioni di mais (+2,3% a 696,7 dollari) e dell'olio di palma (+2,8%).

 

I timori di un nuovo blocco all'export

A pesare sono i timori di un nuovo blocco all'export di grano ucraino, visto che il Paese a cui la Russia ha dichiarato guerra lo scorso febbraio figura tra i principali produttori internazionali di frumento. "Con l’Ucraina che rappresenta da sola il 10% degli scambi mondiali di grano - sottolinea in una nota la Coldiretti - la chiusura dei corridoi di pace per l’export sconvolge il mercato con effetti sui prezzi e sugli approvvigionamenti alimentari nei Paesi ricchi e soprattutto in quelli poveri". In questo scenario, "il rischio carestia riguarda in particolare quei 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione. L’inevitabile indebolimento della produzione agricola ucraina e la paralisi dei porti del Mar Nero hanno sottratto un bacino cruciale per l’approvvigionamento alimentare di vaste aree del pianeta" evidenzia ancora l'organizzazione degli imprenduitori agricoli, richiamando un'analisi del Centro studi Divulga, secondo cui "Russia e Ucraina rappresentano, sommate, poco più del 30% delle esportazioni di cereali, oltre il 16% di quelle di mais e oltre il 75% di quelle di olio di semi di girasole". "Con lo stop della Russia all'accordo sulle esportazioni dall'Ucraina" arrivano "nuove tensioni sui prezzi e rischi di una crisi alimentare globale" ha affermato Confagricoltura.

L'interscambio con l'Italia

Per quanto riguarda l'Italia in particolare, Coldiretti fa notare come il nostro sia "un Paese deficitario, che importa addirittura il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti, il 35% del grano duro per la pasta e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame". Nel dettaglio, "l’Ucraina, con una quota di poco superiore al 13% per un totale di 785 milioni di chili, è il secondo fornitore di mais dell’Italia, che è costretta a importare circa la metà del proprio fabbisogno per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle. Kiev garantisce invece appena il 3% dell’import nazionale di grano (122 milioni di chili), mentre sono pari a ben 260 milioni di chili gli arrivi annuali di olio di girasole, secondo l’analisi su dati Istat relativi al commercio estero 2021". Nell'ultimo anno prima della guerra, evidenzia sempre coldiretti in una recente nota, verso l'Italia dall'Ucraina sono arrivati quasi 1,2 miliardi di chilli di mais per l'alimentazione animale, di grano tenero e di olio di girasole.

Erdogan difende l'accordo

La Turchia è "risoluta a continuare i suoi sforzi" e a difendere l'accordo sul grano ucraino "nonostante l'esitazione russa", ha assicurato il presidente Recep Tayyip Erdogan. "Sebbene la Russia sia titubante perché non le sono state offerte le stesse agevolazioni, siamo determinati a continuare i nostri sforzi al servizio dell'umanità" ha dichiarato il presidente turco, uno dei garanti dell'accordo firmato a luglio a Istanbul. Da ricordare che Il 22 luglio Erdogan e il segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, avevano sancito l'intesa per il passaggio sicuro di decine di milioni di tonnellate di grano attraverso il mar Nero, dopo il lungo blocco durato cinque mesi nei porti ucraini a causa della guerra. Da quando l'intesa è entrata in vigore, il primo agosto, oltre 8 milioni di tonnellate di grano ucraino sono state esportate e sono partite in tutto 363 navi, aveva fatto sapere il presidente turco, aggiungendo che il 62% del grano esportato era andato in Europa, il 19,5% in Asia, il 13% in Africa e il 5,3% nei Paesi del Medio Oriente.