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L'Italia dell'inflazione: al Sud aumenti record, al Nord le città più care

Il dossier: il rialzo record dei costi dell’energia pesa sui prezzi al consumo. E nelle regioni ricche il benessere è diventato un boomerang
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La voce più importante - e non solo nelle regioni del Nord, dove il clima è meno clemente - è relativa al caro energia: sono aumenti in tripla cifra a tutte le latitudini, a causa dell'aumento dei prezzi del gas, che trascina al rialzo anche la bolletta dell'elettricità. I maggiori costi del gas si riflettono a cascata sui beni di largo consumo, così come sugli alimentari: nel primo caso, incidono sui costi di produzione, nel secondo sulle spese di trasporto. Come si vede bene in Sicilia, dove si registrano i rialzi dell'inflazione maggiori tra le varie regioni d'Italia. Le città più care della penisola sono invece al Nord, per la ragione che nel loro caso i prezzi partivano già da un livello più alto. È il caso della "opulenta" Emilia-Romagna, dove il benessere precedente al boom dell'inflazione è diventato un boomerang. Lo stesso per Milano, dove l'aumento degli affitti &eg…

La voce più importante - e non solo nelle regioni del Nord, dove il clima è meno clemente - è relativa al caro energia: sono aumenti in tripla cifra a tutte le latitudini, a causa dell'aumento dei prezzi del gas, che trascina al rialzo anche la bolletta dell'elettricità. I maggiori costi del gas si riflettono a cascata sui beni di largo consumo, così come sugli alimentari: nel primo caso, incidono sui costi di produzione, nel secondo sulle spese di trasporto. Come si vede bene in Sicilia, dove si registrano i rialzi dell'inflazione maggiori tra le varie regioni d'Italia. Le città più care della penisola sono invece al Nord, per la ragione che nel loro caso i prezzi partivano già da un livello più alto. È il caso della "opulenta" Emilia-Romagna, dove il benessere precedente al boom dell'inflazione è diventato un boomerang. Lo stesso per Milano, dove l'aumento degli affitti è doppio rispetto al resto d'Italia.

I prezzi a Milano: elettricità triplicata, l’affitto cresce il doppio rispetto al resto d’Italia

L'inflazione si fa sentire anche a Milano, dove i prezzi a ottobre sono aumentati dell'11,7% rispetto allo stesso mese del 2021. A pesare sono soprattutto i costi dell'energia elettrica (più 214%). Un capitolo a parte a Milano è quello degli affitti, da sempre un tasto dolente: sono incrementati del 2,6% rispetto all'anno scorso, quasi il doppio del dato nazionale (più 1,5%). Anche asili, case di cura per anziani e disabili iniziano a pesare di più sui portafogli (+ 3,2%). Un deciso aumento dei prezzi si è registrato anche per il settore alberghiero e della ristorazione: il costo di una camera d'albergo è salito del 23,1%.

Più a rilento, invece, gli aumenti del settore alimentare. Secondo l'Unione nazionale dei consumatori, Milano beneficerebbe degli effetti della concorrenza: il gran numero di supermercati, discount e mercati di quartiere contribuisce ad abbassare i prezzi. L'inflazione si traduce in un aumento medio del costo della vita di 3.176 euro all'anno per famiglia. E Milano è la quarta città più cara d'Italia.

 

I prezzi in Emilia Romagna: Ravenna città più cara in Italia, +3.300 euro a famiglia

A Ravenna l’inflazione ha raggiunto il 13,9%, la quarta più alta del Paese. Così, partendo da un livello già molto alto, è diventata la città più cara d’Italia: ogni famiglia, tra un anno, si troverà a spendere 3.359 euro in più. Al secondo posto, con una spesa aggiuntiva media di 3.293 euro, c’è Bologna, dove l’inflazione è al 13,2%. «Questo primato — spiega il direttore del centro studi dell’Unc Mauro Antonelli — dipende dagli altissimi livelli di inflazione coniugati a un contesto ricco, dove la spesa delle famiglie è più elevata. Il primato era di Bolzano, ma Ravenna li ha scalzati». Perché? A incidere è la bolletta energetica, rincarata del 63,9% contro una media italiana del 57%. Poi ci sono i prodotti alimentari, con i prezzi in aumento del 16,8% rispetto a ottobre 2021 (media nazionale al 13,8%). Seguono gli affitti, rincarati del 7,4% contro una media italiana dell’1,5%. E i servizi ospedalieri, ovvero la spesa per interventi in cliniche private (soprattutto cataratte, cesarei e vene varicose) che è schizzata del 25,7%, contro una media italiana dello 0,8 %.

I prezzi in Sicilia: Catania e Palermo prime per inflazione, è colpa della benzina

Inflazione record in Sicilia, con Catania, Palermo e Messina ai primi tre posti nella classifica dei capoluoghi di provincia italiani con più di 150mila abitanti. I maggiori costi di trasporto delle merci, per il caro carburante, spiegano il differenziale con la media nazionale. Catania, con il 15,6 per cento di aumento dei prezzi al consumo rispetto a un anno fa, è la città maglia nera d’Italia, seguita da Palermo con il 14,9% e da Messina con il 14,1. Tre risultati che trascinano la Sicilia in testa alla classifica delle regioni per tasso d’inflazione, con il 14,4 per cento, ben oltre la media nazionale che a ottobre si attesta all’11,8 per cento. Secondo il report di ottobre dell’Istat, in Sicilia preoccupa soprattutto l’aumento dei “beni” (alimentari, carburanti, bollette energetiche, abbigliamento, tabacchi e tutti gli altri beni acquistabili) che su base annua sono saliti del 20%, del 6,6 rispetto al mese precedente. Dati che, tradotti in potere d’acquisto, significano 200 euro in meno ogni mille di stipendio rispetto allo scorso anno e 66 in meno rispetto a settembre.

I prezzi a Roma: dall’olio al panettone, nel carrello si prepara la stangata di Natale

Diminuisce pesantemente anche il potere d’acquisto dei romani. L’Istat ieri ha annunciato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo, rispetto a ottobre dell’anno scorso, nella capitale è passato da un aumento del 2,7% a uno dell’11,3%. Un’impennata dei prezzi legata principalmente al caro bollette. Sempre a Roma, infatti, gli aumenti per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili sono cresciuti, nell’arco di 12 mesi, dal 10,4% al 48,4%, il quintuplo. E solo l’energia elettrica è passata dal 23,6% al 122,9%. Aumenti che incidono pure sui prodotti alimentari (14,8%), sulle scuole dell’infanzia e primaria (5%), sui ristoranti (4,8%) e sugli alberghi (29%). Si prevede un Natale triste. Confcommercio Roma stima per il cenone rincari del 30%. Il torrone da 250 grammi avrà un costo medio di 6 euro, una confezione di lenticchie di 4 euro e un panettone da 750 grammi di 6 euro, oltre il 30% in più. Lo spumante aumenterà poi del 20%, ma il record spetta all’olio extra vergine di oliva con un +40%.