Economia

E' morto Franco Tatò. Addio a "Kaiser Franz", il manager laureato in Filosofia

Franco Tatò
Franco Tatò 
Nato a Lodi nel 1932, è deceduto oggi in Puglia: aveva 90 anni. Ha lavorato e risanato alcune tra le più importanti aziende del nostro Paese
2 minuti di lettura

ROMA - Muore a 90 anni, a San Giovanni Rotondo in Puglia, Franco Tatò. Nella sua carriera, il manager si guadagna due appellativi: è “il filosofo” per gli studi al Collegio Universitario Ghislieri di Pavia (lo stesso di Giulio Tremonti, che anni dopo ne avverserà la carriera).

Ma Tatò è soprattutto “Kaiser Franz”, per il rigore e la durezza che mette nelle ristrutturazioni industriali di cui è artefice. Tatò guida e, a volte, risana alcune società della Olivetti, poi l’Enel, fino alle imprese della famiglia Berlusconi come Fininvest.

Tatò lavora in Olivetti dal 1956 al 1990 (sia pure con alcune significative pause in altre imprese). Arriva in azienda giovanissimo e, per sei mesi, è alla catena di montaggio dello stabilimento di Ivrea, «tra i periodi più utili e formativi della mia carriera», dirà più avanti.

Poco alla volta, scala le posizioni interne diventando amministratore delegato di Austro Olivetti (dal 1970 al 1973) e di British Olivetti, dal 1974 al 1976. La sua fama di manager inflessibile si consolida negli anni ‘80 quando l’amore per la Germania — dove ha perfezionato gli studi in filosofia, in gioventù — lo porta nella Foresta Nera.

Tra il 1982 e il 1984, lasciata la Olivetti, Tatò rilancia la Kienzle, azienda che produce dai tassametri alle macchine da ufficio. Nel 1986, la Olivetti lo richiama per affidargli un altro “malato grave”. La Triumph Adler, con 9 mila dipendenti, vende le sue macchine da ufficio e primi computer, ma senza fortuna. Il taglio ai costi superflui e un nuovo modello produttivo permettono a Tatò di aiutare l’impresa.

Per due volte amministratore delegato della Mondadori, Tatò comincia ad appassionarsi all’industria editoriale (come racconterà nel libro “A scopo di lucro”). Nel 1993, quando la Fininvest accusa un indebitamento sopra il livello di guardia, ecco Silvio Berlusconi individuare in lui il manager del rilancio. Tatò, d’altra parte, gode di un elevato credito presso il sistema bancario.

“Kaiser Franz” riorganizza la Fininvest e quota in Borsa la controllata Mediaset. L’ottimo lavoro non gli risparmia l’ostilità dei consiglieri più fidati del Cavaliere. Così Tatò, nel 1996, accetta con un certo sollievo l’invito del premier Romano Prodi a farsi carico dell’Enel.

Il manager è attratto anche dalla prospettiva di essere tra i padri delle privatizzazioni italiane. L’azienda elettrica è quotata a Milano e New York (dopo un doloroso taglio al personale). Tatò fonda Enel Green Power, leader delle energie rinnovabili; compra la spagnola Viesgo; fonda Wind, terzo operatore di telefonia mobile italiano.

Scrive Giuseppe Turani su Repubblica: «Nel 1995, ultimo bilancio della precedente gestione, l’Enel chiude il suo bilancio con 1,150 miliardi di euro di utili. Nel 2000, l’Enel chiude i conti con 4,22 miliardi di euro di utili».

Nel 2002, governo Berlusconi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti non lo conferma nel ruolo di ad di Enel. E Tatò rifiuta la poltrona di consolazione di presidente che il premier gli propone.

Dall’agosto 2003 al 2014, guida l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani verso una solida presenza in Rete. Tatò realizza il portale Treccani.it, che offre il sapere dell’Istituto, il grande dizionario della lingua italiana e il dizionario biografico degli Italiani.
Al momento della morte accanto a lui c’erano la moglie Sonia Raule e la figlia Carolina.