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Da Quota 41 alla tassa piatta: nella mini manovra del governo Meloni solo bandierine

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (fotogramma)

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Gli aiuti per l’energia limitano le risorse per le promesse elettorali del centrodestra. Niente flat tax per tutti. La legge Fornero non verrà abolita. E anche sul Reddito di cittadinanza la revisione sarà soft
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ROMA - Si profila una manovra da 30 miliardi. Importante come saldi, leggera - quasi "mini" - per le misure "identitarie": le promesse elettorali del governo Meloni ci saranno, ma in versione decisamente ridotta, appena un assaggio. Nessuna riforma o rivoluzione del fisco, delle pensioni, del Reddito di cittadinanza. Nel 2023 non avremo la flat tax per tutti. La legge Fornero non sarà abolita. E continueremo a finanziare il Reddito. Però certo il limite al contante è stato già alzato. Partirà un nuovo ciclo di rottamazione delle cartelle esattoriali. E il Superbonus, appena messo a dieta, sta mandando in tilt il settore edile.

L'urgenza del caro bollette

Non può che andare così, se la filosofia di governo - a urne chiuse - è quella descritta dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: "Un approccio prudente, realistico e sostenibile". L'unico possibile per non inguaiare i già…

ROMA - Si profila una manovra da 30 miliardi. Importante come saldi, leggera - quasi "mini" - per le misure "identitarie": le promesse elettorali del governo Meloni ci saranno, ma in versione decisamente ridotta, appena un assaggio. Nessuna riforma o rivoluzione del fisco, delle pensioni, del Reddito di cittadinanza. Nel 2023 non avremo la flat tax per tutti. La legge Fornero non sarà abolita. E continueremo a finanziare il Reddito. Però certo il limite al contante è stato già alzato. Partirà un nuovo ciclo di rottamazione delle cartelle esattoriali. E il Superbonus, appena messo a dieta, sta mandando in tilt il settore edile.

L'urgenza del caro bollette

Non può che andare così, se la filosofia di governo - a urne chiuse - è quella descritta dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: "Un approccio prudente, realistico e sostenibile". L'unico possibile per non inguaiare i già disastrati conti pubblici, ora che l'economia volge al peggio con un Pil del 2023 allo zero virgola se va bene, recessivo se va male. E un Pnrr in affanno. Il governo si è insediato da poco, c'è il caro energia da contrastare con 9,1 miliardi lasciati in eredità dal governo Draghi e già confluiti nel primo decreto del governo Meloni, l'Aiuti quater. E poi con altri 21 miliardi in deficit nel primo trimestre 2023. E il resto? Non molto e da coprire tagliando altre spese: su questo Giorgetti è stato chiarissimo.

Poco tempo, pochi soldi

Il sano realismo di "poco tempo e pochi soldi" è stato d'altro canto la premessa a tutti i primi incontri della premier Meloni con sindacati e imprese. Ecco dunque che in queste ore si affastellano tabelle e simulazioni per tenere dentro un pezzetto di tutte le promesse. E poter dire di aver iniziato un "percorso di legislatura", un quinquennio in cui ogni cosa vedrà la luce. La spesa più grande diventa la proroga del taglio fatto da Draghi di due punti del cuneo fiscale (il costo del lavoro) per i lavoratori dipendenti con redditi annuali fino a 35 mila euro: servono 3,5 miliardi. Pochi credono che la misura sarà fatta scadere il 31 dicembre. Ancora meno, nonostante le dichiarazioni, che un terzo dei soldi vada alle imprese: significherebbe togliere un terzo del bonus dalle buste paga dei lavoratori, che ora lo incassano, per trasferirlo ai loro datori. Mossa troppo impopolare.

Solo assaggi in manovra

Per il resto, sulla tavola della manovra tanti "finger food", stuzzichini. Non la flat tax per tutti, anche dipendenti e pensionati. Ma la versione allargata per le partite Iva con il fatturato che sale da 65 a 85 mila euro. Accompagnata da una "flat tax incrementale" per i dipendenti con un impatto non proprio stellare, visto che gli stipendi tra 2022 e gli anni precedenti non si sono mossi granché. Anche il prossimo anno si andrà in pensione con le regole della legge Fornero: si aggiunge una mini-Quota 41 con 61 o 62 anni solo per il 2023, dal costo inferiore a un miliardo e una piccola platea potenziale di 40-50 mila persone.

Il Reddito di cittadinanza resta

I lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi avranno il mini-taglio del cuneo, inferiore ai 5 punti promessi e all'inflazione. Le pensioni saranno invece adeguate al caro-vita del 7,3%: ma questo va in "automatico", non è una decisione del governo. Si pensa di confermare i fringe benefit a 3 mila euro anche per il 2023, ma la platea dei beneficiari è ristretta: solo il 17% dei dipendenti. Si studia poi se azzerare le tasse o dimezzarle al premio di produttività che oggi è tassato al 10% fino a 3 mila euro. Gli occupabili con il Reddito di cittadinanza - 660 mila più le loro famiglie - saranno spinti verso percorsi di riqualificazione e formazione con l'obiettivo di un posto di lavoro: ma fino ad allora non perderanno soldi. Impossibile ricavarne subito un miliardo di risparmi, a meno di un taglio lineare dell'assegno. Al momento però non risulta nell'agenda degli "assaggi".