Roberta Busticchi, la passione tech per le cure mediche "per tutti e ovunque"
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaDa venditrice di prodotti emostatici a presidente e amministratore delegato per l’Italia, da gennaio 2022, di Siemens Healthineers, società quotata alla Borsa di Francoforte, azienda pioniera dell’innovazione nella sanità. Il progresso nelle cure mediche ‘per chiunque e ovunque’, questo il motto del brand, ha portato Roberta Busticchi, una laurea in Chimica farmaceutica a Genova e un Mba, alla guida della società tedesca impegnata nello sviluppo di prodotti e servizi basati su applicazioni digitali avanzate e sull’intelligenza artificiale.
Classe 1973, nata a La Spezia, Busticchi dopo l’università voleva costruire il proprio curriculum in nuove realtà esterne alla Liguria. Papà impiegato, mamma insegnante, una vita tranquilla, e lei con un grande desiderio di fare esperienze nuove, insomma di mettersi in gioco. Da allora ha lavorato in quattro diverse aziende senza mai avere avuto un motivo particolare per …
Da venditrice di prodotti emostatici a presidente e amministratore delegato per l’Italia, da gennaio 2022, di Siemens Healthineers, società quotata alla Borsa di Francoforte, azienda pioniera dell’innovazione nella sanità. Il progresso nelle cure mediche ‘per chiunque e ovunque’, questo il motto del brand, ha portato Roberta Busticchi, una laurea in Chimica farmaceutica a Genova e un Mba, alla guida della società tedesca impegnata nello sviluppo di prodotti e servizi basati su applicazioni digitali avanzate e sull’intelligenza artificiale.
Classe 1973, nata a La Spezia, Busticchi dopo l’università voleva costruire il proprio curriculum in nuove realtà esterne alla Liguria. Papà impiegato, mamma insegnante, una vita tranquilla, e lei con un grande desiderio di fare esperienze nuove, insomma di mettersi in gioco. Da allora ha lavorato in quattro diverse aziende senza mai avere avuto un motivo particolare per lasciare quelle precedenti. Soltanto mossa dalla sua intraprendenza e con la passione per il tech che avanzava.
Fino alla più recente svolta professionale. “Alla fine dello scorso anno incontro un esponente di Siemens Healthineers che mi prospetta un progetto per me affascinante. Un’azienda che ha la parola innovazione nel proprio dna. Si parla di tecnologie all’avanguardia nella diagnostica sia per immagini che in vitro, ma anche di tutti i nuovi strumenti digitali e di intelligenza artificiale che sapevo essere il futuro della sanità. Spinta dall’interesse per l’innovazione, ho pensato che avrei potuto dare un contributo”. La società conta 66 mila dipendenti nel mondo e ha un fatturato di 18 miliardi di euro.
La manager lavora a Milano e viaggia spesso. “Siemens Healthineers permette ai professionisti della sanità di fornire ai propri pazienti un’assistenza migliore, dalla diagnostica per immagini alla radioterapia per le cure oncologiche, dagli esami di laboratorio alle ultime innovazioni in tema di intelligenza artificiale. Siamo in grado di cogliere da veri protagonisti le sfide che la nuova sanità ci pone, dare il nostro supporto nella lotta alle malattie più invalidanti e alle cronicità”.
La strategia aziendale connotata da quella frase, ‘per chiunque e dovunque’, si traduce nella pratica in una sanità equa e disponibile per tutti grazie a soluzioni avanzate come ad esempio la telemedicina. “L’Italia rispetto ad altri paesi è a buon punto. Lombardia e Puglia, le due regioni scelte dal ministero della Salute, fanno da pilota per le altre. C’è molto fermento. Lo scorso maggio abbiamo organizzato seminari per condividere questi programmi con i medici e abbiamo sempre riempito le aule”.
Banche dati più strutturate consentiranno nell’ambito dell’healthcare digitale di considerare la centralità del paziente nel processo di cura attraverso la medicina personalizzata. “I nostri servizi, i prodotti e le applicazioni gestiti da intelligenza artificiale giocheranno un ruolo per lo sviluppo di terapie sempre più costruite sulla storia del singolo assistito. In questo momento dobbiamo unire le forze e garantire il ruolo decisivo dei medici. La sanità digitale e la telemedicina non sono un percorso informatico ma medico, che andrà disegnato e gestito dai clinici. In questo senso è fondamentale la formazione delle persone”.
Roberta Busticchi porta in Siemens Healthineers la sua esperienza commerciale maturata in Johnson&Johnson che da Firenze con la stessa azienda l’ha portata negli Usa, nel New Jersey, impiegata in attività di ricerca e sviluppo. “Ho trascorso due anni molto formativi: i progetti e i ricchi scambi internazionali mi hanno fatto capire che il mondo della tecnologia in sanità era la mia vera passione. Coinvolgevo nei panel di ricerca clinica numerosi clienti autorevoli nel loro settore di specializzazione. Per lanciare i prodotti sul mercato ho cercato di allargare gli orizzonti inserendo nuove proposte e nuovi utilizzatori al fine di avere test più affidabili”.
Conquistata la fiducia e la stima di un capo lungimirante, alla manager è stata offerta la possibilità di organizzare per più di un anno seminari sull’innovazione per colleghi di ricerca e sviluppo, l’area del suo principale interesse. “L’ho fatto con molto entusiasmo. Forse mi sono mossa anche un poco con l’incoscienza della giovinezza”. Benché le avessero chiesto di restare con un contratto per due anni, per problemi familiari, ha perso entrambi i genitori, è rientrata in Italia. “Con dispiacere ma senza alcun rimpianto”.
È il momento di Medtronic, per cinque anni e sei mesi, un’altra azienda medicale nella quale si occupava di chirurgia spinale. “Grazie alla mia esperienza nell’healthcare, ho assunto la responsabilità di capo area per il Centro Sud Italia, con sede a Roma, dove avevo già vissuto prima degli Usa. Avevo poco più di 30 anni, ero la responsabile più giovane in un settore molto di nicchia dove la preparazione tecnica era importante. Ho imparato la resilienza per conquistare la fiducia da parte di alcuni colleghi. Il team di lavoro è cresciuto con reciproca soddisfazione e tutti contenti di questa nuova esperienza. Con la promozione avuta in seguito, a capo dell’area marketing, ho disegnato le strategie a lungo termine e ciò che avevo imparato lavorando negli Usa mi è stato prezioso. Sono stata promossa a sales manager di una società che era stata acquisita”.
Dopo Medtronic è la volta di Abbot. Roberta Busicchi nella costola italiana della multinazionale americana del medicale, dove resta per 11 anni e mezzo, è country manager nel mondo endovascolare. “Nelle mie competenze erano tutti i prodotti per il trattamento dei vasi periferici arteriosi, escluso il cuore: stent e palloni per rendere pervi i vasi stenotici, nel trattamento del piede diabetico, della carotide, delle arterie femorali”.
Cinque anni dopo la manager assume la responsabilità per tutto ciò che concerne la cura del cuore per l’Europa del Sud, Italia, Spagna e Portogallo. “Siamo riusciti a facilitare la collaborazione della cardiologia interventistica dei tre paesi in modo da far sentire la voce del Sud in un’Europa nordico-centrica, con la produzione di lavori scientifici di rilievo”. Due anni più tardi Abbot acquisisce St Jude. “Ho gestito in modo diretto l’integrazione. Sono stati anni molto impegnativi ma sicuramente mi hanno insegnato quali implicazioni tecniche ci sono in un processo di fusione aziendale. Ho imparato nuovi modelli e fatto tanta esperienza. Sono riuscita a limitare l’emergenza esuberi. Sono stata promossa general manager di questa divisione”.
Legge molto di intelligenza emotiva, “per noi manager la dote più importante, che dobbiamo sempre fare crescere”, e libri gialli, classici e di astronomia. “Ho una passione per lo studio dell’universo, per come è composto dal punto di vista chimico e fisico. Mi affascina pensare che ogni singolo atomo che ci compone e che compone tutta la materia a noi visibile si sia formato nel cuore di una stella lontana mille anni luce. Mi insegna il valore dell’umiltà e mi fa cambiare prospettiva, mi aiuta riportare al loro posto le cose”.
Accogliere e incoraggiare i collaboratori, “virtù fondamentali su cui ho costruito la mia carriera. Per gestire un gruppo di lavoro, per ottenere i risultati attesi facendo sì che le persone lascino emergere le proprie qualità. Ci vogliono tempo e pazienza. Altra regola ferrea è la chiarezza nella direzione da seguire e la costanza. Volere è potere. Ne ho avuto conferme negli anni”.
A fine ottobre Roberta Busticchi è andata a La Spezia a ritirare il premio ‘Donna Leader 2022’, conferito dall’Associazione europea Ewld per lo sviluppo e la crescita delle donne, per essersi distinta nella diffusione di una cultura aziendale incentrata sui valori della parità di genere, dell’inclusività e della diversità. “È stato un premio alla carriera come stimolo per le nuove generazioni. Insieme a me e ad Alessandra Taravacci, è stata premiata una ragazza, Benedetta Madrignani, atleta di spada e fioretto. Nei suoi giovani occhi ho riconosciuto la voglia di arrivare che avevo io”.
Curiosità, flessibilità. “Amo la barca a vela, sinonimo di libertà, i viaggi bagaglio a mano: Brasile, Colombia, Cuba, Africa, Indonesia, Australia, Madagascar, il più bello della mia vita. Ho ripreso quest’anno, è più difficile ma non sarà il Covid a fermarmi. Quest’estate vacanze, Francia e Sardegna”.
Il capo perfetto? “Non esiste. Il mio è uno stile aperto e ne ho fatto un cavallo di battaglia anche perché le persone lo apprezzano. Mi mette in difficoltà la mancanza di trasparenza. Quando serve non indoro la pillola ma nello stesso tempo mi piace ricevere lo stesso tipo di trattamento. Feedback onesti e sinceri. Anche se non fanno piacere”.