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Patto di Stabilità, ecco la riforma della Commissione Ue: procedure più morbide, ma chi sbaglia verrà "commissariato"

Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis (afp)

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Presentata la proposta di riforma delle regole sui bilanci. Chi ha debito e deficit eccessivi avrà impegni meno stringenti. Ma sale il livello di controllo: il percorso di rientro diventa concordato con Bruxelles e vincolante. Maglie strette per chi, come l'Italia, supera il 90% di debito-Pil
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BRUXELLES - Procedure più morbide per chi ha debito e deficit eccessivo. Ma più controllate. Sottoposte ad un accordo con la Commissione che vigilerà sugli obiettivi anno per anno. E quindi "commissarierà" di fatto gli Stati "cattivi". A partire dall'Italia. Ecco la Riforma del famigerato Patto di Stabilità presentata stamattina dalla Commissione europea e che dovrà essere approvata entro il 2023. Ossia prima che lo stesso Patto torni ad essere operativo dopo la sospensione decretata in seguito alla Pandemia.

Nella riforma di Palazzo Berlaymont, allora, vengono cancellate le misure di rientro dal debito e dal deficit eccessivo ormai inattuabili: un ventesimo del debito ogni anno (per l'Italia voleva dire oltre 50 miliardi l'anno) e lo 0,5% del disavanzo per il deficit. Sanzioni inattuabili, e infatti non sono state mai attuate.

In cambio, però, il controllo sui percorsi di risparmio sarà vincolan…

BRUXELLES - Procedure più morbide per chi ha debito e deficit eccessivo. Ma più controllate. Sottoposte ad un accordo con la Commissione che vigilerà sugli obiettivi anno per anno. E quindi "commissarierà" di fatto gli Stati "cattivi". A partire dall'Italia. Ecco la Riforma del famigerato Patto di Stabilità presentata stamattina dalla Commissione europea e che dovrà essere approvata entro il 2023. Ossia prima che lo stesso Patto torni ad essere operativo dopo la sospensione decretata in seguito alla Pandemia.

Nella riforma di Palazzo Berlaymont, allora, vengono cancellate le misure di rientro dal debito e dal deficit eccessivo ormai inattuabili: un ventesimo del debito ogni anno (per l'Italia voleva dire oltre 50 miliardi l'anno) e lo 0,5% del disavanzo per il deficit. Sanzioni inattuabili, e infatti non sono state mai attuate.

In cambio, però, il controllo sui percorsi di risparmio sarà vincolante. Assegnato alla Commissione. Ogni governo nazionale insomma dovrà concordare con Bruxelles come ridurre l'esposizione eccessiva. Una sorta di "commissariamento" che durerà da quattro ai sette anni. E se non verrà rispettato scatteranno subito le sanzioni. Proprio come accade con gli obiettivi del Pnrr. In questo caso "multe" e stop ai fondi europei, compreso il NextGenerationEu.

L'obiettivo, spiega l'esecutivo europeo, è "rafforzare la sostenibilità del debito e migliorare la crescita sostenibile e inclusiva attraverso investimenti e riforme" attraverso la riduzione dei debiti elevati "in modo realistico, graduale e sostenuto". E soprattutto "personalizzato". Ogni Paese avrebbe la sua "cura", su cui però Bruxelles eserciterà una vigilanza annuale con un metodo simile a quello previsto per l'assegnazione dei soldi del Recovery: obiettivo per obiettivo, milestone per milestone. Tra l'altro si introduce una sorta di nuovo parametro: la rigidità di questa procedura riguarderebbe non tutti quelli che sforano il tetto del 60% nel rapporto debito-pil, ma solo quelli oltre il 90%. Chi sta sotto il 90 come la Germania (la Francia è vicina a quell'obiettivo) verrà sostanzialmente "graziata". Ma certo non chi ha il 150% come l'Italia e la Grecia.

Come funzionerebbe? La Commissione presenterebbe un percorso quadriennale di aggiustamento di bilancio di riferimento. Il fine abbassare in modo "plausibile" il debito mantenendo il disavanzo "al di sotto del valore di riferimento del 3% del PIL stabilito nel trattato". Gli Stati membri presenterebbero quindi piani che definiscano il loro percorso di bilancio a medio termine, le riforme prioritarie e gli impegni in materia di investimenti pubblici. I quattro anni possono diventare sette se si inserisce un programma di investimenti.

Il punto centrale è la "sorveglianza"della Commissione che sarà annuale. Valuterà i piani. Il Consiglio europeo (i leader) li approverà e ancora la Commissione ne controllerà costantemente l'attuazione. Gli Stati membri presenteranno relazioni annuali. Sostanzialmente i Paesi, con debito eccessivo, come l'Italia avranno margini ridottissimi sulla loro politica economica. Veramente una "rivoluzione" per i conti pubblici del nostro Paese.

Non a caso le sanzioni, in caso di mancato rispetto dei piani, saranno rapide. La procedura d'infrazione per i deficit eccessivi sarà mantenuta, mentre quella sul debito sarà rafforzata: sanzioni finanziarie, reputazionali (convocazione per audizione in Parlamento) e blocco dei fondi strutturali. Ma soprattutto l'intervento potrà essere "preventivo", ossia non si aspetterà che uno Stato superi le soglie di deficit o di debito, lo si stopperà prima.

"Molto è cambiato - ha detto il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis - da quando il trattato di Maastricht ha riconosciuto la necessità di finanze pubbliche sane e di politiche di bilancio coordinate. I paesi dell'UE devono ora far fronte a livelli di debito e disavanzo significativamente più elevati che variano notevolmente". Per il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, "le proposte che presentiamo oggi mirano a sostenere la crescita e migliorare la sostenibilità del debito. In secondo luogo, vogliamo rafforzare la titolarità nazionale delle decisioni economiche - politiche fiscali, riforme e investimenti - e allo stesso tempo incorporarle in un nuovo quadro comune. E terzo, vogliamo semplificare le nostre regole preservando la loro intelligenza. In breve, vogliamo finalmente mettere sullo stesso piano crescita e stabilità e lavorare efficacemente per raggiungere entrambe le cose".