MILANO - Il governo è ancora in cerca di una soluzione definitiva in tema di flessibilità pensionistica, per consentire ai lavoratori di lasciare il lavoro anticipatamente. Scaduta la finestra di quota 100 e in scadenza quella di quota 102, per scongiurare un ritorno ai soli requisiti previsti dalla Legge Fornero, si sono fatte strade nell'esecutivo le ipotesi di quota 41 e quota 103. Ecco di che cosa si tratta
Che cos'è quota 41
Con quota 41 si vorrebbe permettere di lasciare il proprio posto di lavoro al raggiungimento dei 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età. Una misura che però, senza paletti anagrafici, rischia di rivelarsi troppo onerosa per le casse pubbliche. A chiarirlo, intervistato da Repubblica, è stato anche il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, secondo cui senza limiti di età soltanto il primo anno la misura costerebbe 4 miliardi di euro e la cifra sarebbe destinata a crescere fino a quasi 10 miliardi nel 2029.
Che cos'è quota 103
Per questo motivo prende forma una versione "light" di quota 41, agganciata al requisito anagrafico di 62 anni (la cui somma con 41 porta quindi a 103). Un paletto che restringerebbe la platea dei possibili beneficiari a 40-50 mila persone ma che limiterebbe l'impatto sui conti pubblici. Nelle stime che l'Inps ha fornito al Tesoro quota 41 con 61 anni costerebbe a regime, cioè a partire dal terzo anno, 7,6 miliardi, l'opzione 62+41 6 miliardi, e un'ipotetica quota 104, cioè 63 anni più 41 di contributi, 5 miliardi.
Quali sono i requisiti della Legge Fornero
In ogni caso l'intervento del governo sarebbe a tempo e limitato probabilmente al solo 2023. Senza alcun intervento invece tornerebbero in vigore i soli requisiti previsti dalla Legge Fornero: 67 anni di età oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne