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“Ma lo zucchero costa il triplo!”. L’inflazione sfiora il 12%, ma nella testa degli italiani è ancora più alta

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Gli aumenti dei prezzi calcolati dall'Istat si riferiscono comunque a un paniere di un consumatore ideale, che non esiste nella realtà. Ecco perché gli italiani ci scrivono per lamentare aumenti ben peggiori allo scaffale del supermercato
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ROMA - Quando a ottobre l'inflazione è balzata ben oltre il 10 per cento, quasi al 12, gli italiani non devono essersi stupiti più di tanto. Perché questa barriera, nella percezione comune, è stata superata da un bel pezzo, precisamente da marzo, quando l'Istat rilevava invece un aumento di "solo" il 6,5 per cento. A misurare ogni mese l'ampia distanza tra l'inflazione rilevata e l'inflazione percepita dalla popolazione la Banca Centrale Europea, con un'indagine che accerta anche le aspettative di aumento dei prezzi per i prossimi 12 mesi e da qui a tre anni. Un'indagine che, da sempre, vede sempre gli italiani più pessimisti, in cima agli altri Paesi europei, seguiti a poca distanza solo dalla Spagna. Tanto che alcuni anni fa le associazioni dei consumatori avevano avviato una battaglia per spingere l'Istat a una rilevazione maggiormente aderente alla realtà, che si è conclusa con la decisione …

ROMA - Quando a ottobre l'inflazione è balzata ben oltre il 10 per cento, quasi al 12, gli italiani non devono essersi stupiti più di tanto. Perché questa barriera, nella percezione comune, è stata superata da un bel pezzo, precisamente da marzo, quando l'Istat rilevava invece un aumento di "solo" il 6,5 per cento. A misurare ogni mese l'ampia distanza tra l'inflazione rilevata e l'inflazione percepita dalla popolazione la Banca Centrale Europea, con un'indagine che accerta anche le aspettative di aumento dei prezzi per i prossimi 12 mesi e da qui a tre anni. Un'indagine che, da sempre, vede sempre gli italiani più pessimisti, in cima agli altri Paesi europei, seguiti a poca distanza solo dalla Spagna. Tanto che alcuni anni fa le associazioni dei consumatori avevano avviato una battaglia per spingere l'Istat a una rilevazione maggiormente aderente alla realtà, che si è conclusa con la decisione dell'Istituto Centrale di statistica di misurare non soltanto l'inflazione media ma anche quella per quinti di spesa.

Eppure neanche la rilevazione per categorie risolve la questione della forte differenza tra gli aumenti dei prezzi che i consumatori ritengono di verificare sulla propria pelle e le variazioni ufficiali degli indici: "Si parla di inflazione al 13% annuo - scrive a Repubblica una lettrice, Sonia Tognoni - ma io vi dico, concretamente, che il prezzo dello zucchero da euro 0,59 di gennaio 2022, il 28 ottobre 2022 costa euro 1,39 da Lidl ed Eurospin e 1,79 da Conad per non parlare di farina da 0,39 a 0,79 e 0,89 e quant'altro, altro che 13%!". La lettrice conclude che "l'Istat non sta dietro alla velocità degli aumenti", e racconta amaramente: "Vedo persone anziane prima immobili davanti allo scaffale perché incredule, poi allontanarsi senza comprare".

"Ognuno guarda al proprio paniere personale. - spiega Federico Polidoro, dirigente Istat del servizio prezzi al consumo - Mentre le nostre rilevazioni si riferiscono a un consumatore ideale che non esiste nella realtà, e che consuma proprio tutto, dal pane al trasporto aereo. Ognuno ha spese diverse, se è in affitto spenderà molto per l'abitazione, se usa molto l'auto spenderà molto in carburanti". Ma al di là dei "panieri individuali", osserva l'economista Luigi Guiso, professore di Economia all'Einaudi Institute for Economics and Finance, "nessuno sa come i consumatori ponderano le loro risposte" ai sondaggi sulla percezione dell'inflazione, ed è probabile che in realtà "non considerino neanche il loro di paniere, e questo introduce una distorsione sistematica". Cioè mentre l'Istat considera tutti e beni e i servizi acquistati e attribuisce loro un peso, ai consumatori "viene abbastanza naturale - ritiene l'economista - in un periodo in cui il gas e in generale l'energia hanno una dinamica sostenuta, che l'attenzione venga attirata da quello che aumenta di più". Insomma, il consumatore non tiene conto di tutti i beni che acquista, e neanche del loro peso.

Quando si confrontano con temi economici, gli italiani risultano meno competenti rispetto ai cittadini di altri Paesi: secondo uno studio sull’educazione finanziaria della Banca d’Italia, l’Italia nel 2020 è risultata in 25esima posizione su 26 Paesi considerati, davanti solo a Malta. Perché allora è importante conoscere la percezione della gente comune sull'inflazione? "Perché è sulla base delle proprie percezioni che le persone decidono come spendere", afferma Guiso, aggiungendo però che "se si guardano le aspettative da qui a tre anni, tutte le famiglie si aspettano una dinamica dei prezzi più contenuta, e quindi stanno interpretando correttamente la dinamica dell'inflazione".

E in effetti dallo stesso sondaggio della Banca Centrale Europea emerge che da qui a tre anni i consumatori si aspettano un'inflazione si e no al 3%. Anche in questa proiezione però gli italiani risultano i più pessimisti, seguiti ancora una volta dagli spagnoli. I meno allarmisti sono i francesi, che però in questo momento hanno un'inflazione molto più bassa della nostra. Una statistica molto più capillare, che indagasse le variazioni dei prezzi per categoria professionale, verrebbe avvertita più aderente alla realtà? "Abbiamo considerato l'ipotesi di rilevazioni per gruppi di professioni, che includesse anche i pensionati, ma ci siamo resi conto che non avrebbe avuto senso - racconta Polidoro - perché ci sono ricchi e poveri in ogni categoria, persino tra i disoccupati". E quindi l'unica differenziazione al momento rimane quella per quinti di spesa, che ci ha permesso di scoprire che in questo momento ci sono ben quattro punti percentuali di differenza tra gli aumenti dei prezzi subito dal 20% più ricco della popolazione rispetto a quelli del 20% più povero. Ma anche questa non è una regola fissa: tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020 sono stati i più ricchi per qualche mese ad avere l'inflazione più alta.