Gas, jet, fregate: tutti gli affari dietro l'abbraccio di Meloni con Al Sisi
di Eugenio Occorsio , di Eugenio OccorsioGas dell'Eni, aerei di Leonardo, navi militari di Fincantieri. E altro ancora. E' fitta di sigle e cifre la lista della spesa che Giorgia Meloni ha portato con sé in Egitto. Nella versione più cinica della realpolitik, il faccia a faccia con Al Sisi potrebbe portare allo sblocco di una serie di commesse multimiliardarie: tutte trattative che erano iniziate già da tempo e sono rimaste congelate - ma mai definitivamente archiviate - da quella tragica notte del 3 febbraio 2016 quando il corpo martoriato del povero Giulio Regeni fu ritrovato ai bordi di un'autostrada alla periferia del Cairo. Ora qualcosa potrebbe cambiare.
Gas dell'Eni, aerei di Leonardo, navi militari di Fincantieri. E altro ancora. E' fitta di sigle e cifre la lista della spesa che Giorgia Meloni ha portato con sé in Egitto. Nella versione più cinica della realpolitik, il faccia a faccia con Al Sisi potrebbe portare allo sblocco di una serie di commesse multimiliardarie: tutte trattative che erano iniziate già da tempo e sono rimaste congelate - ma mai definitivamente archiviate - da quella tragica notte del 3 febbraio 2016 quando il corpo martoriato del povero Giulio Regeni fu ritrovato ai bordi di un'autostrada alla periferia del Cairo. Ora qualcosa potrebbe cambiare.
Tecnicamente, il gas che esce dal pozzo - di proprietà del governo del Cairo - viene attribuito all'Egitto e poi rivenduto a diversi clienti fra i quali ora entrerà, a prezzi di mercato, l'Italia. Ai prezzi attuali (115 euro a KwH che equivalgono a 1,1 euro per metro cubo) l'accordo vale, spiega il superesperto Davide Tabarelli, più di tre miliardi. Bisognerà vedere come andrà la quotazione dei prossimi vent'anni, tanta è la durata del contratto.
Tutti i contratti in questione sono pluriennali e contribuiscono quota dopo quota all'interscambio italiano con l'Egitto. Che conosce, stando alle cifre Sace, una fase di ristagno almeno sul fronte delle esportazioni dall'Italia: dopo una comprensibile pausa dovuta allo shock per il caso Regeni aveva ricominciato a crescere, addirittura del 27,2% nel 2020 fino a 3,1 miliardi, e di un altro 23,5% nel 2021 fino a 3,8 miliardi. Poi lo stop: le proiezioni Sace sono per un incremento del 2% quest'anno (fino a 3,9) e poi sostanzialmente più nulla fino al 2025. L'Italia ha ancora non più del 3,2% del mercato all'import egiziano, contro il 4,5 della Germania (ma l'1,9 della Francia). Il rischio politico rimane al 68%, ben oltre il livello di guardia, e colpisce nelle valutazioni della Sace l'87% attributo al "rischio mancato pagamento controparte aziendale". Ma l'inaspettato (e inquietante) embrassons nous di queste ore con Al Sisi forse modificherà la situazione.