Superbollo auto, odiato e in perdita per lo Stato. Ecco perché il governo Meloni studia di cancellarlo
di Vincenzo Borgomeo , di Vincenzo BorgomeoL'annuncio sulla possibile cancellazione del superbollo sta intasando caselle di posta e WhtasApp di tutti gli addetti ai lavori del mondo dell'automotive, con il seguente tono, più o meno: "Se la Meloni leva il superbollo non la voto, la sposo". L'idea, si apprende da ambienti parlamentari, è effettivamente sul tavolo anche se manca ancora un calendario definito per l'intervento. Ma che c'è dietro questa tassa? E perché è così odiata?
Il sollevamento popolare non nasce certo da chi spende 100 mila euro o più per una supercar, ma dalla folta schiera di automobilisti che per auto di basso valore si vedono richiedere un superbollo che supera la quotazione della macchina. Proteste a parte - però - ci sono elementi tecnici da tenere in considerazione. Legati al fatto che il superbollo ha creato una perdita notevole di introiti per lo stato. Per capire bene il discorso, dobbiamo tornare al 2011, quando l…
L'annuncio sulla possibile cancellazione del superbollo sta intasando caselle di posta e WhtasApp di tutti gli addetti ai lavori del mondo dell'automotive, con il seguente tono, più o meno: "Se la Meloni leva il superbollo non la voto, la sposo". L'idea, si apprende da ambienti parlamentari, è effettivamente sul tavolo anche se manca ancora un calendario definito per l'intervento. Ma che c'è dietro questa tassa? E perché è così odiata?
Il sollevamento popolare non nasce certo da chi spende 100 mila euro o più per una supercar, ma dalla folta schiera di automobilisti che per auto di basso valore si vedono richiedere un superbollo che supera la quotazione della macchina. Proteste a parte - però - ci sono elementi tecnici da tenere in considerazione. Legati al fatto che il superbollo ha creato una perdita notevole di introiti per lo stato. Per capire bene il discorso, dobbiamo tornare al 2011, quando la norma venne introdotta, e quindi al suo primo anno di operatività, il 2012.
"L'addizionale erariale sul bollo auto" (questo il suo nome ufficiale) era stata lanciata nel luglio 2011 con un importo pari a 10 euro per ogni kW di potenza del veicolo superiore ai 225 kW, con effetto retroattivo su tutto il 2011 e su tutto il parco circolante; successivamente, dal 1° gennaio 2012, la sovrattassa è stata portata a 20 euro/kW ed estesa alle vetture con potenza superiore ai 185 kW.
Bene: nel 2012 si è determinata una perdita complessiva, tra minori entrate fiscali e mancato introito, di circa 140 milioni di euro, così suddivisa: per lo Stato 93 milioni di euro di gettito IVA e 13 milioni di superbollo; per le Regioni 19,8 milioni di mancato pagamento del bollo; per le Province 5,2 milioni di mancata IPT e circa 9 milioni di addizionale su RCA.
A causare questo danno per l'Erario, una serie di fenomeni non previsti e controproducenti, innescati dal provvedimento stesso, in particolare la riduzione delle nuove immatricolazioni di vetture con potenza eccedente i 185 kW: -35% nel 2012 contro il -19,8% del mercato auto nel suo complesso.
Senza contare poi la proliferazione, nel nord Italia, di "falsi leasing" di autovetture con targa tedesca (o ceca) date in noleggio da soggetti commerciali e utilizzate da clienti italiani (con mancato versamento dell'IVA, del bollo, del superbollo, dell'IPT, delle multe, dell'addizionale provinciale sull'RCA, oltre all'impossibilità di porre sotto sequestro le automobili immatricolate all'estero, la possibilità di sfuggire al redditometro, le difficoltà di effettuare i controlli su strada e di individuare le responsabilità in caso di incidenti).
A questo si aggiunge il fenomeno della "esterovestizione" di veicoli, radiati per esportazione in paesi UE, ma che continuano a circolare sul territorio nazionale con targa tedesca, austriaca, bulgara o romena con le conseguenze sopra indicate. E poi il boom di radiazioni per esportazione sia di auto di nuova immatricolazione, poi radiate e reimmatricolate con targa estera, sia di auto usate, che non hanno più prodotto gettito fiscale per il Paese a partire dal secondo anno. Per queste ultime, la tendenza è stata confermata dai dati di esportazione del 2012, che hanno mostrato volumi più che raddoppiati per le autovetture sopra i 185 kW (da circa 13.000 unità del 2011 a quasi 29.000, +115%). E infine c'è stato il fenomeno del crollo dei passaggi di proprietà relativi ad autovetture sopra i 185 kW, ridotti del 37% nel 2012 rispetto ai volumi del 2011.
All'epoca tutte le associazioni di categoria - ANFIA (produttori italiani), ANIASA (autonoleggio), Assilea (leasing), Federauto (concessionari), UNASCA (agenzie), UNRAE (costruttori esteri) - insorsero. Scrissero una lettera congiunta Ministero dell'Economia e delle Finanze per "abolire la dannosa e controproducente sovrattassa sul bollo auto". Non se ne fece nulla. Ora però la cancellazione del superbollo è di nuovo allo studio. E sarebbe anche di facile applicazione perché per renderla operativa non servirebbe nemmeno il calcolo di copertura economica visto che questa tassa non solo non porta nulla ma fa perdere introiti fiscali allo Stato. Il mondo dell'auto spera.