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Landini: “I fringe benefit sono uno specchietto per allodole. Bisogna alzare i salari in modo strutturale. Meloni ci convochi subito”

(ansa)

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Il segretario generale della Cgil: "Sciopero? La premier ci ha promesso un vero confronto sulla manovra: se non ci sarà lo valuteremo. Le imprese hanno già incassato incentivi a pioggia. Il taglio del cuneo vada per intero ai dipendenti"
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ROMA - "Basta bonus, i salari vanno aumentati in modo strutturale, siamo in una vera e propria emergenza", dice il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, all'uscita dal primo incontro sul Pnrr con il ministro Raffaele Fitto. "Ci aspettiamo, già a partire da questa legge di Bilancio, un taglio al cuneo contributivo tutto a favore delle lavoratrici e dei lavoratori. Accompagnato da un intervento fiscale per aumentare il loro potere d'acquisto, ripristinando il meccanismo che rivaluta deduzioni e detrazioni fiscali all'inflazione".

Segretario, il governo ha quasi finito di scrivere la manovra. Ma le scelte sembrano altre. Anzi sul cuneo, un terzo del taglio potrebbe andare alle imprese e solo due terzi ai lavoratori. Vi siete accordati con Confindustria su questa ripartizione?
"Non c'è nessuno accordo. La priorità sono i salari netti da aumentare, le risorse devono andare tutte ai lavoratori travolti dalla lunga cri…

ROMA - "Basta bonus, i salari vanno aumentati in modo strutturale, siamo in una vera e propria emergenza", dice il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, all'uscita dal primo incontro sul Pnrr con il ministro Raffaele Fitto. "Ci aspettiamo, già a partire da questa legge di Bilancio, un taglio al cuneo contributivo tutto a favore delle lavoratrici e dei lavoratori. Accompagnato da un intervento fiscale per aumentare il loro potere d'acquisto, ripristinando il meccanismo che rivaluta deduzioni e detrazioni fiscali all'inflazione".

Segretario, il governo ha quasi finito di scrivere la manovra. Ma le scelte sembrano altre. Anzi sul cuneo, un terzo del taglio potrebbe andare alle imprese e solo due terzi ai lavoratori. Vi siete accordati con Confindustria su questa ripartizione?
"Non c'è nessuno accordo. La priorità sono i salari netti da aumentare, le risorse devono andare tutte ai lavoratori travolti dalla lunga crisi e da un'inflazione al 12%. A questo deve servire la riduzione del cuneo contributivo. Le imprese in questi anni hanno già incassato incentivi a pioggia, mai condizionati e selettivi. E molte in cambio hanno pure delocalizzato, disinvestito, precarizzato il lavoro. Tra l'altro salari netti più alti fanno bene alle imprese perché sostengono i consumi".

Il governo punta sui fringe benefit e sul salario di produttività detassato. Basta?
"I fringe benefit a 3 mila euro rischiano di essere uno specchietto per le allodole. Ricordo che la contrattazione aziendale riguarda solo il 20% dei lavoratori. Francamente, non è questo il momento di disperdere le risorse in mille rivoli. Ma di dare a tutti, non solo a qualcuno. I nostri giovani lasciano l'Italia, questo è il tema. Dobbiamo restituire loro una speranza, un progetto di Paese. E invece abbiamo salari bassi, lavori precari e in futuro pensioni da fame. Stiamo bruciando una generazione".

Il sindacato dei metalmeccanici tedesco, l'IgMetall, è pronto allo sciopero nelle fabbriche perché non ha ottenuto l'aumento dell'8% dei salari. In Italia solo le pensioni crescono del 7,3%, le retribuzioni zero. Voi che farete?
"Noi abbiamo scioperato già un anno fa, con la Uil, contro la riforma fiscale del governo Draghi. E avevamo ragione. Chi non capiva le nostre motivazioni ora le ha chiare: la povertà è aumentata, l'inflazione è esplosa, il potere d'acquisto sta crollando. Ho sentito che il governo dovrebbe presentare la manovra in Consiglio dei ministri lunedì prossimo. Negli incontri che abbiamo avuto con la premier Meloni e con il ministro Fitto ci è stata ribadita la volontà di coinvolgerci. Noi siamo pronti al confronto e alla trattativa. Se così non sarà, senza risposte ai lavoratori, valuteremo cosa fare insieme a Cisl e Uil. E sulla rivalutazione delle pensioni vorrei dire che non è un regalo di questo governo, ma il frutto di anni di lotte del sindacato".

In Italia i salari erano bassi già prima della grande inflazione, ora peggio. Il sindacato è stato troppo accomodante negli ultimi trent'anni?
"Le leggi sulla precarietà non le ha fatte il sindacato. Né quelle che permettono i subappalti senza regole. Sono leggi subite dal sindacato, fatte da governi di centrodestra e governi di centrosinistra. Senza dire poi della produttività così bassa perché le imprese hanno puntato sulla competitività tagliando i costi e investendo sempre meno. Poi certo, anche il sindacato deve rinnovarsi, non c'è dubbio. Ma per questo dobbiamo scommettere tutti insieme su quello che manca da troppi anni: politiche industriali. Ripartiamo da un grande Piano energetico, fondato sulla filiera delle fonti rinnovabili, per mettere al lavoro donne, giovani e Sud che pagano di più la crisi".

L'intervento sui salari che lei chiede è importante. Il governo non ha grandi margini. Cosa propone?
"Il taglio del cuneo di due punti di Draghi va confermato e aumentato. Poi chiediamo il drenaggio fiscale, cioè aumentare le detrazioni e le deduzioni dello stesso importo dell'inflazione per non far scattare aliquote Irpef più alte sul reddito da lavoro. E di alzare l'Isee per il bonus energia da 12 mila a 20 mila euro. Tre interventi che si possono coprire in diversi modi".

Come?
"Intervenire sulla rendita finanziaria, oggi tassata meno del lavoro. Un contributo straordinario di solidarietà per chi ha redditi sopra i 100 mila euro e ricchezze sopra il milione. Lotta all'evasione serrata, incentivando l'incrocio delle banche dati. In un Paese con 120 miliardi di evasione ed extra profitti così ampi realizzati da alcune imprese in questi anni, mi sembra ridicolo che non si trovino le coperture".

Si profila invece la flat tax.
"Inaccettabile, come pure condoni e rialzo del tetto al contante. Anzi cominciamo a parlare di una riforma fiscale progressiva che aumenti la base imponibile e faccia pagare meno tasse a lavoratori e pensionati. E poi del contrasto alla precarietà del lavoro".

A cosa si riferisce?
"Se abbiamo salari così bassi in Italia è anche perché abbiamo una precarietà del lavoro senza precedenti e senza paragoni in Europa. Bisogna cancellare tutte le forme contrattuali che alimentano il sottosalario e lo sfruttamento, a partire dal contratto a chiamata e in leasing. Dare incentivi selettivi alle imprese che investono, assumono e non scappano all'estero. E infine cancellare i contratti pirata e dare forza alla contrattazione nazionale con una legge sulla rappresentanza. Questo governo ha espresso massima disponibilità al confronto. È il momento di passare dalle parole ai fatti".