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Pensioni, su quota 41 governo a corto di risorse: i fondi in Manovra bastano solo per il 2023

Le simulazioni dell'Inps sullo strumento di flessibilità a cui lavora l'esecutivo. A regime e con l'uscita dal lavoro a 61 anni si arriverebbe a 7,6 miliardi. Ma visti gli spazi stretti in Legge di Bilancio si lavora a una soluzione ponte
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Le simulazioni su quota 41 per le pensioni sono pronte. Non è detto che la premier Giorgia Meloni le presenti ai leader di Cgil, Cisl e Uil mercoledì prossimo, quando si terrà il primo confronto a palazzo Chigi, ma i numeri dell’Inps danno già l’idea del margine stretto dentro cui si dovrà muovere il governo. La soluzione va trovata nel giro di poche settimane perché a fine anno scadrà quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi) e dal primo gennaio 2023, in assenza di correttivi, si potrà uscire anticipatamente dal lavoro solo attraverso gli scivoli dell’Ape sociale e di Opzione donna, che saranno prorogati con la legge di bilancio. La soluzione di quota 41 (41 anni di contributi versati), abbinata a un requisito anagrafico, è quella a cui si sta lavorando in queste ore per evitare che scatti lo scalone previsto dalla riforma Fornero.

Le simulazioni su quota 41 per le pensioni sono pronte. Non è detto che la premier Giorgia Meloni le presenti ai leader di Cgil, Cisl e Uil mercoledì prossimo, quando si terrà il primo confronto a palazzo Chigi, ma i numeri dell’Inps danno già l’idea del margine stretto dentro cui si dovrà muovere il governo. La soluzione va trovata nel giro di poche settimane perché a fine anno scadrà quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi) e dal primo gennaio 2023, in assenza di correttivi, si potrà uscire anticipatamente dal lavoro solo attraverso gli scivoli dell’Ape sociale e di Opzione donna, che saranno prorogati con la legge di bilancio. La soluzione di quota 41 (41 anni di contributi versati), abbinata a un requisito anagrafico, è quella a cui si sta lavorando in queste ore per evitare che scatti lo scalone previsto dalla riforma Fornero.

Nelle tabelle che l’Inps ha preparato per il Tesoro e per il ministero del Lavoro sono dettagliati i tre scenari che legano la quota 41 al paletto dell’età, fissato rispettivamente a 61, 62 e 63 anni. A regime, cioè a partire dal terzo anno di applicazione, quota 41 con 61 anni costerebbe 7,6 miliardi, mentre l’opzione 62+41 richiederebbe una spesa superiore ai 6 miliardi. Scende il costo per lo schema 63+41: circa 5 miliardi. L’esborso per lo Stato è più contenuto rispetto alla quota 41 pura, senza cioè un requisito anagrafico. Le stime dell’Inps, contenute nell’ultimo Rapporto annuale, parlavano di un costo annuo che dai 4,3 miliardi per il 2022 sarebbe arrivato a 9,5 miliardi nel 2029.

Le risorse a disposizione del governo per la manovra - il contenitore della soluzione per le pensioni – sono incompatibili con una riforma strutturale del sistema previdenziale. Ecco perché le valutazioni del governo sono concentrate su una soluzione ponte di un anno, valida solo per il 2023. Tutti e tre gli scenari di quota 41 prevedono una spesa più contenuta rispetto a quella indicata per il breve-medio periodo. La Lega spinge per considerare solamente le opzioni 61 e 62 anni d’età, escludendo quindi quella che fissa il requisito anagrafico minimo a 63 anni. La volontà, in questo caso di tutta la maggioranza, è di concordare una soluzione con i sindacati. La formula annuale, però, rischia di scontentare subito Cgil, Cisl e Uil. Appena sabato, a margine dell’assemblea di Federmeccanica, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha chiesto di “mettere mano a tutta la riforma delle pensioni perché serve una pensione di garanzia per i giovani”.