Un miliardo di poveri su 8 miliardi di abitanti. Nel mondo diseguale sostenere l’Africa è sempre più urgente
di Eugenio Occorsio , di Eugenio OccorsioBisogna guardarci dentro, a questi 8 miliardi. Si scoprono immense aree del mondo che sono in recessione demografica – Europa, Stati Uniti, persino Cina – e altre in espansione: India, che sta per sorpassare la Cina a quota 1,5 miliardi di abitanti, ma soprattutto Africa sub-sahariana: 1,1 miliardi oggi, 2 miliardi già nel 2050. «Non è un caso – spiega Stefano Scarpetta, direttore per gli Affari sociali dell’Ocse – perché il continente africano è più giovane e con tassi di fertilità più elevati, su cui hanno un impatto livelli economici più bassi ma anche minori esigenze culturali e stimoli sociali. Manca poi l’accesso a servizi sanitari organizzati».
Bisogna guardarci dentro, a questi 8 miliardi. Si scoprono immense aree del mondo che sono in recessione demografica – Europa, Stati Uniti, persino Cina – e altre in espansione: India, che sta per sorpassare la Cina a quota 1,5 miliardi di abitanti, ma soprattutto Africa sub-sahariana: 1,1 miliardi oggi, 2 miliardi già nel 2050. «Non è un caso – spiega Stefano Scarpetta, direttore per gli Affari sociali dell’Ocse – perché il continente africano è più giovane e con tassi di fertilità più elevati, su cui hanno un impatto livelli economici più bassi ma anche minori esigenze culturali e stimoli sociali. Manca poi l’accesso a servizi sanitari organizzati».
Intendiamoci, aggiunge l’economista dell’Ocse, «non è che il desiderio di fare figli sia minore nelle famiglie italiane: ma qui intervengono tutt’altri fattori scoraggianti a partire dalla carenza di asili nido, da un sistema fiscale che penalizza il secondo reddito in famiglia e dall’insufficienza dei permessi parentali soprattutto paterni. Infatti in Paesi sviluppati che stanno intervenendo su questi elementi come Francia e Germania, la natalità è in ripresa».
Un essere umano su dieci in povertà assoluta
C’è un altro dato che non può non inquietare: degli 8 miliardi, oltre il 10% (fra i 900 milioni e il miliardo) è in povertà assoluta. Vive cioè – certifica l’Onu – con meno di 1,25 dollari al giorno. La pandemia ha avuto un effetto micidiale: i poveri assoluti erano scesi a 650 milioni nel 2019, ma con la crisi economica e sanitaria indotta dal Covid, e come se non bastasse con l’iperinflazione e la crisi del grano dovute alla guerra, si sono bruciati 25 anni di progressi e si è tornati indietro ai numeri degli anni ’90.
Non è finita: la stessa Onu prevede che altri 90 milioni di persone cadranno in povertà assoluta entro fine anno per il protrarsi delle tensioni globali. «Si allargano le diseguaglianze fra la parte del mondo che consuma e spreca molto, e la parte povera, sempre più popolata ed esposta a shock di ogni tipo», dice Eugenio Dacrema, economista del Wfp, l’agenzia alimentare dell’Onu. «Ecco la vera sfida del presente e del futuro».
Il boom dell'Africa
Il fatto che gli ultimi della Terra siano concentrati nella stessa Africa sub-sahariana del boom demografico, spiega Alessandro Rosina, docente di demografia alla Cattolica di Milano, «è un indicatore inequivocabile dell’urgenza di una politica seria dell’immigrazione, coordinata a livello europeo, che tenga conto del reciproco vantaggio di avere forza lavoro fresca dove è necessaria, l’Europa dell’inverno demografico, e offrire opportunità a chi lascia le aree più povere con esuberanza di giovani».
Rosina (Cattolica): "Una politica decisa di investimenti"
Non basta: «Occorre una decisa politica di investimenti in queste aree (ieri il consiglio europeo ha discusso su iniziativa italiana l’ennesimo “piano Marshall” da 100 miliardi, ndr) che le aiuti in un proprio coerente percorso di sviluppo sostenibile. Non si può andare contro la storia: vanno governati questi processi in modo efficiente con scelte non di chiusura ma di cooperazione».