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Rientro dei capitali dall'estero, il governo pensa a una nuova sanatoria

(fotogramma)
L'esecutivo al lavoro su una nuova voluntary disclosure, lo strumento con cui fare emergere le ricchezze nascoste oltreconfine. I nodi da sciogliere: l'inclusione o meno del contante e la lista dei reati da includere nelle esenzioni da legare all'adesione della procedura
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ROMA - Il governo studia una nuova sanatoria per il rientro dei capitali dall'estero. La motivazione con cui il governo vuole presentare una nuova edizione della voluntary disclosure (collaborazione volontaria), è la stessa di quella contenuta nella circolare dell'Agenzia delle Entrate del 13 marzo 2015: "Promuovere, attraverso l’adozione di una procedura straordinaria, la collaborazione volontaria del contribuente per consentirgli di riparare alle infedeltà dichiarative passate e porre le basi per un futuro rapporto col Fisco basato sulla reciproca fiducia". È a quella dicitura che si rifà chi sta lavorando in queste ore alla misura che potrebbe trovare spazio nel decreto fiscale che accompagnerà la legge di bilancio. Quella circolare dettaglia le modalità operative della voluntary disclosure decisa dal governo Renzi: al contribuente infedele, che aveva occultato capitali de…

ROMA - Il governo studia una nuova sanatoria per il rientro dei capitali dall'estero. La motivazione con cui il governo vuole presentare una nuova edizione della voluntary disclosure (collaborazione volontaria), è la stessa di quella contenuta nella circolare dell'Agenzia delle Entrate del 13 marzo 2015: "Promuovere, attraverso l’adozione di una procedura straordinaria, la collaborazione volontaria del contribuente per consentirgli di riparare alle infedeltà dichiarative passate e porre le basi per un futuro rapporto col Fisco basato sulla reciproca fiducia". È a quella dicitura che si rifà chi sta lavorando in queste ore alla misura che potrebbe trovare spazio nel decreto fiscale che accompagnerà la legge di bilancio. Quella circolare dettaglia le modalità operative della voluntary disclosure decisa dal governo Renzi: al contribuente infedele, che aveva occultato capitali detenuti all'estero, è stata data la possibilità di autodenunciarsi. A fronte di un pagamento integrale delle somme dovute, allo stesso contribuente è stato concesso uno sconto sulle sanzioni amministrative. Ma il punto sensibile della voluntary disclosure è che le maglie delle concessioni si sono allargate all'ambito penale, prevedendo la depenalizzazione di alcuni reati fiscali. Sono quelli indicati nella legge che ha istituito la stessa voluntary e che fanno riferimento, tra gli altri, alla dichiarazione fraudolenta tramite l'utilizzo di fatture o altri documenti inesistenti, ma anche alla dichiarazione dei redditi infedele, ancora all'omessa dichiarazione e all'omesso versamento dell'Iva.

La voluntary puntava a censire i contribuenti infedeli, che infatti hanno dovuto presentare una richiesta di accesso alla procedura fornendo alle Entrate tutti i dati sugli investimenti e le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all'estero, sia a titolo personale che per interposta persona. La legge ha previsto anche l'obbligo di allegare alla richiesta tutti i documenti e le informazioni sui redditi che sono serviti a costituire o acquistare gli investimenti e i capitali che non erano stati dichiarati. Il pagamento delle somme dovute (in un'unica soluzione o in tre rate) ha previsto una riduzione delle sanzioni, fissate al minimo edittale, ridotto di un quarto. Linea dura per informazioni o dati falsi nella domanda per aderire alla voluntary: reclusione da un anno e sei mesi fino a sei anni. Dopo una prima edizione, riservata alle omissioni fino al 30 settembre 2014, la scadenza prevista per il 30 settembre 2015 è stata poi rinviata, con la riapertura dei termini per l'adesione alla procedura.

Il governo Meloni riprende lo schema della voluntary del 2014, ma l'impianto è ancora incompleto. I dubbi sono sostanzialmente due. Il primo: includere o meno il contante. Il secondo: quali reati includere nella lista delle esenzioni da legare all'adesione alla procedura. Non sono solamente questioni legate al perimetro della sanatoria in sé, ma anche a ragioni di natura economica perché più ampio è il perimetro e maggiori sono gli incassi, quantomeno potenziali. Per un governo che ha già tirato la corda del deficit con la manovra e che ha davanti mesi complicati è tutto tranne che secondario. Servono soldi. La voluntary disclosure serve anche a questo.