Quoziente familiare al posto dell'Isee. Santoro (Bicocca): "Meloni sbaglia, così penalizza le famiglie povere rispetto a quelle ricche"
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - La premier Giorgia Meloni l'ha definito "un primo accenno", parlando delle modifiche al Superbonus. È il quoziente familiare il parametro che il governo ha deciso di introdurre per le agevolazioni come quella per i lavori di efficientamento energetico sulle villette. Il quoziente prende il posto dell'Isee, l'indicatore che oggi fotografa la situazione economica delle famiglie, e l'obiettivo è andare anche oltre, facendone il perno di una riforma complessiva dell'Irpef. Meno tasse per chi ha più figli. "Il quoziente familiare avvantaggia di più le famiglie più ricche", avverte però Alessandro Santoro, docente di Scienza delle finanze alla Bicocca e già consigliere economico dell'ex ministro dell'Economia Daniele Franco.
Professore, con le modifiche al Superbonus debutta il quoziente familiare del centrodestra. La premier Meloni dice che così si …
ROMA - La premier Giorgia Meloni l'ha definito "un primo accenno", parlando delle modifiche al Superbonus. È il quoziente familiare il parametro che il governo ha deciso di introdurre per le agevolazioni come quella per i lavori di efficientamento energetico sulle villette. Il quoziente prende il posto dell'Isee, l'indicatore che oggi fotografa la situazione economica delle famiglie, e l'obiettivo è andare anche oltre, facendone il perno di una riforma complessiva dell'Irpef. Meno tasse per chi ha più figli. "Il quoziente familiare avvantaggia di più le famiglie più ricche", avverte però Alessandro Santoro, docente di Scienza delle finanze alla Bicocca e già consigliere economico dell'ex ministro dell'Economia Daniele Franco.
Professore, con le modifiche al Superbonus debutta il quoziente familiare del centrodestra. La premier Meloni dice che così si aiutano di più i redditi medio-bassi. Ha ragione?
"Sicuramente ha ragione nel dire che il Superbonus, così come è scritto, favorisce i redditi alti. La correzione, quindi, ha una sua logica, anche se sarebbe stato meglio farla con l'Isee. Meloni però sbaglia se pensa di riproporre il quoziente familiare per l'Irpef".
"Il quoziente familiare viene adottato perché garantisce la parità di trattamento tra famiglie che hanno lo stesso reddito e la stessa composizione, a prescindere da come il reddito si distribuisce all'interno della famiglia. Gli svantaggi però sono molti. Non si può dire che l'adozione del quoziente familiare favorisce le famiglie povere. Al contrario, a parità di composizione, lo sconto è più forte per le famiglie più ricche".
Perché verrebbero avvantaggiate di più?
"Prendiamo due famiglie con la stessa composizione, ad esempio due genitori e un figlio, ma con un reddito differente. La famiglia più povera, con un reddito di trentamila euro, pagherebbe 6.900 euro di tasse, mentre quella più ricca, con un reddito di centomila euro, si ritroverebbe a pagarne 28 mila. Se si fa un confronto con quanto avrebbero dovuto pagare in assenza del quoziente familiare viene fuori che il guadagno è molto più forte per la famiglia ricca rispetto a quella povera".
"Si può ritoccare, ma deve restare assolutamente il parametro di riferimento per la stragrande maggioranza delle prestazioni sociali in denaro, così come è stato deciso anche quando è stato riformato. Non ha senso tornare indietro rispetto alle decisioni già prese, le politiche devono essere coerenti. Tra l'altro l'assegno unico per i figli, tarato sull'Isee, ragiona già su una logica familiare. È vero che considera anche i patrimoni, oltre ai redditi, ma è un avanzamento rispetto a quando c'erano le detrazioni per i figli a carico che invece si basavano sul reddito individuale".
Ha parlato di numerosi svantaggi. Quali altre distorsioni può creare il quoziente familiare?
"Può scoraggiare il lavoro femminile. Prendiamo una famiglia dove l'uomo guadagna 50mila euro all'anno e la donna 15mila. Oggi sono tassati individualmente e la donna, in media, ha un'aliquota media e marginale inferiore perché solitamente guadagna di meno. L'aliquota marginale con il quoziente familiare sarebbe la stessa per entrambi i coniugi e quindi la donna non sarebbe incentivata a lavorare ad esempio un'ora in più, se ci fosse la possibilità di farlo. È evidente che il quoziente familiare spinge la donna a restare a casa, forse è una scelta politica per aumentare la natalità, ma l'effetto sulla partecipazione al lavoro sarebbe assolutamente negativo".